vestito nuovo

Come mi sta questo vestito nuovo? L’ho trovato ieri sera, qui di fianco. Deve esser passato di qui un folletto, sai quello che cuce le scarpe di notte. Quello che lascia lì sul tavolo il regalo, di nascosto, senza farsi sentire.
Leggo poco i blog, in questo periodo, e quel poco che ho letto è tutto così avvilente che mi era venuta la voglia di andar per campi, qui dietro casa, per respirare un po’ d’aria fresca.
Poi, stamattina ho trovato questo regalo. Un vestito nuovo che mi sta a pennello.
Ovunque sia nato, nell’Eden o dal big bang, l’uomo ha aperto per la prima volta gli occhi su un paesaggio. E non è casuale che siano stati necessari migliaia di anni prima di vederne uno riprodotto in pittura.
Il paesaggio era e rimane una delle rappresentazioni più complesse. Esso ci abbraccia, costituisce lo scenario naturale agli accadimenti della vita, eppure rimane sempre avvolto nel più affascinante dei misteri. Se è vero che la suprema saggezza si nasconde nella natura, ecco, ci facciamo già un’idea di come essa sia esplorata solo in minima parte; e cosa dire delle scritture, antiche e mitologiche, che nel tentativo di sondarla tracciavano nuovi confini, ancora oggi insuperati, per comprendere quella umana?
Le prime rappresentazioni pittoriche del paesaggio, attorno al 1400, segnano anch’esse un confine umano ben preciso nella storia dell’evoluzione: il passaggio dall’utilitarismo, dall’uomo annichilito dal bisogno e da un mondo assai più grande di lui in ogni evento, all’uomo moderno. Relegato per un paio di secoli in qualche arazzo o nelle miniature della cronaca, esso esplode letteralmente come genere con gli affreschi dei mesi nella Torre dell’Aquila di Trento, e in Toscana con i senesi, Lorenzetti in primis. Nasceva la modernità a tutto tondo e, con essa, una nuova esigenza comunicativa nell’arte.
Esigenza che avrà bisogno di altri cinquecento anni per prendere gli stilemi di oggi, ancora in divenire, e che pure hanno sottolineato ogni volta un passaggio verso la modernità. Non si contano gli episodi della nascita di nuovi fenomeni artistici o rappresentativi, che non abbiano come fulcro la gestione pittorica del paesaggio. E non si pensi, in questo caso, solo alla pittura più conosciuta del nostro occidente: stesse sorti hanno avuto paesaggi ed alberi da un capo all’altro del pianeta. Asia, americhe, oceania, indie, nessuno escluso.
Le nostre latitudini hanno solo aggiunto a certe sintesi la ricchezza simbolica della responsabilità di ogni rappresentazione complessa.
Il paesaggio è dunque elemento innovatore e unificatore di mondi artistici sempre più aperti e intraprendenti. Erano moderni i fiamminghi e i tedeschi del Cinquecento, non meno di un Mondrian o di un De Chirico. Se vogliamo riconoscergli la grandezza che hanno, dobbiamo farlo attraverso la loro fluidità e la loro coerenza, due qualità chiave per il diffondersi delle idee, le pittoriche quanto le altre.
In questa fluidità e coerenza si inserisce il lavoro di Francesca Ferrari. Il paesaggio è reinterpretato nella contemporaneità, con il rigore di una ricerca che è prima di tutto coerenza. La certezza che il filo conduttore che affratella i giorgioneschi alla scuola di Barbizon, Polidoro da Caravaggio agli impressionisti e ai macchiaioli, non sia esauribile, né tantomeno definito o concluso. Gli echi delle simbologie degli alberi, dei venti, dei fenomeni che vedevano e vedono l’uomo incantato spettatore, mai del tutto spenti. Così il simbolo è di nuovo interpretato, attraverso alchidici, acrilici e olii, tecniche raffinate cui viene affidato un compito narrativo: dalle cronache di Vitruvio o Plinio il vecchio, ai movimentati tentativi di inizio Novecento di far coincidere cultura, poesia e pittura in un unico afflato.
I tronchi disadorni e solitari di Francesca Ferrari ricordano, ad esempio, per chi non ha perso l’esercizio di ricordare, la
crocifissione di Antonello da Messina, oggi conservata ad Anversa, sintetizzandone la raffinatezza compositiva in un unico richiamo alla caducità, alla spiritualità. Gli alberi piegati dal vento richiamano all’astrattismo dell’Albero rosso di Mondrian, e riprendono la danza delicata attorno all’albero delle Bagnanti di Muller. I paesaggi solitari, dai colori densi, ricordano il seicentesco Hobbema, l’ottocentesco Piccio, ma anche Morandi. Ovunque, nell’evoluzione tipica di un percorso personale di pittura, è espressa la tensione derivante da un desiderio di secolarizzazione, che altro non è se non il senso della responsabilità dell’atto creativo. Là dove l’individuale sublima se stesso in un unico, collettivo (o globale) punto di fuga per l’occhio. Punto di fuga, e qui l’illusione e l’incanto della pittura, come unica condizione possibile per la
comprensione.

…uno dei pochissimi incipit sopportabili cha abbia mai letto…
:-))))
In bocca al lupo Fran.
Andrea
Bravissimi Folletto! stampa tutto , anzi ricopiala in bella grafia e impusta. metti il sigillo regale e spediscila a marchexxxxx con l’incipit: leggi e impara!:)*******
ps: non vedo l’ora:)
Finalmente il depliant!!!! Ho trovato la soluzione per il post di oggi, evvaaaai!!!! :-)**********
Ulisse in Paradiso!
Bello.
Non dispero di riuscire a venire alla mostra, dal mio Appennino tosco-romagnolo.
Banner ritagliato con le forbicine e incollato con la AHA sulla colonna di destra. Già già mi piace.
Cercato su tutto citta’.
Innescato Way point.
Prenotato gia’ taxi.
Posso venire in versione originale?
Coda Argentata compresa?
Non manchero’.
saluti
BRAVA BRAVISSIMA INCOMMENSURABILE ECCELSA
DI A DA IN CON SUPER TRA FRAAAAA……AUGURI
così si fa..
Già… l’illusione della pittura…
Meraviglia!!!:-)
Milano?…mmmm… quasi quasi:-)
:)))))))))))))))))))))))))))))))))))))
Capperi! Bello e interessante il pezzo, bellissime le cose dette su di te. Complimenti e IN BOCCA AL LUPO! ;-)***
io ti spierò da sola, eh? O meglio in compagnia del marito poi stilerò la mia recensione da pubblicare strettamente on line fra “amici”.
Lo sai intanto che on line tutti sono GRANDI amici?!?!?
( ehehehehe)
in bocca al lupo per la mostra
baci
daisi
Donne con le gonne…
Allora oggi mi è arrivato per posta lo Stronzolendario e io mi sono visibilmente commossa. Il mio primo calendario! Ma vi rendete conto? Oggi se non hai fatto almeno un calendario non sei davvero nessuno e poi adesso che anche il Dott. House n…
chi è il dott. house, viss?
Che bello, non vedo l’ora :)))***