il soffritto
Non so chi ha messo in giro la voce che non sono una brava cuoca. È una leggenda metropolitana, come quella dei coccodrilli nelle fogne. È una bugia vigliacca, un falso storico come quello degli asini che non parlano. Parlano eccome. Ed io sono una cuoca bravissima.
L’arte della cucina scorre nelle mie vene da sempre, solo non mi va più di metterla in pratica. ‘Impara l’arte e mettila da parte’, recita il saggio, ed io lo ascolto.
Ho avuto l’illuminazione anni fa, quando improvvisamente, non ricordo se un dopopranzo o un dopocena, ho preso coscienza dell’inutilità del trascorrere tutta una mattina in cucina, per veder sparire nel giro di venti minuti e nella più totale indifferenza, il paziente lavoro di quattro ore.
E senza la possibilità di un riciclo avanzi per la sera, perché, anche se abilmente mimetizzati, i resti del pranzo vengon subito riconosciuti, e, detto fatto, si trasformano, in un tagliamo due fette di prosciutto?
Per non parlar della soddisfazione quando, con il dito che ancor bruciava per gli assaggi, entravano i miei Due in casa, e incominciavano ad aprir le finestre, ché c’era odor di mangiare, dicevano.
Ecchecaspita, dopo una mattina passata tra cipolle e carne e pasta e zucchine, con una montagna di tegami da lavare, voglio vedere se non si sentiva anche odor di mangiare!
Però è vero, se ci badi, adesso le case non profumano più di cibo come una volta.
Mi ricordo che al mattino quando uscivo sul pianerottolo per andare a scuola, sapevo che la Biondi stava preparando il minestrone e la Goni il ragù, e capitava anche che scendesse di nascosto, dall’ultimo piano, vergognandosi un po’, un odor di cavolo lesso.
Anche da me ci si svegliava spesso col profumo d’arrosto, ché mia mamma lo metteva a rosolare sul fuoco, accanto al bollitore del latte. E la colazione si consumava con profumo di rosmarino e biscotti.
Ma era normale, eravamo abituati, e il fastidio non era insopportabile, sapeva di buono, e di certezze, in fondo.
Adesso i profumi di cucina son veloci e freddi come i surgelati, durano lo spazio di un boccone distratto e poi via, si torna al lavoro, ché è tardi.
E sempre tardi, anche se è solo Domani, è tardi lo stesso.
Non c’è tempo per il soffritto. Si cucina a crudo, per salvar colesterolo e trigliceridi e tempo.
Ah, l’odor di soffritto!
Quello di mia mamma, un dogma… era una preparazione di base, a prescindere, andava bene per qualsiasi ricetta. Era abbondante di burro e cipolla, fatto col concentrato, poiché i pelati allora non andavano di moda, nella mia terra di pomodori e salse, con un profumo rotondo e stuzzicante, talmente corposo che lo si poteva quasi raccogliere col pane.
Sempre nello stesso tegame, grande come un piatto, d’acciaio e con i manici neri, un po’ rovinati.
E non importava se, sfrigolando sul fuoco, il burro schizzava i fornelli, non era un problema pulirli, era un compito di tutti i giorni. Uno di quei compiti che scandivano le ore. Regolari, sempre quelli, accompagnati da rumori familiari, il lavar i piatti, il boborbottio del caffè.
E intanto, di là, in salotto, si sentiva sfogliar la Gazzetta.
Ed io sono una cuoca bravissima, so fare il soffritto come mia mamma, ma me lo tengo per me.

Siamo fritti!!!!:)***
ecco, sasà
io non ho toccato nessun tasto.
sono anche una bravissima postatrice.
Nel Salento sole e vento, maman (come spesso) - fra i Lumbard invece grigio e fermo (ma loro hanno il cuore caldo, per fortuna …) :-)))**********
evvai!
no. era un miraggio.
però è molto elegante anche così.
ammò
Anche io so fare il soffritto come la mia Mamma, e il coniglio alla cacciatora, il ciambellone, le pizze di Pasqua, la besciamella e altro ancora.
Ma una cosa non so fare, lei, con gli avanzi, gli scarti, i cantuccini, le coratelle, acqua farina e sale faceva e fa dei pranzi buonissimi, sughi spettacolosi.
E cosi’ , a volte, quando vedo il frigo vuoto io mi demoralizzo mentre se fossi come lei, con quel cantuccino di mozzarella avanzata, quel pane raffermo quelle chiare d’uomo potrei fare una mozzarella in carrozza da leccarsi i baffi…
ohibo’ m’e’ venuta fame!!!
Anche in casa del Capo ieri aleggiava sentore di cavolo.
ho fatto un lapsus freudianissimo uomo a posto di uovo !!!!
io adoro sentire odore di cibo quando sono in giro.soprattutto quando passi di fianco a qualche porta o finestra..ti dà un senso di ricordi..
ps. mi è arrivato il quaderno. senza mazze chiodate
grazie mille!!! ^_^
Epì: il famoso sentore del cavo-Lot .
Qui’ attirato dall’accenno agli affreschi tutt’intorno.
Complimenti per “la Lia che dorme”, il mio labrador, Felipe, si è innamorato.
…io sono un maestro con gli avanzi….faccio dei condimenti per la pasta che sono “osannati” dai commensali di famiglia…oppure dei risotti….insomma…la mia mamma mi ha insegnato bene…lei che e’ sempre stata straordinaria…
…eppure….a pelle…a sensazione…mi fido della leggenda metropolitana….
;-)))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))
Il post, come sempre, è un eccelso misto di tenerezza ed allegria.
Nota a margine per UnaVolpe: il refuso è me-ra-vi-glio-so! ;D
che acquolina!!! si sente già profumo di soffritto…altro che dieta: sò fritto!!!
nel soffritto mi ci ritrovo
nel ricordo di quello di mia madre, non cascato dentro!
e anche negli odori di cucina… in particolare quello di certe domeniche mattina di quarant’anni fa, quando si mischiavano l’odore del caffè, quello del ragù ed i vapori insaponati che uscivano dal bagno; magari con il sole che inondava la cucina ed illuminava la mia mamma.
La domenica mattina la nonna faceva il sugo alla genovese e la bisnonna preparava i “taglierini” tirati col mattarello e, rigorosamente, tagliati a mano. ;-)***
l’unica cosa con cui ho dimestichezza è il risotto, naturalmente con abbondante sfrigolìo di cipolla nel soffrittino.
approposito … ci sono anche le cappe piu’ efficienti oggi
r
com’è la pizza di pasqua, volpina? è ben cotta?
cavolo fritto? bel cappellino, complimenti.
prego toby. anche quando passan davanti alle mie finestre sento delle ola da stadio, a volte.
cosa avete mangiato capolot?
ah, bleek…sapessi com’era bella la lia da giovane. ormai ha dodici anni, sai, ma continua a credersi una ragazzina.
hai visto gli affreschi? secondo te non valgono come un macchianera qualsiasi?
e fai male, sys. io son davvero una cuoca bravissima. incompresa, ma bravissima.
ecco, chiedete all’albina. lei lo sa. albina attenta a quel che dici.
contrabbù, ma tu non eri a dieta? :))
vero lupì. la domenica aveva il profumo diverso. a casa mia era di lesso. e di pasta grattuggiata e di salsa verde e di corriere dei piccoli.
nonna e bisnonna, princy, villa arzilla era già all’opera? :DDD
renato, le cappe non servono a niente, l’odor di bruciato va lassù sul soffitto e dentro i mobili e ci voglion mesi prima che si decida ad andar via.
giuro.