speranze
Chissà che ci si aspetta dalla vita, quando sei lì in fila ad immaginare il tuo domani e non sai cosa succederà.
Fantastichi un futuro di glorie e di ammirazione. Senti racconti di vite arzigogolate e sogni un avvenire pieno di meraviglie.
Non mi dire che non è stato così anche per te. Non ti crederei.
Quando ero giovane ogni giorno poteva essere quello buono. Quello che mi avrebbe portato il regalo più bello.
Al mattino aprivo gli occhi e aspettavo con pazienza, come si aspetta una lettera che non arriva mai, tirando il collo per veder spuntare il postino dal fondo della strada.
Sapevo che prima o poi qualcosa sarebbe successo.
La vita m’avrebbe scelta e quel mondo che fino a quel momento era senza segni, ancora bianco e intatto, avrebbe iniziato a colorarsi di chiari e di scuri.
Ed il mio tempo trascorreva così, impegnato in mille fantasie verdi, ocra e carminio. E quando arrivava sera la delusione non era poi così insopportabile, controllavo il mio cassetto del futuro e mi tranquillizzava vederlo ancora pieno. Una bella scorta di futuro ancora da aprire.
Lo ricordi anche tu quel periodo vero?è il più bello, ma purtroppo quando lo vivi non lo assapori, ché vorresti esser più avanti. Non t’accorgi che l’aspettare è da centellinare, da amalgamare adagio, come quando unisci un blu ad un giallo e vedi nascere a poco a poco un verde sempre nuovo, mai uguale.
Ma anch’io ero una giovane impaziente, e come tutti buttavo il tempo dalla finestra. Sapessi che rabbia quando mi capitava di rivedere una vecchia amica e trovarla felice ed appagata. E m’accorgevo che mi guardava con quell’aria di chi ha avuto tutto, e salutandomi con quel tono da commiserazione, che fai, poverina?non hai ancora avuto la tua occasione?sapessi come sono contenta, viaggio, ho successo. La vita mi è stata generosa.
A me non restava che tirar fuori le solite scuse…sai ho un progetto…ho roba sul fuoco…per il momento mi guardo in giro.
Ma dentro non ti dico l’invidia.
Finalmente, dopo tante delusioni arrivò anche per me il gran giorno, stava per accadere ciò che aspettavo da quel dì. L’emozione era talmente forte che non riuscivo nemmeno a tenermi dritta. Andavo verso il mio futuro: mostre, ammiratori, luci&ribalte.
Eh, gran giorno un accidente.
E’ ormai da un mese che sto su questo cavalletto.
Al mattino lei entra nello studio che sembra intenzionata a dipinger il Tondo Doni, e invece mi dà una spatolata distratta, svogliata, con poco amore, e poi se ne va, e mi molla qui, senza farmi capire se diventerò un cielo o un mare o se mi farà far la fine di quelle tele che son là nell’angolo, piene di polvere e di ragnatele.
E trascorro i miei giorni così, rimpiangendo quando ero in fila, dal corniciaio, una linofine con un mondo di speranze.
Mi spostasse un po’ più in là, almeno potrei guardar fuori dalla finestra.


che dire? geniale!
Le dico di mettere uno specchio tipo “fuga da Alcatraz”?
Io solo solo che quando Lei spatola distratta e apparentemente assente, quelli come Te alla fine diventan speciali meraviglie :-*
che dire, lupì.
oggi la metto a faccia al muro.
eh, magari tipo l’alba parietti?
IL SOGNATORE MAI CRESCIUTO
Si nascondeva nel buio,
osservando attento la mia vita,
gli occhi spalancati, enormi,
come increduli davanti al mio scorrere,
come se non avesse previsto
nemmeno un attimo.
Non volevo parlargli,
raramente l’ho fatto,
per quanto lui mi osservi
da quando l’ho lasciato,
non tutti gli istanti,
ma quando lo chiamo.
E lui guarda, ed io taccio,
sentendo quegli occhi fissi,
ed una sorta di sconcerto,
mentre la vita mi scorre attorno,
mi scorre sopra e sotto,
ma forse non dentro.
Desidererei tranquillizzarlo,
che non tutto quello che appare e’,
che il nero esteriore
e’ salvaguardia del bianco dentro
e che il fuoco arde
malgrado le grandi pioggie.
Ma poi non gli parlo,
che mi serve il suo dubbio,
mi servono i suoi sogni,
mi serve la sua delusione,
per mantenere viva
l’idea del cambiamento.
Allora sorrido,
fingo di scorgerlo
e lui timoroso si confonde,
mi guarda con riprovazione
grondando pero’ di amore.
Io non gli parlo e lui sparisce.
Ma ritornera’.
Bastera’ chiamarlo.
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Scusa…ma mi e’ venuta in mente…..
l’ho fatta leggere a quell’ingrata della tela.
e devo dire che s’è vergognata parecchio.
delicato.
p.s. non ho letto l’io della mente. dici davvero dovrei? e cosa te l’ha fatto pensare? devo dire che più del libro mi incuriosisce il pensiero che ti ha fatto scrivere quel consiglio. grazie.
dato che c’ero, letto qualcosa riguardo a L’io della mente. Al che sono rimasto ancora più sorpreso di come ti sia venuto in mente dopo avermi letto.
(-:
grazie mille!
fantastica…. :))
[…] - Speranze, di Francesca Ferrari […]
Davvero bello quest post con…sorpresa finale!
Povera tela anelante, lasciala stare, in fondo….ci assomiglia molto, no? ;-D