Ho un nonso che mi gira in testa e m’impedisce di fare.
Hai presente il trovarsi di fronte a mille strade, e anche se sai dove portano, una qui, una là e l’altra per pampogne, e anche se le conosci passopasso, e le hai percorse con sicurezza da tutta una vita, adesso, non sai quale prendere. Potresti andar da quella parte, e ti sembra di aver già deciso quanti passi e come farli. E ti senti dentro quell’energia che ti farebbe correre anche subito. Ma poi vedi l’altro sentiero, e anche quello potrebbe esser piacevole da percorrere. E poi più a destra, guarda, c’è una salitina, chissà dove porta.
E lìperlì ti sembran tutte soluzioni belle e facili. Ma non riesci a decidere quale scegliere.
Ed è così che mi sveglio ogni mattina, mi sembra di sapere, ma dopo un duepertre m’arriva il nonso, ed inizia a svolazzarmi attorno e mi fa perder l’equilibrio.
Tu pensa che avevo messo sul cavalletto una tela talmente bella che aveva già un quadro a far capolino tra trama e ordito.
Veloce veloce ho cercato d’acchiappar quell’idea con quattro spatolate d’acrilico, e che meraviglia di toni m’eran venuti fuori dalla tavolozza! ero così contenta che avrei continuato fino a sera, senza tentennamenti e senza quei sensi di colpa che ho sempre quando uso l’acrilico e trascuro l’olio. Un bel chissenefrega mi guidava la mano a coprir il lino bianco, e due passi indietro ad ammirar il capolavoro.
E tutto ciò solo ieri, sai?non un mese fa.
Ecco, invece stamattina son qui con un nonso grande come la magnolia che vedo dalla finestra. Nonso.
Nonso se continuar con l’acrilico.
Nonso se ripassare tutto ad olio.
Nonso se continuare a spatolare un corposo blu di prussia o se velare un calmo e lento blucobalto.
Nonso se quella che ho in mente è un’alba che ha la certezza di diventar giorno, o se invece è un tramonto che saluta e se ne va.
Toni caldi di speranze o freddi di certezze.
Nonso più se un 70×120 alto stretto e pieno d’ottimismo, o un orizzontale stanco e cosìXcosì.
Quadrato?
Rettangolo?
…rotondo!
Nonso.
Mah. Non mi resta che fermarmi, guardar per aria e star qui, davanti al quadro, ed aspettar che sia lui a dirmi cosa devo fare.
Perché io non lo so.
Davvero.