Francesca Ferrari Weblog

30-01-2009

rassegnazione

ff in giarina

Fammi capire
Esiste un’età che porta in regalo la rassegnazione?
Si arriva ad un certo punto della vita che pur avendo la consapevolezza che più di tanto non sarai, ti svegli la mattina con quella bella sensazione d’aver fatto il possibile e se non hai avuto grandi risultati è lo stesso? Che t’importa se domani mette neve, tanto nel gelso si vedon già le prime gemme e tutto va avanti anche senza il tuo aiuto.
Dimmi, di che colore è la rassegnazione. A cosa assomiglia, visto che se l’ho incontrata, io, non l’ho riconosciuta.
E non è che mirassi a chissà cosa, sia ben chiaro. Avrei soltanto voluto esser brava in un fare. Ma non bravina o cosìcosì. Bravissima. La più brava.
Avrei voluto salir sul podio, al primo posto. E non con un pari merito. La più brava in assoluto.
Ad esempio, una medaglia d’oro in contafoglie. O una campionessa di filaindiana.
Oppure l’unica al mondo in grado di far ridere i polli
Non ho mai avuto grandi pretese, lo sai. Non è che lo scopo della mia vita fosse quello di salvar il mondo. Mi sarei accontentata d’esser la più brava in un fare poco importante, anche se, a dir la verità, il metter in fila indiana le cose, ha la sua bella importanza. Te l’immagini il tuttoquanto bello dritto, ordinato, senza un filo giù di riga?
E quanto sarebbero belli i polli contenti! Tu pensa, andar dalla Bianca per le uova fresche e vedermeli correr incontro tutti ridanciani. E solo con me mica con tutti. Ecco. Mi sarei accontentata anche di quel piccolo successo.
Oppure sognavo d’andar in giro per piazza Garibaldi con la mia bella medaglia al collo con su stampato a giro “primo premio mondiale in contafoglie”.
A te contar le foglie sembrerà robetta, ma t’assicuro che ci vuol impegno. Ti devi metter lì a fissar un punto della pianta, e poi inizi, una-due-tre, e conti tutte le foglie da sinistra a destra e dall’alto in basso. Anche le più piccine o quelle che han la vita mezza gialla e moriranno prima di sera.
Non credere, anche il contar bene le foglie potrebbe servire a dare un senso al tuo star al mondo.
Il problema è quando ti rendi conto che con tutto il fare che ti circonda tu non sei in grado di vincer nemmeno una medaglia, un trofeo…una targhetta grande come un francobollo, non dico d’oro, ma nemmeno di stagnola. La tristezza è rendersi conto che ci sarà sempre qualcuno che farà la fila più dritta della tua. O non solo saprà far ridere i polli, ma riuscirà anche a farli ragionar di Epicuro e di Kant.
Ecco, è per questo che ti chiedo se prima o poi uno arriva a rassegnarsi d’esser mediocrità, ché io son già a 129.543 foglie e non vorrei continuar a contar per niente.

30-01-2009

senza curve

ff in foto

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28-01-2009

livellamento

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kkk

25-01-2009

se son girasoli

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“gireranno”fferrari

23-01-2009

soliloquium

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“per aver sempre ragione”fferrari

olio120×80

23-01-2009

vola vola vola

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“l’ape maia”fferrari

olio 100×100.

22-01-2009

perplessa

ff in galleria

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“ma anche perpampogne”fferrari

olio 70×150

21-01-2009

intelligenza a consumo

ff in giarina

Adesso non so bene cosa m’è successo tra stanotte e stamattina, ma son sicura che ieri ero moltomolto più intelligente.
Me lo ricordo, perché passando davanti allo specchio mi vedevo un alone dorato tutt’intorno che brillava come l’aureola di santa Giuspina. E son passata avanti e indietro tante di quelle volte per rimirarlo, che il ficus ha iniziato a perder le foglie, per la troppa luce.
Anche la giornalaia, mentre compravo l’inchiostro per riempir le cartucce della stilo, mi guardava con ammirazione, e s’è perfino messa i rayban marocchini, per il troppo bagliore. E se ti chiedi perché non comprar direttamente le cartucce pronte, io ti rispondo che c’è più soddisfazione. Me l’ha insegnato un mio amico vicino&lontano. Tu pigli le cartucce vuote e una ad una le riempi d’inchiostro con una siringa di quelle piccine.
Certo sarebbe ancor meglio usare quella di una volta. Te la ricordi la siringa di vetro? quella che non faceva venire in mente vite desolate, morte e disperazione, ma solo la penicillina che ti faceva zoppicare per un giorno intero.
E te la ricordi la scatolina d’alluminio con il coperchio a chiusura ermetica nella quale si faceva bollir siringa, stantuffo e ago? Anzi di aghi almeno due, non si sa mai, e sul tavolo sopra la salvietta di lino bianco, il batuffolo con l’alcol. E la paura che ti faceva tremar la voce, sei sicura che sia l’ago pic, e non quello che fa male? Quanta intelligenza avevo allora! Almeno sei chili, se non di più.
Tornando alla mia di oggi, mi sembra meno viva. Brilla poco e l’alone tira al verdeopaco. Vuoi vedere che l’intelligenza è un bene a consumo, un blocchetto con i tagliandi e finiti quelli, basta. Ti devi arrangiare e alla fine vedi solo quel che ti voglion far vedere. Guardi la tivù e ti diverti. Vedi obarak che dà la cera sul prato e ti commuovi. Guardi la tua vita che vien vissuta da altri e sei contento come se ti creassero nel calendario una Pasqua che vien di venerdì, ché avresti un ponte in più da far in coda sull’autostrada. Certo che il lunedì dell’angelo diventerebbe unsabato, ma non credo che all’angelo dia fastidio, scalar di un giorno. In fin dei conti chi è abituato all eternità, martedì o giovedì cosa vuoi che gl’importi.
Uh, s’è fatto tardi, bisogna che vada a far la spesa.
(chissà se la giornalaia ha l’intelligenza sfusa in boccioni da sei litri… magari chiedo, eh?la siringa ce l’ho già.)

20-01-2009

il tempo delle mele

ff in giarina

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19-01-2009

un fantastico WE

ff in galleria, giarina

La piacevole scoperta di una tela pressoché sconosciuta ieri mi ha allietato una giornata iniziata all’insegna di una svogliata uscita, organizzata da amici, che come unico scopo aveva l’acquisto del prezioso miele di acetulla, un sapiente innesto tra betulla ed acero, antica specialità dei monaci di San Deodato Martire Decollato, patrono degli aviatori.
Si tratta di un’opera di quel PierCosimo Brunellai che Arnold Cantagallo jr. definisce “the great baroque painter”.
La grande canvas rinvenuta per un felice quanto fortuito caso, durante i lavori di ristrutturazione del monastero adiacente la chiesa di San Deodato M.D., a Serre di Salignano, sarà in mostra a Palazzo Manfredini, sede del Museo omonimo, dal 30 al 28, orario continuato. Si tratta, senza parafrasare, di un evento di enorme importanza, poiché la tela del Brunellai è una delle più importanti testimonianze artistiche del periodo orcobarocco e viene mostrata al pubblico, per la prima volta, dopo un restauro che ha impegnato per ben ventsei anni l’equipe di OrielloTeoboschi.
L’ Abate Bernardo, cugino da parte di madre del più famoso Padre Paguro Degli Scalzi, persona di grande cultura, di gentilezza meravigliosa, nonchè estrema eleganza, in quella sua veste candida che ci ricorda la devozione a Nostra Signora, mi ha raccontato di come la preziosa opera venne alla luce dopo esser rimasta dimenticata nei secoli a causa dell’intransigente apòtaxis di Armand Jean Le Bouthillier de Rancé, che non tollerava sculture, pitture o vetrate che potessero distrarre i monaci dalle loro sacre preghiere.
Anni fa, suonate le Laudi di una gelida mattina di gennaio, il cuoco si accorse di esser rimasto senza farina d’avena, che, come certamente saprai, costituisce l’ingrediente principe della colazione dei monaci osservanti la regola macro-integrale. Rabbrividendo per il freddo di quell’alba sotto zero, si recò nella dispensa secondaria, quella piccola a destra, dietro le mura del monastero, e rovistando tra gli scaffali colmi di marmellate e conserve per cercare il sacco della farina, non si avvide che un lembo della tonaca si era impigliato in una sporgenza di legno seminascosta dalle damigiane di Rosso di Tonaca, vino che ancor oggi è considerato il Principe dell’Enoteca. L’anziano monaco, per la fretta, ché i fratelli stavano per arrivare silenziosi, ma pur sempre affamati, diede uno strattone alla stoffa che invece di cedere, lacerandosi, si tirò dietro la trave di una porta nascosta, e fu così che fratello Cuoco, sacrificando la sua vita, riportò alla luce, in una stanza dimenticata da secoli, la meravigliosa tela del Brunellai.
Naturalmente quella mattina i monaci saltarono la colazione, tra lo stupore e la felicità per quel tesoro tornato alla luce.
Chissà, forse dietro quell’accidente, trasformatosi in fortunato evento, ci fu proprio lo zampino di PierCosimo, che, stanco di veder abbandonata quell’opera che significò anni di lavoro, pensò bene di aiutar la sorte, facendo impigliare la tonaca del monaco maldestro, per la fortuna nostra e di chi ci seguirà nei secoli dei secoli.
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“fuga in egitto”PierCosimoBrunellai

la tela-100×00-dopo il lungo restauro.

ah!

16-01-2009

un post mai scritto

Questo che vi sembra di leggere, è un post solo pensato.
Sapessi quante son le cose che restan soltanto pensate e mai fatte.
Il mondo del mai iniziato ti vive parallelo e forse non te ne sei mai accorto. Ed è un peccato, sai? ché quello sarebbe davvero un gran bel posto dove viver sereni.
A me capita sempre più spesso di passar il muro gelatinoso e azzurrino che divide il compiuto dal progetto. Hai presente lo stargate? ecco è uguale a quello. La prima volta m’è capitato di caderci dentro senza volere. Ero lì che cercavo di scrivere una lettera un po’ difficile e son inciampata in un nonsoncapace che m’ha spintonato dentro a tradimento, e improvvisamente il non riuscire a fare è diventato un nonproblema, anzi, s’è trasformato in normalità.
Adesso lo oltrepasso senza accorgermene e con gran tranquillità. Vivo con la mia lista quotidiana dei programmi che resteranno soltanto tali, sempre molto articolati complessi e con almeno cinque livelli di difficoltà. E anche loro ormai son quasi contenti di esser solo abbagli e riflessi complicati, perché il vorreifare è sempre molto meglio del giàfatto.
Ieri, ad esempio, ho pensato un quadro 400×400 blu giallo e violanzio. Un po’ sì e un po’ no. Di qui a destra, e di lì a sinistra. E poi tutto rotondo convesso e concavo.
In questo mondo che noi abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, ci vivon pittori che son convinti di dipinger dei pensieri, e ci credon perfino; nell’altro invece le mostre son piene di pensieri di quadri. E i libri? tu vedessi…son tutti bianchi.
Qui vai da feltrinelli e sei costretto a leggere libri di parole scritte, là trovi soltato parole di pensiero. Trasparenti, naturalmente. E m’han detto, quelli che tuttosanno, che tra un po’ non ci saranno neppure più le pagine bianche o le tele immacolate. Si sarà circondati da una miriade di programmi mai portati a termine, idee mai trasformate in realtà. E ti sembrerà di esser in paradiso.
Per dire, oggi nel mondo vero m’ero messa a scriver un post, e poi, come per incanto, mi son trovata al di là del muro, e quella che non leggerai è una pagina di gran letteratura, piena di tutto quel si può scrivere, poesia, romanzo a lieto fine, lista della spesa e a coronar il tutto, per dar un senso di leggerezza orientale, una pioggia di haiku di mille colori.
Da leggere tutto d’un fiato.

11-01-2009

zuegg

ff in galleria, giarina

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“marmellata”fferrari

olio su tavola 80×100

10-01-2009

a pelo d’acqua

ff in galleria

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“galleggiando”fferrari

olio untotXuntot

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“ammò”idem

08-01-2009

quasi una scelta

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“è meglio un olio oggi di un acrilico domani”fferrari

olio 120×70

03-01-2009

saltando sui grigi

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“otto grigi ed un bianco”fferrari
olio&c s.p.a 10×10cm.

Sai che mi capita sempre più spesso di guardar gli altri vivere?
Come da un osservatorio. Un trumanshow senza tivù.
Come leggere un libro dal vero: autore, protagonista, editore, e lettore, in un tutt’uno.
Come se venissi da un altro mondo per studiare in che modo vive la gente.
E poi piglio me stessa, pur restandomi fuori, e mi osservo, e cerco di scoprirmi. Come se guardassi altro da me.
Quando devi fare un viso con la creta, ad esempio, bisogna guardare e toccare il modello. Sentirne i vuoti e i pieni. Le pieghe. Le imperfezioni della superficie. La morbidezza e le rugosità. Bisogna far scivolar le dita sugli occhi, piano piano, per sentir cosa pensa.
E così faccio io. Cerco di sentir me stessa per individuarmi e rimodellarmi.
Ma non per poi cambiarmi ricreandomi diversa. Per riuscire a riconoscermi in ogni piccola parte di pensiero.
A volte non ce ne accorgiamo, ma raccontiamo più storie a noi stessi che agli altri. O cerchiamo di nasconderci verità e bugie. Ma senza doppiezza, e quasi senza accorgercene. Magari si vive mezza vita convinti di esser un gialloverdino e improvvisamente, guardando bene chi è davvero gialloverdino, ci accorgiamo d’esser stati da sempre verdegiallino. E cambia parecchio, anche se a te sembrano due colori uguali.
A volte mi sento così stranita.
Così distaccata da tutto ciò che ho intorno.
A volte mi sembra di esser solo una finta.
E di dover aspettare di diventar vera.
Come se l’adesso e l’intorno fossero soltanto una prova. Un bozzetto tracciato così come viene. A matita. Un disegno da poter cancellare e rifare.
Mi sembra di dover ancora iniziare la vita vera, insomma.
Quando facevo ginnastica, a scuola, facevamo le prove per il salto in alto. Si correva e poi ci si lanciava per volar quella sbarra con le righe bianche e rosse che io odiavo con tutto il cuore.
Ed io eseguivo benissimo la prova: una bella rincorsa, un-due-tre-quattro, e poi via, uno slancio da medaglia.
Ah, che salto!
Solo che poi, quando mi mettevan la sbarra, al quattro, invece di saltare, mi fermavo e tornavo indietro.
E allora via un’altra prova senza ostacolo. Ne potevo far cento. Ero bravissima a far prove. Ma sapevo che il salto vero non sarei mai riuscita a farlo.
Ecco come mi sento ormai troppo spesso. Son qui e continuo a far prove di vita. Senza saper davvero chi sono.
Riesci a capir quel che voglio dire?
Cammini salti e balli, ma non hai ancora debuttato.
E non sai se ci sarà, la Prima.
O forse ci sarà, ma chissà se quel quel giorno sarai pronta.