“Tutti in piedi e sull’attenti, ché passa il tempo!”fferrari
profumod’olio e rumordipennello. in un 120×100 del 1982.
“Tutti in piedi e sull’attenti, ché passa il tempo!”fferrari
profumod’olio e rumordipennello. in un 120×100 del 1982.
Stamattina, eran più o meno le seietredici, ho visto un ufo. Non un gufo. Un ufo di quelli in cielo.
Davvero, eh?
Era un discoide color tra il verde e il blu.
Ma bello, tu avessi visto!
Mi si è aperto il cuore, finalmente son arrivati gli alieni.
Ed ero già in preparativi per un’accoglienza come si deve, chè un evento così capita una volta all’anno, mica di più, quando mi son accorta che l’ufo era una macchia di acrilico negli occhiali. Da pianger per la delusione.
Eh, sarebbe stato troppo bello!
Tu pensa, le feste, i cortei, gli evvivatrallallà. Gli uomini tutti fratelli, festeggiamenti pari-pari a quando arrivaron gli americani con le sigarette.
Invece niente. Solo cielo grigio su, giù, a destra e a sinistra. Nebbia in valpadana, ti sogno California.
Ma tu, ci pensi mai agli alieni? ah, io sì. A volte mi ci perdo in labirinti di pensieri a giravolte infinite.
Mi son fatta un’idea ben precisa, sai? ho tutta una mia cosmologiantropologica e anche un po’ ontologica. E gnoseologica tutt’intorno.
Te la spiego?
Allora, secondo me, gli alieni si dividon in alieni buoni e alieni cattivi. E non far quella faccia da ‘ questa ha scoperto l’acqua calda’.
Li riconosci subito, gli uni dagli altri, ché quelli buoni han la testa molto grande, gli occhioni dolci, spalancati da ipertiroidei, poiché la bontà, da che il magenta è un primario, sporge sempre un po’ dagli occhi. Dimmi, caro il mio sotutto, hai mai visto un buono con gli occhi piccini e semichiusi? no di sicuro.
E gli alieni buoni, poi, han un corpicino tipo biafra: loro non mangian mai e sono asessuati. Ci mancherebbe, non hanno tempo per i bisogni corporizi. Anzi non ne hanno proprio. Solo pura intelligenza, come un’aura celestiale. Ma tanta che se mettessimo assieme tutte le nostre non reggeremmo il confronto, nemmeno sul due più due.
E non parlano, niente orecchie. Solo telepatia. Si guardan negli occhioni e zac, san già tutti i loro Sì e i loro No. Se uno ha un Forse, e capiterà una volta nel tempointero, gli alieni si metton tutti a cerchio e il Forse non ha speranza. Non c’è niente da fare, son troppo avanti. Tu pensa ai miei Forse, tutti bombardati in un nanosecondo, e da lì in poi Sicurezze da buttar via. Eh, magari!
Però, e qui mi spiace doverti rovinar la bellafiaba, esistono anche gli alieni cattivi. Ti pareva.
Adesso, il perché quelli sian buoni e questi cattivi, ancora non l’ho capito bene, non è che posso star tutto il giorno a pensar a loro, ho anch’io i miei problemi, il far la cena, l’orlo ai cannelloni e il sopraggitto alle foglie d’insalata.
Comunque, [e se non te ne sei accorto, mi son un po’ alterata per questa tua fastidiosa petulanza] esistono. E’ un dogma. Ne accetti mille al giorno senza far storie, accetta anche questo. Che ti cambia?
Gli alieni cattivi son quasi sempre o ragnoidi, o crestati e sputano acido verde smeraldo. Un gran bel tono di verde, devo ammettere.
Hanno la testa piccolina, chè di una grande non ne han bisogno, né per contener il pensiero, né per portar il cappello.
Però, in una caverna dell’infinitospazio, a destra di un buconero, laggù in fondo, c’è una enorme spaventosa Blatta Peripantea Ovaiola, della specie arcobaleno: è quella, la loro testa. Il loro unico enorme cervello.
Lei ha il controllo di tutti gli alieni e, a seconda di come si sveglia, nera, rossa, azzurra o verdecanchefugge, li dirige qui a lavorare, là a protestare, su a far di conto e giù a colorare. E quando si sveglia proprio di traverso, li fa litigar tra loro a scorrer sangue. Quella carogna della Blatta Ovaiola.
Eh, se arriva lei, siam tutti fritti, non te lo nascondo.
Sai di cosa mi son accorta improvvisamente a furia di ragionar d’alieni? che sian buoni o cattivi, son sempre tutti nudi. Niente vita alta o bassa, niente tacchi, né cravatte. Del tubino se ne fanno un baffo, loro. Niente Cool. Niente Trendy.
Poveri stilisti modaioli. Mi fan quasi pena, ché, ne son certacertissima, se non è oggi sarà domani, ma gli alieni, arrivare, arriveranno.
E’ come quando vedi un libro e lo pigli e lo apri e ti sembra bellobellissimo.
E’ bella la copertina. E’ bello il formato. Profuma di carta. E’ il tuo libro.
Poi lo apri, ed è ancora bello, come da chiuso.
Leggi la prima pagina e non ti sembra vero, è proprio come lo avresti scritto tu: stesse parole, stesse virgole. Uguali anche i punti.
E leggi, leggi, leggi.
E all’inizio, per le prime 10pagine, l’intorno scompare. Ci siete solo tu e il libro. Vanno a fuoco arrosto e cucina e tu ti alzi, una mano impegnata a tener dritta la copertina, mentre l’altra spegne ilgas. Continuando la lettura.
E suona il telefono, ah scusa non posso adesso, ché son parecchio impegnata.
E tutto ciò che ti distoglie dalla lettura ti dà un tal fastidio che vorresti chiuderti in cantina. Nelle segrete.
Ma ecco che improvvisamente, a pagina 50, iniziano ad arrivarti i rumori della strada e dentro di te una vocina chiede, chi parla là fuori? e un orecchio ed un occhio si staccan dalla testa e vanno alla finestra incuriositi. E appoggi il libro sulla scrivania, e, per sentir meglio, ti affacci al davanzale come la muchacha di Dalì.
Poi lo riprendi, però devi rileggere da pagina 45.
A pagina 87 ti viene in mente che devi andar a far un giro fuori. Eh, devi proprio, non se ne può far a meno. E chiudi il libro, tanto il segno lo ritrovi. Più o meno, che importa.
A pagina 134 ti inizia a pruder una spalla, poi il prurito va dietro, e poi alla testa e poi ai piedi. E giri le pagine un po’ controvoglia. Leggi una frase in alto, una a metà, e una in basso. Ma continui, perché ti sembrava tanto bello quel libro, e non puoi aver preso un abbaglio. Chissà, l’autore avrà avuto il malditesta, ma con l’oki gli sarà pur passato, no?
A pagina 156 guardi bene la copertina, ché forse ne stai leggendo un altro per sbaglio…non è quello di prima. Non può essere.
Alla fine, a pagina 234 ti accorgi che aveva solo 10 pagine, quel libro.
E non ti resta che riguardar la copertina, risentir il profumo di carta, contar le virgole ed i punti.
E lo sistemi nello scaffale della libreria. In alto. Accanto a tutti gli altri.
E te ne torni a legger Paperino, Paperoga e la macchina del tempo.
T’è mai successo?
“néportenéfinestre”fferrari
olio di gomito e silenzio 120×160.
Dice, se non sei su Facebook non esisti.
Ed io che senza dubbio esisto, visto che in genere tutte le colpe son mie, ed è questa la prova inconfutabile dell’esistenza, mi son detta, magari con Facebook esisterò di più. O meglio, avrò un’esistenza così luminosa da poter girar anch’io a fari spenti nella notte, da qui a Parma.
E così mi son registrata, e ho preso in affitto una casa in viale dei Giardini, proprio nel centro storico di Facebook. Piccolina, ma vedessi la bellezza! Un loft. Ho sempre sognato il loft. Sai una quelle vecchie fabbriche americane abbandonate, che con due tavolini e una mano di bianco diventan dei film? Ecco, una di quelle.
E mi dicevo, ah, adesso sì che sei parecchio alta, cara la mia Giarina. Altro che tuo fratello.
Ma in tutte le belle favole, ahilasorte, c’è un Ma.
Nel caso di Facebook, il Ma son gli Amici. Tu dirai, oh, ma sei grulla? gli Amici son la benedizione del Padreterno! gli Amici son come il sale per la terra, il bianco per la tavolozza. Il restomancia…Gli Amici son dei tesoriveri.
D’accordo. Che son dei tesori, lo so anch’io, ma per una come me che ha una vita sociale talmente insignificante che se mi salutan per strada, penso sempre che abbian sbagliato persona, 86 amici nel giro di 24 ore, mi capirai se ti ti dico che m’è venuto un attacco di panico, no?
Non ti nascondo che subito mi son gasata un po’. E apri-chiudi apri-chiudi apri-chiudi, per veder se ne arrivavan dei nuovi. Ma che meraviglia, pensavo, arrivati a 43…d’ora in poi avrò sempre un amico, lì, pronto ad aiutarmi nel bisogno. A farmi compagnia nei momenti bui. A tenermi per mano se mi si rompe il femore. Non sarò mai più sola. La badante? un baffo a me, la badante. Con tanti Amici non avrò mai il problema di trovarne una.
A quota 54 però quella bella sensazione d’onnipotenza stava già impallidendo ed ha iniziato a farsi strada, tra i labirinti assai contorti del mio pensiero, il tarlo malefico del dubbio.
Come farò, io che non ricordo nemmeno il compleanno di mio figlio, a tener a mente il nome di tutti.
E chi sono. Cosa fanno. Chi è chi, insomma.
E poi il servizio di piatti? io ne ho uno da 24. anzi da 23, ché un piatto è aggiustato con l’attack, ma fosse solo per quello basterebbe non servir del brodo per risolver il problema. Ma ai restanti 34 cosa metto, delle tavolozze? e le postate? dove le piglio? e dove li sistemo tutti questi amici. Il capo nel suo studio non li vuole. E nemmeno in salotto, ché se c’è la partita non si può parlare. Tu pensa che perfino quando viene sua sorella, si chiude in camera e fa finta d’aver la varicella.
E intanto alle ore diciannove da 55 gli Amici eran già 73, ed io ho incominciato a pensar alla cena. Che si prepara per 73 persone se hai il frigorifero vuoto come l’Albania? Hai voglia di far del purè pfanni. Sai quante buste occorrerebbero?
Ed è stato lì che ho iniziato a sudar freddo. Inviti gente, anzi Amici, e non hai nemmeno uno straccio di Pavesino per tutti? Ma che donna sei? Ma che schifo di persona, vergognati! E allora mi son lasciata prender dal panico, e con un paio di click mi son cancellata. Ho lasciato il mio bel loft e son tornata qui in tinello. E tu, cara Sasà, mi devi scusar con questi miei amiciperungiorno. Devi dir loro che voglio bene a tutti. Che per ventiquattr’ore mi son sentita davvero amata. Che li abbraccio dal primo all’ultimo ed auguro loro una vita lunga e felice e piena di quei compleanni che io mai riuscirei a ricordare. Che resteranno sempre nel mio cuore. Tutti. Di’ loro che il dolore è grande, ma devo tornar qui nella vecchia casa. Sarà che ormai son troppo anziana, per aver tanti amici. D’altra parte anche mio papà, alla fine, non voleva più veder nessuno.
E poi, ti dirò, lì per lì non ci avevo pensato, ma il Natale è ormai alle porte, e, per carità, mica per i regali, ché basta il pensierino, ma hai presente, tu, far su 86 pacchettini?
Una pazzia!
Lo sai che mi son iscritta all’Università?
Evviva, quest’anno son matricola anch’io.
A dir la verità son già stata matricola un po’ di tempo fa, e per la precisione ero il N° 5004, ma allora non ero così emozionata.
Anzi, ti dirò che non me lo ricordo quasi. Niente papiro. Niente sigarette&cena al duca e agli anziani. Mai avuto il cappello. Nessun bagno nel laghetto del giardino pubblico. Insomma, un matricolamento anonimo, uno di quelli che si dimentican dopo tre tiri di schioppo.
Adesso invece, non ti dico.
Son in smania come la sera della vigilia, quando si devon aprire i regali degli altri, ché io non ne ho mai.
Mi sono iscritta on-line, e non ho nemmeno dovuto accender la telecamera, ché mi han preso così, sulla parola.
Nome, cognome, data di nascita più o meno, via, città e anche colore delle scarpe, non so perché, ma ho fatto finta di niente e ho scritto color cuoio, che va su tutto.
Devo aver risposto bene, visto che a giro di mail m’è arrivata la lettera scritta a mano proprio dal preside di facoltà, altro che segretaria, come quando ero il N°5004.
Gran bella persona! lo si intuisce subito dai particolari.
Ad esempio, niente cuoricini sulle i. Giusto un puntino, discreto come uno sbadiglio in chiesa.
E poi il colore dell’inchiostro, un bel blu elettrico come quello di una volta: un uomo di classe, il mio preside.
…oh, ma davvero non ti detto a che facoltà mi son iscritta? scusa, è che son talmente agitata…
Mi sono iscritta alla facoltà di Eutanasìa. Laurea breve, per il momento, poi si vedrà. Se tutto andrà bene mi iscriverò al biennio di specializzazione in Suicidio, ché, tutto sommato, può sempre tornar utile.
Adesso sto preparando il piano di studi del primo anno.
Una volta non c’eran i semestri, tu frequentavi le lezioni fino a maggio e poi avevi gli esami. Adesso invece ci son i semestri. E i crediti formativi. Non ho ben capito in cosa consistono. Forse mi devo esercitar da sola e poi portar i compiti da correggere al professore. Chiederò, prima di lavorar per niente.
Nel primo semestre pensavo di frequentare:
Iniezioni&Endovene 1 e 2 ( son esami a catenaccio )
Il corso monografico di Pillole&Compresse
Soffocamento dolce ( soffocamento violento è del secondo anno ).
Per il secondo semestre ancora non ho deciso, ma ci son molti corsi interessanti, sai? a me piace Burrone, con corso monografico Salto e Spinta nel vuoto. Altrimenti ci sarebbe anche TaglioTubo Ossigeno, che non è male. Tra l’altro quest’ultimo prevede una interessantissima serie di esercitazioni dal vivo. Insomma… dal vivo, si fa per dire.
