Francesca Ferrari Weblog

26-05-2008

altezze

ff in filosofia

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Mi ricordo perfettamente che una volta ero molto più alta. Me lo ricordo perché toccavo il cielo con un dito, e le formiche eran laggiù, piccine, come son sempre state le formiche, da che mondo è mondo.
Esser molto alti poi, per parlar terra-terra, è di gran lunga più comodo che esser alti unoesufla.
Arrivi dappertutto. Per dire, al supermercato di Felino, potresti arrivare ai prodotti freschi, quelli nascosti dietro le confezioni in scadenza. (gli studiosi di Marketing Applicato ormai dovranno inventar un’altra furberìa, ché quella delle prime file ormai la sanno tutti, e perfino qui in campagna, se pigli la prima scatola in bella mostra, ti guardan come tu fossi appena arrivata da Marte).
Ecco, pensa che una volta ero così alta che la mia dispensa aveva tutte confezioni scadenza 2033.
Allora tutto mi sembrava piccolino, ti dico solo che per guardare il mondo usavo la lente d’ingrandimento. Per non parlar dei pensieri. Appena me ne nasceva uno, lo pigliavo per le ali come si fa con le moschine, e me lo infilavo in tasca, e spesso era così piccino che me lo scordavo e finiva in lavatrice assieme alla camicia. E chi s’è visto s’è visto, tanto ne avevo così tanti nel cassetto, già risolti e ricamati a punto croce, che dimenticarne uno non era un problema. E poi che bellezza, guardar i nidi in cima alle piante…e saltar a corda con i fili della luce… e poi giocar con le scie degli aeroplani! E pestar le paure con un piede e con l’altro dar un calcio ai perché: quando si è molto alti si è sempre molto felici, ché la testa spunta fuori dalla nebbia e vedi tutto bello, sereno e chiaro. Me lo ricordo bene, io.
E poi un brutto giorno, alle sette del mattino, non so perché o percome, mi son svegliata piccolina. Ho aperto gli occhi ed era tutto enorme ed irraggiungibile. Hai presente Alice? uguale a lei, ma senza favola. Eppure, lo stesso, come tutte le mattine,  ho iniziato a far programmi e progetti, ma non temi d’alta ingegneria biogenetica, tipo l’evoluzionismo come fattore sinergico, macché, robetta del genere che giorno è oggi, oppure, chissà se fuori piove, dovrei andar a far la spesa… ebbene, appena mi si formava nella mente uno di questi pensierucci da due lire, mi sembrava di dover decidere, lì per lì, le sorti del mondo intero. Un’angoscia che non ti dico! E adesso, mi dicevo, che faccio? Vado dal fruttivendolo o dal calzolaio… se piove vado a destra o a sinistra…e se adesso c’è il sole, dopo pioverà? Insomma, per farla breve, e per non esser troppo didascalica, ché poi la gente mi si addormenta nei denti, da quel giorno non so più cosa fare. E me ne sto qui a guardar l’autostrada delle formiche, e mi consolo, ché mi son accorta che anche loro andando mille volte avanti e indietro, mille volte si trovano davanti ad un bivio e devono prendere una decisione, vado a destra o a sinistra?
Vuoi veder, adesso che ci penso, che forse anche loro in un tempo lontano anniluce son state, come me, così alte da toccar il cielo con un dito?

24-05-2008

mostra tu…

ff in scuola

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…che questa volta non mostro io.

20-05-2008

l’importante è crederci

ff in filosofia

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“se non sarà sereno si rasserenerà” fferrari

spatola e acrilico credendoci un 80×120. forse anche meno.

18-05-2008

scarpe diem

ff in filosofia

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“scarpe diem” fferrari

creta sinistra.

16-05-2008

cogito, ergo zum

ff in filosofia

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“zum-zum-zum-zum-zum” fferrari
matita&gommapane

testopensiero

sarà capitato anche a voi
di avere una musica in testa,
sentire una specie di orchestra
suonare suonare suonare suonare,
zum zum zum zum zum zum zum zum zum,
la canzone che mi passa per la testa,
non so bene cosa sia
dove e quando l’ho sentita,
di sicuro so soltanto che fa
zum zum zum zum zum zum zum zum zum,
la cantavo stamattina appena sveglia
e cantandola ho pensato che non è poi tanto male
specialmente nel pezzetto che fa
zum zum zum zum zum zum zum zum zum.

15-05-2008

fondo

ff in filosofia

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è meglio non toccarlo.

12-05-2008

delle convenienze epistolari-3

ff in giarina

Il ricevere lettere, specialmente di persone care o almeno simpatiche, è di conforto qualche volta; spesso di gran piacere.
Però questo soddisfacimento dell’animo viene ad esser menomato allorquando chi scrive una lettera trascura di affrancare convenientemente la sua corrispondenza, per effetto di una deplorevolissima distrazione, o di una dimenticanza imperdonabile.
Peggio ancora se per truzza avarizia.
Non è conveniente pretendere che altri paghi di tasca propria una doppia tassa, per procurarsi la discutibile soddisfazione di leggere le nostre parole in bella calligrafia, che, peraltro, a volte, non è nemmeno bella.
Perciò, chi non vuol passar per villan rifatto, o per un male educato o peggio ancora, abbia cura estrema di apporre sulla busta il francobollo prescritto dalle tariffe postali in ragione del peso e della destinazione di ciascuna lettera.
Se per avventura, ragioni di convenienza consigliassero di accludere, nella lettera che si manda, un francobollo per la risposta, si rifletta bene e ci si consigli con la delicatezza ed il buon senso sull’opportunità di ciò fare.
L’invio inopportuno di un francobollo può, in taluni casi, arrecare una involontaria offesa ad un ricevente dal cuor sensibile.
Se dopo matura riflesssione si decidesse di accludere nella missiva il prezzo della risposta, si attacchi il francobollo per un angolo, nell’estremità destra della lettera.
Mai, e dico mai,  si unisca alla lettera la busta col proprio indirizzo e relativo francobollo.
Ciò non è punto delicato, poiché lascia supporre il dubbio in chi invia, che ad altro scopo possa esser adibito il francobollo rimesso.
Nell’appiccicare il francobollo sulla busta della lettera, si tenga a mente che dovrà esser apposto nell’angolo di destra e non in quello di sinistra, e tanto meno in basso o nel peggior dei casi a tergo della medesima.
Tutti dobbiamo concorrere a rendere più sollevato e meno gravoso il lavoro degli impiegati postali; così mentre compiremo un’opera buona, daremo l’esempio del rispetto alle leggi dello stato.

Nel prossimo numero ci occuperemo di come si conviene rispondere alle lettere.

La Redazione.

Ossequi.

09-05-2008

delle convenienze epistolari-2

ff in giarina

Ecclesiastici

Gli ecclesiastici, appartengano essi alla Chiesa cattolica o a quella protestante, sono designati con loro titoli particolari, sempre in rapporto colla carica che ricoprono o colla dignità di cui sono insigniti. Così dovendo scrivere una lettera o cartolina, una petizione o gli auguri di buoncompleanno al Sommo Pontefice, si scriverà sempre e soltanto in terza persona usando:
Nella intestazione: Beatissimo Padre
Nel corpo della lettera: Vostra Beatitudine - La Santità Vostra - Vostra Santità - Santissimo Padre. (un solo titolo per volta, a seconda)
Nella sottoscrizione:  Della Santità Vostra Obbedientissimo Figlio e/o Figlia
Nell’indirizzo: Alla Santità di Nostro Signore Papa… via tal dei tali n°…, Vaticano - (riva destra Tevere, per il postino)

Ai Cardinali Principi: Altezza Eminentissima
Ai Cardinali Generici: Eminenza
Ai Patriarchi, Arcivescovi, Vescovi, Abati mistrati: Monsignore Illustrissimo e/o Reverendissimo (a scelta)
Agli arcipreti, canonici, decani, proposti e vicari( da questo gradino della scala gerarchica la minuscola è consigliata): Reverendissimo Signore.
Ai sacerdoti regolari: Molto Reverendo Signore.
Alle perpetue: Cara …  ( alle perpetue non si dà la mancia)

Capitolo a parte è d’obbligo per le monache alle quali si scrive dando loro il titolo di Reverenda Suora o Suora Reverendissima che si muta in Molto Reverenda qualora si scriva ad una Abbadessa.

Se dovete scrivere ad un prete protestante inglese dovrete attribuirgli il Reverendo, ad un prete tedesco il Venerabile.

Scrivendo lettere al Papa, ai Cardinali, ai Patriarchi, agli Arcivescovi, ai Vescovi, agli Abati mistrati, o a prelati cattolici in genere è sconsigliata la chiusa, Ossequi alla Signora.

La prossima lezione avrà come tema l’affrancatura delle lettere.

07-05-2008

delle convenienze epistolari

ff in giarina

Prospetto dei titoli da usarsi nello scrivere le lettere.

Per gli Imperatori/Imperatrici: Maestà - Sire - Imperiale Maestà
Per i Re/Regine: Maestà-Sire-Maestà Reale
Per i principi Sovrani: Altezza Serenissima
Per i Principi non sovrani: Altezza
I Ministri di stato, gli Ambasciatori, Governatori e Magistrati superiori hanno diritto al titolo di Eccellenza.
I Senatori e i Deputati al Parlamento italiano si qualificano con l’Onorevole Signore.

L’Illustrissimo Signore spetta alle persone di Qualità; mentre lo Stimatissimo, Onoratissimo, e Pregiatissimo son titoli più specialmente riservati ai dottori in legge, agli avvocati, notari, medici e a tutti coloro che professano un’arte liberale.
I Professori in ” Arte e Scienze” si distinguono col Chiarissimo Signor Professore. Tutto il resto dell’uman genere non ha diritto di pretendere altro che del semplicissimo Signore.
Alle donne maritate le stesse parole di distinzione che spettano ai coniugi.
Alle nubili il titolo della famiglia alla quale appartengono, se questa ne aveva, o ne ha. Altrimenti si darà loro della Signorina, anche se, come suol dirsi, hanno passata la seconda gioventù, o se, conforme al detto toscano:

L’età non si sa ché domani cambierà.
Finché resta un dente in bocca
Non si sa quel che ci tocca.

Domani vi insegnerò come ci si rivolge agli Ecclesiastici 

Per rispondere al nostro caro SFF:
Caro attento lettore, ai marchesi, conti, baroni, senatori cavalieri, ai figli N.H o N.D. di seconda e seguenti nascite di  famiglie nobili, non potendo usufruire del titolo paterno, spettante solo al figlio primogenito,  se totalmente  maschio, ci si rivolgerà con un Illustrissimo Signore, seguito dal nome di nascita, carica o da quello acquisito per meriti personali.
Sperando di aver soddisfatto la tua interessante domanda ed avendo altresì perso parecchio tempo per le dovute ricerche si rimanda a domani la lezione sulla epistolaria ecclesiastica.

La Redazione.

06-05-2008

aspettando

ff in galleria

balene.jpg

“oggi son parecchio in ritardo, le balene”fferrari

spatolate acriliche