altezze
Mi ricordo perfettamente che una volta ero molto più alta. Me lo ricordo perché toccavo il cielo con un dito, e le formiche eran laggiù, piccine, come son sempre state le formiche, da che mondo è mondo.
Esser molto alti poi, per parlar terra-terra, è di gran lunga più comodo che esser alti unoesufla.
Arrivi dappertutto. Per dire, al supermercato di Felino, potresti arrivare ai prodotti freschi, quelli nascosti dietro le confezioni in scadenza. (gli studiosi di Marketing Applicato ormai dovranno inventar un’altra furberìa, ché quella delle prime file ormai la sanno tutti, e perfino qui in campagna, se pigli la prima scatola in bella mostra, ti guardan come tu fossi appena arrivata da Marte).
Ecco, pensa che una volta ero così alta che la mia dispensa aveva tutte confezioni scadenza 2033.
Allora tutto mi sembrava piccolino, ti dico solo che per guardare il mondo usavo la lente d’ingrandimento. Per non parlar dei pensieri. Appena me ne nasceva uno, lo pigliavo per le ali come si fa con le moschine, e me lo infilavo in tasca, e spesso era così piccino che me lo scordavo e finiva in lavatrice assieme alla camicia. E chi s’è visto s’è visto, tanto ne avevo così tanti nel cassetto, già risolti e ricamati a punto croce, che dimenticarne uno non era un problema. E poi che bellezza, guardar i nidi in cima alle piante…e saltar a corda con i fili della luce… e poi giocar con le scie degli aeroplani! E pestar le paure con un piede e con l’altro dar un calcio ai perché: quando si è molto alti si è sempre molto felici, ché la testa spunta fuori dalla nebbia e vedi tutto bello, sereno e chiaro. Me lo ricordo bene, io.
E poi un brutto giorno, alle sette del mattino, non so perché o percome, mi son svegliata piccolina. Ho aperto gli occhi ed era tutto enorme ed irraggiungibile. Hai presente Alice? uguale a lei, ma senza favola. Eppure, lo stesso, come tutte le mattine, ho iniziato a far programmi e progetti, ma non temi d’alta ingegneria biogenetica, tipo l’evoluzionismo come fattore sinergico, macché, robetta del genere che giorno è oggi, oppure, chissà se fuori piove, dovrei andar a far la spesa… ebbene, appena mi si formava nella mente uno di questi pensierucci da due lire, mi sembrava di dover decidere, lì per lì, le sorti del mondo intero. Un’angoscia che non ti dico! E adesso, mi dicevo, che faccio? Vado dal fruttivendolo o dal calzolaio… se piove vado a destra o a sinistra…e se adesso c’è il sole, dopo pioverà? Insomma, per farla breve, e per non esser troppo didascalica, ché poi la gente mi si addormenta nei denti, da quel giorno non so più cosa fare. E me ne sto qui a guardar l’autostrada delle formiche, e mi consolo, ché mi son accorta che anche loro andando mille volte avanti e indietro, mille volte si trovano davanti ad un bivio e devono prendere una decisione, vado a destra o a sinistra?
Vuoi veder, adesso che ci penso, che forse anche loro in un tempo lontano anniluce son state, come me, così alte da toccar il cielo con un dito?







