installazione n°8
“riposo d’artista”fferrari
installazione artistica con musica di sottofondo e punizione per seccatori importuni.
“riposo d’artista”fferrari
installazione artistica con musica di sottofondo e punizione per seccatori importuni.
Quando leggi un libro di solito è come camminare in un sentiero, quando ti volti indietro guardi tutto ciò che ti circonda e lo riconosci come già visto. I campi là dietro, la casa bianca del contadino, la pianta, le formiche. Tutto ciò che hai appena visto si è ben impresso nella tua memoria.
Leggere questo libro è affascinante, cammino-cammino e un passo dopo l’altro riesco ad avanzare, e guardando avanti mi vien voglia di vedere cosa c’è dietro la curva. Il problema è che se mi volto indietro vedo solo nebbia a banchi.
Anzi, a cattedre, come direbbe S.
Sarà colpa dell’età?
Quando il grigio ti saluta fin dal primo mattino.
Quando è troppa la fatica di guardarti intorno.
Quando un velo si frappone tra il tuo sguardo e il mondo.
Quando i battiti di ciglia si fanno più frequenti per scacciare una nebbia troppo densa.
Quando ti sembra di non poter più guardare per vedere.
Quando ti succede tutto ciò vuol dire che la sera prima ti sei addormentato con le lenti a contatto usa&getta.
Devi sapere che noi abbiamo il quotidiano più antico d’Italia: La Gazzetta di Parma. Mio zio diceva che il più antico era il Gazzettino di Venezia, ma si sa, ognuno tira l’acqua al suo mulino, son sicura che il nostro è più datato.
E come si conviene ad un giornale di gran città ducale ha tutte le sue belle pagine, numerate in ordine crescente dall’uno al 64. Ci son quelle di cronaca nazionale, di cronaca della città, della provincia, spettacoli, l’inserto settimanale festaiolo, che ti fa veder chi c’era e chi no, l’altra sera alla movida. La terza pagina è di gran lunga la più bella, io ad esempio seguo sempre i consigli di lettura di Giuseppe Marchetti. Di solito abbiamo gli stessi gusti, una volta sola mi son trovata ingarbugliata in un libro alto così: L’Armatura. C’è un origami a pagina 56 e non so se un giorno riuscirò ad arrivare alla 661. Sarà che sto attraversando un momento di minuzia mentale, poi forse passerà.
Tornando alla Gazzetta, tutti noi di Parma le siamo affezionati, qui in campagna c’è ancora l’abitudine della lettura corale, fatta al tavolino del bar, davanti al caffè macchiato latte.
Sotto la finestra del mio studio c’è il bar di Roberto e d’estate sento i commenti. Tu penserai che sian di politica o di sport, e invece no, ché l’attenzione di tutti noi lettori, e mia per prima, è rivolta all’ultima pagina, a chi è morto.
Sarò sincera, non è che abbia viaggiato molto, ma io una pagina dei necrologi così bella non l’ho mai vista. I grandi quotidiani ci fanno un baffo a noi di Parma.
E sapessi che goduria dopo le grandi feste, tipo Natale, Pasqua o Capodanno, ché possono anche arrivare perfino a quattro, le ultimepagine.
Tu puoi morir tranquillo anche il 25 dicembre, ché il tuo necrologio non andrà sotto l’uscio, ma sarà lì puntuale il 27 a pagina 63.
Anche mio papà leggeva la Gazzetta partendo dal fondo, e immancabilmente esclamava con un nonsoché di compiacimento “ah, quanti morti!”.
Poi li passava in rassegna uno ad uno, leggendoli a mia mamma che lo ascoltava davanti ai fornelli già alle otto del mattino, e anche se magari eran tutti più giovani di lui, il commento era spesso e volentieri “eh, però era vecchio”. La cosa strana è che succede anche a me adesso, i miei coetanei son sempre parecchio più vecchi, chissà perché.
C’è una cosa però che io e mio papà non abbiam mai capito. Le foto dei necrologi.
Allora, tutti noi abbiamo un sacco di foto in casa, no?quelle fatte in gita, o la sera del dì di festa, o quella che ci piace tanto perché sembriamo un’altra persona, più bella più giovane e più tutto. Insomma una bella foto ce l’abbiamo tuttiquanti, e invece in genere i parenti afflitti e costernati ci fanno finir sulla Gazzetta con l’unica orrenda, quella che tenevi nascosta in fondo al cassetto, e peggio per te se non l’hai distrutta subito.
Ulisse dice che son vendette per via dell’eredità pochina.
A pensarci bene potrebbe anche aver ragione, infatti i necrologi dei ricchi&nobili si distinguono immediatamente da tutti gli altri.
Li vedi subito, spiccano altezzosi sempre nella prima colonna: semplici nella loro eleganza.
Solo una piccola croce, magari sotto ad una breve frase di concetto in corsivo “è volata al padre l’anima buona”, ché la diretta parentela padre-figlio lì è indiscussa, ci mancherebbe. E poi niente foto per la convinzione che non ce ne sia bisogno: chi può non conoscere Alboino Brando della Porporosa?
Se poi vai a leggere chi partecipa al dolore ci trovi sempre tutta una serie di Lulli Lalli e Marielodoviche, e son talmente tanti che l’Alboino di solito si allarga in almeno venti colonne.
Ma mica perché era molto amato, sai? macché è che tutti voglion partecipare al dolore della sua perdita, anche se l’avevano conosciuto solo di striscio e mai posseduto davvero.
Un po’ il c’ero anch’io dell’aldilà. E la lontana periferia della nobiltà, ignara del triste evento si affretta a prenotare un posto per l’ultima pagina di domani, non si sa mai che gli eredi Porporosi prendan giù il nome di chi ha partecipato al dolore.
A me però fa molta tenerezza quando accanto alle venti colonne dell’Alboino ci trovi la Giuseppina Calzotti vedova Prampolini, detta Peppina, di anni 93, col suo unico necrologio dal quale sorride nella foto sbiadita della carta d’identità, scattata nel lontano ‘23. Mi vien voglia di farne pubblicare altri cinquantasei accanto, in modo tale che arrivata là possa guardar il della Porporosa da pari a pari.
Tu quanti necrologi avevi? 55! Io 57, vamolà.
Comunque per non saper né leggere né scrivere io mi sto preparando all’evenienza.
Intanto, qui lo scrivo e qui lo affermo, io il necrologio lo voglio. E se ce ne saranno pochi, voglio delle comparsate. Almeno 78. E tutti scritti bene, con frasi d’effetto. Del tipo, “è mancata l’anima buona della Giarina ed il mondo d’ora in poi non avrà più senso” robe così insomma, semplici, spontanee e sincere.
E voglio il funerale, grande e con tanta gente. E vi voglio veder piangere a dirotto, anche. Non escluderei delle apparizioni notturne a chi non c’era.
Per quanto riguarda la foto, poi, mi sto mettendo avanti col lavoro. Me ne autoscatto iostessa una al mese, tutti i primi lunedì, poi la fotoritocco un pochino, giusto quell’appena da tirar via i bargigli, e quindi la ripongo nel primo cassetto a destra, con i documenti importanti.
Lo dico a voi, ché c’è il pericolo che il capo con tutte le sue manie di riservatezza mi faccia passar sotto l’uscio, di nascosto. Niente funerale, niente annuncio. Dolore privato.
Niente di niente, insomma, e via andare.
Ricordatevi, eh? primo cassetto della scrivania, a destra. Quella dell’ultimo primo lunedì del mese.
Gabri, conto su di te. E a buon rendere.

Ci siamo. Domani la Francesca smonta tutto e questa mostra rimarrà un (bel) ricordo. E a me, che un c’entro nulla, mi ritorna a mente una riflessione d’almeno un milione d’anni fa, quando crébbi alla magra ombra d’un pittore, le mostre andrebbero viste da di fuori. All’epoca c’era naturalmente un altro uso del linguaggio, più misurato, e per di fuori un s’intendeva mai la lesione cerebrale, bensì proprio il di fuori fisico. Oltre, ma non troppo lontano dal punto in cui accàde. Io questa mostra della Francesca l’ho guardata parecchio dal di fuori. Vuoi per la distanza che la divide da Firenze (per punti di vista, mica chilometraggi), vuoi perché sul marciapiede di fronte alla galleria ci si fumava e osservava che era un piacere. C’è poi un altro di fuori, non meno importante, quello d’una corrispondenza morale che condivido con l’artista rimasta inossidabile nel tempo, nonostante quei malevoli vènti contrari che spesso tempestano sui blog. Uno sguardo lungo anni, ma non per me, che non ne sento il peso, quanto per Francesca che in questi anni ha dipinto quotidianamente e quotidianamente mi ha concesso il privilegio raro (e non sempre meritato) di condividerne, da squisita regina, più spesso il dubbio che l’orgoglio. Dunque questa mostra l’ho vista da fuori. Fuori linea rispetto all’esposizione dei quadri, giacché nella mia breve permanenza in galleria, salendo e scendendo spesso dallo scalèo, ne ho fatta esperienza più tridimensionale. Fuori, perché di questa mostra m’interessava personalmente quella curiosità che avviene sul marciapiede, a volte ignara e altre più significativa. Penso, ad esempio, a quel tipo di mostre (spesso dei grandi del passato) che bisogna andare a vedere per forza (perché fa cènso) mettendosi in performantica coda con il popolo delle anteprime; e penso a quell’altro tipo di mostre in cui s’èsce dalla pittura per cantarsela e suonarsela con gli amichetti… e quante se n’è viste. E sono sicuro di quel che dico quando affermo che Francesca, quel tipo di mostra, non solo non l’avrèbbe fatta, ma nemmeno sarebbe riuscita a pensarla. Osservavo il marciapiede quindi, leggendo negli occhi dei passanti (in abbondante rima baciata) non la curiosità da vetrina, ma il senso di qualcosa che avveniva. Vedendo, nella mia curiosità di dirimpettaio, tanta gente entrare e uscire e poi permanére invischiata di pensieri e discorsi che partono da un cielo (quelli in esposizione) e diràmano, deràpano verso la musica, la letteratura, la filosofia e il ristorante da prenotare e il vino da bere. Se allestire una mostra d’arte ha un senso, sta proprio in questo: scrostarsi dal pensiero quotidiano e alzare gli occhi al nostro personale cielo, indugiandoci con la parola che prima viene. Se c’è qualcosa che può togliere un’artista dall’imbarazzo di mettersi alla mercé di qualsiasi sguardo è proprio la possibilità statistica che sulla strada (entrando o uscendo) avvenga quel gesto o quel pensiero. Democraticamente a ognuno il suo. A me, che sono affezionato alle parole, ha fatto bene ritrovare il senso di qualcosa che avveniva… così lontano dall’oggi dove ogni cosa si evènta o si appalésa. Trovo avvenire una bella parola. Rivoluzionaria e affettuosa. E, proprio come la pittura di Francesca, fuori dagli sche(r)mi.
Ulisse Sifossifoco
prima
ff
Si comunica che sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale gli avvisi indicativi e/o congiuntivi periodici e saltuari relativi all’attività negoziale programmata per l’anno domini, connessa ed annessa alle infrastrutture di cui più o meno sopra.
Si rende altresì noto che verrà esperita procedura semplificata per i lavori di estensione e di espletamento dei servizi della prima e seconda categoria (terza e quarta subordine).
Per l’operazione oggetto della procedura di selezione è a disposizione l’edizione integrale con tutte le informazioni riguardanti le modalità di accesso ed i relativi requisiti di partecipazione
( hardware e/o software - cordless e/o wireless - tomtom).
La procedura ristretta accelerata è resa necessaria per i motivi di cui sopra relativi l’articolo 124bis-§5, e financo per l’urgenza di soddisfare le esigenze dei comandi pubblici e/o privati a pagamento.
L’istanza dovrà essere presentata perentoriamente, secondo le indicazioni all’uopo fornite, entro e non oltre, su carta intestata a nome taldeitali, vicolo, borgo, numero. Indicare se scala A o scala B, nel caso sia necessario. Astenersi pianterreni rialzati.
Detta istanza dovrà essere corredata da certificazione d’obbligo della competente, o di chi per lei, ovvero da autodichiarazione resa ai sensi dell’articolo dire fare baciare lettera e testamento.
Le risultanze di gara e gli elaborati progettuali sono consultabili nei murales di zona e dintorni via dei Mercati, nel mezzo pomeriggio dalle-alle.
L’aggiudicazione avverrà secondo il metodo astamblamfeminicutan o, in caso di parità, con le due squadre a bandiera, portare il fazzoletto.
F.to. Il Direttore e/o Comandante Totale.
