Francesca Ferrari Weblog

28-02-2008

morale per ben figurare con poca spesa

Ho capito tutto della vita: il problema è l’asciugatura.
Bisogna rispettarne i tempi.
Vedi? a volte la soluzione è lì davanti a te e non la vedi perché la cerchi fuori dalla finestra. Ed invece là fuori puoi trovar solo formiche e lumache. E viole, se la cerchi in questo periodo.
Il problema è che le asciugature non son mica tutte uguali.
Eh, sarebbe comodo. Fosse così uno nasce e la prima cosa che gli si insegna, ancor prima del ghèghèghè, è aspettar che tutto asciughi. E la sua vita sarà bella serena e tranquilla.
Ma non è così semplice e adesso ti spiegherò il perché.
Ci son tanti tipi d’asciugature da imparare a rispettare.
Ad esempio, quelle d’acrilico spatolato son così dense e corpose che pensi di dover aspettare una vita prima di poterle ritoccare. Ma non è vero. Tutta apparenza. Vai a metter su il bollitore, metti la bustina nella tazza, ci versi l’acqua calda e dopo tre minuti la strizzi per bene.
A proposito, tu lo sai come si strizza la bustina? prima io la toglievo grondante del tè più nero e buono e l’appoggiavo sul piattino. Invece c’era un segreto e io l’ho scoperto solo da poco. L’ho visto fare alla Morena a scuola. Sta’ attento ché te lo insegno: pigli il filo, togli la bustina e l’ appoggi sul cucchiaino, poi glielo arrotoli tutto attorno e strizzi. Et voilà, il tè nero gocciola tutto dentro la tazza. La Morena lo sapeva ed io no. Non ho parole.
Cosa stavo dicendo?
Ah sì. Le asciugature. Ecco, il tempo di farti un tè e la spatolata sarà asciutta e tu potrai anche cambiar colore se vorrai. L’acrilico ti dà la possibilità di far mille errori e di correggerli dopo pochi minuti. E il bello è che non salteranno più fuori. Paff…il passato cancellato per sempre. Hai fatto un verde e ti accorgi che stava meglio un blu? il tempo di un tè e tutto si aggiusta. Il verde non tornerà mai più a dirti ‘ehi son qui per ricordarti che ci sono!’
Diversa è l’asciugatura del colore ad olio.
Se vorrai coprire una velatura, anche una sottile come un soffio, altro che un tè ti dovrai preparare! Farai in tempo ad andare a Parma e tornare indietro. A far gli anolini, quelli veri. A fare un giro nelle foto vecchie. A portar la Guendalina nei campi dietro casa. Dovrai aspettare che tutto si asciughi perfettamente prima di passare un nuovo colore.
Se l’asciugatura non sarà perfetta il vecchio si mescolerà al nuovo e il risultato sarà una tinta sporca. Specialmente se lavori con i chiari. Gli scuri, si sa, copron tutto, ma spesso son solo imbrogli.
Ma non cantar vittoria troppo presto, ché un problema c’è.
Il vecchio colore può tornar fuori in qualsiasi momento.
Basta che qualcuno passi un straccio con l’acquaragia e salterà fuori a ricordarti la sua esistenza.
Non ti preoccupare. Tu vai a Parma, poi dietro casa con la Guendi, poi fai cinquecento anolini e mettili ben in ordine in file da venti, e preparati anche cinque o sei tè, se ne hai voglia. Strizzar le bustine col loro stesso filo secondo me è terapeutico.
Vedrai che al ritorno il colore vecchio sarà asciutto e tu lo potrai coprir di nuovo, anche con un bianco bello denso.
Basta saper aspettare, e tutto si aggiusta.
Ecco, secondo me in tutto ciò una morale c’è.
Ci deve pur essere, no?

27-02-2008

che bel gioco, il golf!

ff in giarina, golf

 Giocare la palla

13.1 Regola generale
La palla deve essere giocata come si trova, a meno che le Regole permettano diversamente. (Palla ferma che è mossa – vedere la Regola 18).
13-2. Migliorare il Lie della Palla, l’Area dove si Intende Prendere lo Stance o l’Area dello Swing che si Intende Effettuare, o la Linea di Gioco
Un giocatore non deve migliorare o permettere che sia migliorata:
• la posizione o il lie della sua palla,
• l’area dello stance che ha intenzione di prendere o dello swing che intende eseguire,
• la sua linea di gioco o una ragionevole estensione di detta linea oltre la buca, o
• l’area in cui si accinge a droppare o piazzare una palla, mediante una qualsiasi delle seguenti azioni:
• muovere, piegare o rompere qualsiasi cosa vegetante o fissa (incluse le ostruzioni inamovibili e gli oggetti che definiscono il fuori limite),
• creare o eliminare irregolarità della superficie,
• rimuovere o schiacciare sabbia, terreno sparso, zolle (divots) ripiazzate, o altre zolle d’erba tagliate e rimesse a posto, o
• rimuovere rugiada, brina o acqua. Tuttavia il giocatore non incorre in penalità se l’azione si verifica:
• nel prendere lo stance in modo corretto,
• nel fare un colpo o il movimento indietro del suo bastone per eseguire un colpo e il colpo è stato fatto,
• sull’area di partenza nel creare o eliminare le irregolarità della superficie (Regola 11-1), o
• sul putting green nel rimuovere sabbia o terreno sparso o nel riparare danni (Regola 16-1).
Il bastone può essere appoggiato solo leggermente e non deve essere pressato sul terreno.

13-2bis
quando la giarina gioca col trequarti e lui si prodiga in consigli ed insegnamenti e fai così, fai cosà. dritta! no!… gioca il sette - più in là - più in qua - guarda me ché impari - non così!…lo vedi? sei andata in rough - te l’avevo detto - addressati bene - guarda dove sei coi piedi - prendi la direzione - fai la prova - hai visto? sei andata in bunker - te l’avevo detto, io, ma non mi ascolti mai - gioca il sette - no! ecco - te l’avevo detto - guarda me, hai visto che tiro?sono in green con due - wow vado a premio - allora è assolutamente lecito difendere la propria sopravvivenza con ogni mezzo lecito ed illecito.
quando il trequarti tira il suo perfetto drive da 457 metri e anche di più e perde la palla e la giarina la trova come per volontà divina, allora la giarina può decidere di spostare la palla del trequarti come meglio le aggrada.
e questa è la regola e vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e quindi zitti e mosca.

esempio- foto N°1

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trovare la palla per volontà divina

foto N°2

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sistemare la palla

foto N°3

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ah, ‘caspiterina che sfortuna’. davvero una brutta posizione per andare in green in due.

mannaggia.

22-02-2008

un dono

ff in Appunti

matteogio.jpg

Preghierina

Signore
per sempre
Ti prego:
non rendermi
mai
fervente
credente.

MatteoPelliti
Parole su carta 11.04×16xpag.97

20-02-2008

lezione senza pretese

Lezione senza pretese per allievi grandi e piccini.
Ci serviranno due vasetti per l’acqua. Uno per diluire i colori ed uno per lavare i pennelli.
Un pennello per i colori chiari ed uno per i colori scuri.
Una tavolozza.
I colori
E la tela. Non dovrei nemmeno dirvelo.

La tavolozza si prepara sistemando i colori sul bordo, dal bianco al più scuro. Non useremo il nero, perché li spegne e anche perché a me il nero non piace. Lo uso solo ogni tanto, oggi no.
Se vorremo una tinta scura, ad esempio per far le ombre, mischieremo il marrone al verde ottenendo uno scuro perfetto.

tavolozza.jpg

Orbene, prendiamo il soggetto da dipingere e lo sistemiamo qui accanto. Vicinovicino.

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Cari allievi carissimi, ricordate che per riprodurre un qualsiasi soggetto si dovranno muovere solo gli occhi e non la testa, ché altrimenti la memoria fa dimenticare subito i particolari. e non solo a me che son anziana. il discorso vale anche se si dipinge dal vero. ma a voi non interessa, ché siete in prima.
Zac zac. Sinistra destra, solo gli occhi.
Oggi dipingeremo la legnaia della zia Grazia. Siete felici? E’ in collina, qui a due passi. La foto è stata scattata in una primavera di anni fa, ed io allora ero molto giovane e bella. (così tanto per far bella figura, tanto non mi si vede. gabri, tu zitta).

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Con la matita disegniamo (con la i, mi raccomando) i contorni della legnaia, delle montagne e delle piante. Senza curarci dei particolari. Non si deve calcare, il tratto deve esser leggero come il mio passo leggiadro. Si deve percepire solo quel tanto che serve.

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Che emozione, adesso col pennello iniziamo a colorare il cielo. Mettiamo nel centro della tavolozza un po’ di bianco, la quantità di colore dipende dalla grandezza della tela, ovvio. Se è una 300×300 ne occorrerà una badilata, ma spero per voi che la vostra sia una telina piccola così. Poi pigliamo un appena di blu. Poco. se abbonderete con il blu, non sarà possibile tornare indietro. Se invece mancherà non ci vorrà nulla ad aggiungerne ancora un po’.
Son già stanca. Quasi quasi mollo tutto e vado nell’aula degli insegnanti a leggere pippo pluto e il segreto di archimede. Suvvia, niente lacrime, la lezione senza pretese continua.
Cari allievi lontani e piagnucolosi, guardate il cielo, non è tutto uguale. Anche quando è sereno in alto è più scuro e si rischiara laggiù, verso l’orizzonte. Su, con buona volontà, cercate di sfumare anche voi.

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Ora scendiamo sulle montagne. un po’ di verde… No, troppo! Meno. Un po’ di blu… meno ancora. Marrone, solo una punta di spillo, e bianco. Poco, ché costa.
Le montagne sono lontane e il buon Leonardo, ché lui sì che se ne intendeva di pittura, diceva che il “lontano” è sempre più chiaro del primo piano. Quindi anche noi faremo come lui. (faremo come lui, è una parola grossa, ma non ci deprimeremo per questo).
Vedete quanti livelli? le montagne, un prato là in fondo, quello dietro la casa, uno davanti e poi l’ultimo quello più vicino. Tanti verdi diversi. Mille o giù di lì.
Iniziamo a dipingere la legnaia, il tetto, ed abbozziamo le piante. Attenti, il pioppo in fondo è più chiaro, sempre per via di Leonardo.

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Nel passaggio successivo con i colori definiamo meglio gli spazi, cerchiamo di coprire tutto il bianco della tela e ci dedichiamo alle ombre.
La luce.
Qui bisognerebbe scrivere un libro, sulla luce.
Quando si inizia un quadro, non importa se è un paesaggio, una natura morta o una figura, bisogna sempre guardar bene da che parte vien la luce.
La luce è la vita di un quadro, ma esiste anche grazie all’ombra. Il contrasto tra l’una e l’altra dà movimento e volume. Esistono solo vivendo assieme. (mi garbo un monte quando son così aulica. gabri, tu zitta).
Abbiamo (plurale maiestatis) aggiunto un tocco di terra bruciata e di giallo vivo. Per dare allegria. Oggi mi dovrei mettere anch’io un po’ di giallo vivo, cinque badilate colate dalla testa in giù, per veder se funziona anche su di me.
Guardate bene il soggetto e cercate di seguire le pennellate. Non vi dovete vergognare a copiare. Si inizia così. E si deve copiare da quadri e non da foto. Nel quadro il pittore( chi là in fondo ha detto, qui il pittore dov’è? bada chi ti curo, eh?!) ha già definito i chiari, le ombre, e gli orizzonti. HO già tolto tutto l’inutile. HO guardato la realtà con gli occhi da miope. Provate a stringerli un po’ anche voi e poi guardatevi attorno, i contorni della vita spariranno e vedrete solo l’indispensabile. Oggi forse inciamperò, ché ho bisogno di veder solo i contorni sfumati.
Per il momento, accontentatevi di quello che io ho già fatto per voi. Quando avrete padronanza del disegno, del colore, e del dipingere, lo farete da soli. Vi aspetterò al varco, piccoli presuntuosi.
Non vi è mai capitato di andare in un museo e vedere qualcuno che copia i quadri? ieri, quando ero giovane l’ho fatto anch’io. Mi vergognavo solo il primo quarto d’ora, poi mi scordavo di tutto e restavamo solo io e il quadro. E i risultati eran davvero pessimi, a dir il vero.
Adesso è il momento di coccolare il vostro quadro.
Prima allontanatevi per un po’. Andate a far merenda. Bruciate una torta. Leggete un Topolino. Chiacchierate con me. Spiegatemi come si fa a star bene al mondo. Rispondetevi da soli ai vostri Perché, visto che nessuno lo farà. Insomma dimenticatevi del quadro. Al ritorno lo troverete così bello, ma così bello da dubitare di averlo fatto voi.
Infatti quello è il mio. il vostro è l’altro. Bellissimo anch’esso, però.
Cosa vuol dire coccolare un quadro.
Vuol dire guardarlo nei particolari. Aggiungere una foglia dorata di sole, lì. Un angolo d’ombra là. Vuol dire entrarci dentro e sentirne il profumo. Dell’erba, dell’aria fresca. Il caldino del sole. L’odor di legna.
Quando sentirete l’odor della torta bruciata, il vostro meraviglioso quadro sarà finito.

E adesso ricreazione.

La maestra deve andare ad incipriarsi il naso.

18-02-2008

ritorno ritornando

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” la terza da sinistra”fferrari
olioscivoloso 120×120