Le decisioni sembran tutte così facili e semplici una volta nate, e basta un soffio per farti dimenticar tutto quel travaglio che ti ha fatto star così male quando le plasmavi nei tuoi pensieri. Spesso ti accorgi di aspettarne una, così, all’improvviso; magari mentre stai leggendo un libro molto bello una parola ti fa scattar la scintilla e la decisione si accende. Ma ti può succedere anche guardando fuori dalla finestra, oppure girando la polenta sul fuoco.
Sai, le decisioni son come dei lampi di genio che ti occupano tutta la mente, e ti vien da pensare, caspita, come ho fatto a non averci pensato prima… e da quel momento non c’è verso di ignorarle, nemmeno se la polenta diventa color caramello.
Forse ti giravan attorno da un sacco di tempo, mandando segnali, facendo succedere cose strane, ché le decisioni, da piccine, son parecchio dispettose.
Quando finalmente ne vedi una, grande, luminosa coma l’alogena del salotto, allora l’afferri subito subito e inizi a rigirartela nei pensieri, poiché in genere le decisioni, quando son nella testa, son sempre tutte belle rotonde, lisce e docili. Assomigliano al pane di creta, appena aperto: morbido e facile da manipolare. Qui farò un ghirigoro e là un ambaradan doppio. Come se si fosse nati tutti artistidecisionisti.
E le lavori anche senza sgorbie o mirette. Basta il pensiero. Le lisci e le migliori e continui a scolpirle anche mentre cammini per strada o parli con la giornalaia.
O mentre sfumi un azzurroblu.
Quando ti addormenti e appena ti svegli.
E ti sembra sempre di poter far di più, di migliorar qualcosa, di aggiungere un po’ qui e di togliere un po’ là.
Pensi che sia meglio un obladì rotondo anche se quello a sei punte era già definito. E cambi, e limi, e perfezioni. E stai talmente bene in quel momento, anche se la decisione è grigioferro e pesa come mattone sul cuore, che ti sembra di poter risolvere tutti i problemi del mondo. Come se il mondo fosse lì, ad aspettar te, per continuar a girare sempre dalla stessa parte. E finalmente, alla fine, ecco che ti sembra perfetta.
Dopo tanto pensare dentro la testa è rimasta solo nebbiadensa, ma la tua opera è lì, davanti a te e aspetta la prova del nove: devi pronunciarla ad alta voce, ed è meglio che qualcuno ti ascolti, ti venisse mai la tentazione di imbrogliar le carte.
Se è compatta e ben lavorata rimbalzerà da una parola all’altra, e anzi sarà così bella e rasserenate che ti ricorderà la ninnananna del carillon con la ballerina che gira intorno.
Se invece avrai lasciato dentro dei vuoti, dei dubbi, delle imperfezioni, paffff. Scoppierà in mille pezzetti, come le sculture dentro il forno, quando son vuotate male.
In questi giorni di lande deserte&desolate, io ne avrei modellato una, è a sghiribizzo alterno, un po’ così e un po’ cosà. Non molto allegra a dirla tutta.
Adesso non mi resta che far la prova del nove e sperar che scoppi subito.