sapone con figura

“paesaggioconuomo&cane”fferrari
olio e sapone relativamente grande.

Mio caro Bernard,
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Ecco lo schizzo di un seminatore: vasto terreno di zolle di terra arata, in gran parte di un viola deciso. Campo di grano maturo, d’un tono ocra giallo con un po’ di carminio. Il cielo, giallo cromo chiaro quasi come il sole che è giallo cromo1 con un po’ di bianco, mentre il resto del cielo è giallo cromo1 e 2 mescolati. Quindi molto giallo.
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Ma quando dunque farò il cielo stellato che tanto mi preoccupa. Ohimè! Ohimè! è proprio come dice l’ottimo compagno Cyprien: i quadri più belli sono quelli che si sognano fumando la pipa in salotto, ma che non si fanno. Eppure si tratta di mettercisi, per quanto incompetenti ci si senta faccia a faccia con le perfezioni ineffabili degli splendori gloriosi della natura.
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Ecco ancora un paesaggio. Tramonto? Luna che sorge? In tutti i casi, sole d’estate. Città viola, astro giallo, cielo blu-verde. Il grano ha tutti i toni oro antico, rame, oro verde o rosso, oro giallo, bronzo giallo, verde-rosso. Tela 30, quadrata. L’ho dipinta in pieno Mistral, il cavalletto era fissato a terra con dei picchetti di ferro, sistema che ti raccomando. […]
t.à t.
Vincent
Mio caro compagno Bernard,
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Qualche volta mi dispiace di non riuscire a decidermi di lavorare di più in casa e di fantasia. Certamente l’immaginazione è una facoltà che dobbiamo sviluppare e lei sola può renderci capaci di creare una natura più esaltante e più consolatrice di quello che un semplice colpo d’occhio sulla realtà- che vediamo mutevole, passare veloce come un lampo-ci fa scorgere. Un cielo stellato, to’, è una cosa che vorrei provare a fare, come di giorno cercherò di dipingere un prato verde stellato di denti di leone. Come però riuscirci se non decidendomi di lavorare in casa e di immaginazione. Questo quindi a mia critica e tua lode. Attualmente sono assorbito dagli alberi da frutto in fiore, peschi rosa, peri bianco-gialli. Non seguo nessun sistema di pennellata. Picchio sulla tela a tocchi irregolari che lascio come sono. Degli impasti delle parti della tela non coperte di qui e di là, degli angoli che lascio assolutamente non finiti, dei rifacimenti, dei brutalismi: insomma il risultato, sono propenso a credere, è inquietante ed irritante quanto basta per scontentare quanti hanno idee preconcette sulla tecnica. […]
t.à t.
Vincent
Vincent Van Gogh - Lettere ad un amico pittore- ed. BUR
Ed è come vederli nascere i suoi quadri. Quella notte stellata della quale hai visto le molteplici versioni riprodotte ovunque, in foto, in cartolina, nei sottobicchieri e piattini souvenir, adesso sai per quanto tempo restò nei suoi pensieri prima di prender vita sulle tele. E lo stesso sarà per i girasoli e le nature morte e i ritratti e quelle scarpe da contadino che son le mie preferite. Le vedrai nascere a poco a poco.
Solo così si arriva a conoscere un artista. Entrando nella sua vita di tutti i giorni. Intrufolandosi nella sua stanza e leggendogli sopra la spalla ciò che le biografie, anche le più accurate, non potranno mai raccontarti.

“lesettemenodiecipiùomeno”fferrari
olio e colpo di fata con misure basse.
Il Grandevuoto mi scrive.
Se l’immagine passa attraverso l’occhio (come filtro fisico e ideale, come percezione individuale), il ricordo (a sua volta filtrato dall’emotività legata al luogo e al tempo)e l’atto volontario del dipingere (come gesto consapevole di rappresentazione di un’immagine primordiale), può la pittura essere per così dire “impressionista”?
Ammesso che la tua lo sia.
Forse dovrei meglio dire:
Date le premesse, se vedo un albero, ha senso rappresentare un albero?
Mi piacerebbe moltissimo risponderti dicendo che il mio occhio da artista di prima scelta recepisce tutti i dettagli della realtà che mi circonda e poi la mia mente, parimenti artistica se non di più, li vela sfumando e togliendo tutto ciò che a parer suo è inutile, in una elaborazione concettuale che tien sempre presente lo scorrere del tempo nell’analisi delle ombre e delle luci.
Mi piacerebbe anche risponderti che - sì - sono un’artista impressionista, poiché vivo e cerco di rappresentare il mondo empirico attraverso quell’impressione che il reale mi trasmette, impressione che di volta in volta si adorna di idee così spaziali che le parole non sono in grado di descrivere, onde per cui il mio albero non è solo un albero, ma è una filosofia cosmica, e figurati tu se non val la pena di fissarla su tela ad imperitura memoria, una filosofia cosmica! .
In realtà non è così.
Mi spiace deludere il mio affezionato&numerosissimo&intelligente pubblico, ma come ho più volte ho affermato, io non sono un’artista. Sono un’artigiana del colore.
L’artista è un supereroe, hai presente gli xmen? ecco, l’artista vero è uno di loro. Ha un alone dorato tutt’intorno, e possiede i superpoteri. Vive pensando all’arte. Elabora giorno e notte. Scaravolta il mondo come si faceva con il paltò una volta. Non vede quello che vediamo noi mortali, lui ha la supervista e vede al di là, vede l’essenza e cerca di ingabbiarla, e si danna se non ci riesce.
Mi piacerebbe tanto vederne svettare uno in cielo, almeno una volta nella vita, e se considero che me ne resta meno di metà, temo di aver poche speranze, ormai.
Guarda, se mi chiedessero, vuoi veder santalucia o un artista vero, io non avrei dubbi e sceglierei lui, anche se a santalucia avrei da chieder ancora un sacco di cose.
E pesare che, come nelle favole del c’era una volta, tanto tempo fa, ne esistevano parecchi. Sembra impossibile, eppure gli artisti veri erano più reali delle fate e dei principi, ma altrettanto meravigliosi.
Adesso la maggior parte è taroccata, certo c’è qualità e qualità, come nelle borse di Vuitton. Alcuni hanno le cuciture dritte e ben fatte, altri le hanno storte e sfilacciate, ma tutti durano per una sola stagione, ché l’importante è l’effetto, non la qualità.
Stamattina come una brava artigiana del colore ho preparato la tavolozza e ho iniziato a riempire una tela 120×120 di lino fine, con l’assurda pretesa di copiare quel cielo un po’nebbioso che più bello non si può, pur essendo più o meno sempre uguale. Un po’ di giallo Napoli, un po’ di bianco titanio, rosso di Marte, blu e non c’è altro. Solo tela e colori e voglia di avere un pezzo di cielo in casa. Nessun concetto filosofico. Niente di niente. E davvero non ti so dire se questo mio dipingere ha un senso. Se vedere un cielo e rappresentarlo ha un senso. Forse no, ché basterebbe fotografarlo. Forse sì, perché dipingendolo entra a far parte della mia vita. Che banalità.

“dietrounmioquadro” fferrari

“untitoloacaso”fferrari
alchidico a spatola dopo guardo le misure precise ma son circa così X così

“bah”fferrari
installazione molto bella con acrilico120×60 & pubblico osannante.

“sconforto” fferrari
bellissima installazione con pubblico pagante ed interagente.

“silenzio-artista al lavoro” fferrari
bellissima installazione come da manuale d’arte informale&contemporanea&moltotrendy e secondo me con un gran futuro davanti.

“da così” fferrari
minimo ad olio 10×10

“a così”fferrari
massimo ad olio 100×120

“di come la vastità diventi una minuzia e la minuzia resti tale”fferrari
minuzia ad olio&tela



copioincollo da mail ricevuta poco fa.
Chi ne prende uno gratis?
Altrimenti i proprietari li faranno sopprimere entro la prossima settimana. Anche se non lo prendi, mi aiuti a spargere la voce?
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cristina@graphicworld.it

“grandecomeunsoldodicacio” fferrari
pochissimo olio in pochissima tela.
