Francesca Ferrari Weblog

27-04-2007

una stagione intera

ff in filosofia

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una mezza stagione

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l’altra metà.

moralefilosofica: chi afferma che non esistono più le mezze stagioni si macchia di un falso oggettivo.

25-04-2007

new york

ff in galleria

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“fifth avenue- paraggi”fferrari
oil on canvas supergiù

24-04-2007

indovinello con premio

ff in giarina

Ieri pomeriggio a scuola, la Renée mi ha insegnato una meravigliosa parola del nostro dialetto:

Bìssa scudlära.

A chi ne indovinerà il significato si avvererà nel giro di 23 giorni, ora più ora meno, un desiderio di cinque parole, aggettivi esclusi.
Ammò.

23-04-2007

la pigrizia

ff in Appunti

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“pigrizia” fferrari
photoshop a mouse un po’ x un po’

Uno dei difetti che non sopporto in una persona è la pigrizia. Tu pensa quante cose puoi fare in questi finesettimana di primavera.
Il sole non è ancora cocente, le giornate son lunghe e ti permettono mille programmi. Svegliarsi al mattino con la voglia di far tutto: picnic informicati, passeggiate di chilometri, andiamo a fare un giro nei boschi e veder le zecche, oppure là, fin sull’argine a scivolar nel Baganza. O ancora una bella gita in collina, ché le viperelle stanno per svegliarsi. Quando me ne sto là, all’ombra in fondo al giardino, a sonnecchiare dondolandomi sull’amaca, con un libro nemmeno letto, ahimè m’è caduto in terra e la mano non arriva a raccoglierlo, mi prende un’altruistica immensa gioia pensando che nel fine settimana,beativoi, fate tutte queste cose.

22-04-2007

cinque o quattro

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“oggi cinque”fferrari
olio&sale piatto 100×100

21-04-2007

a mia figlia

ff in Appunti

Mi capita sempre più spesso di imbattermi in conversazioni, parlate o scritte poco importa, di ragazze, di giovani donne e ahimè anche di donne ormai mature che come comun denominatore hanno la pressoché totale assenza di pudore. Forse sono io fuori dal mondo, ma non credo che la conquista di un posto nella società sia questo fasullo senso di liberazione, favorito da carte patinate e programmi televisivi sempre più trash.
Tu pensa alla Nevicata di Sisley. O ad un altro quadro che ha saputo regalarti una sensazione bellissima.
Tu pensa a quel quadro e immagina di aver di fianco il pittore che ti spiega come l’ha dipinto. Ti fa vedere la cartina della zona. Ti mostra le foto. Ti dice che in quella casina là in fondo ci abita la ciabattina che, povera donna, ha dei calli grandi così nel piede destro. Poi ti spiega che colori ha usato. Come son fatti quei colori e dove si comperano a meno. Non ancora contento, ti racconta che il giorno che ha dipinto quel quadro aveva un dolorino ad una spalla e proprio a causa del mal al braccio la luce è venuta così bene, ché non riusciva velar di scuro quella zona là sul pendio.
Dopo ti presenta il Direttore del Museo con moglie e suocera. E via così all’infinito. Per gustare quell’emozione per alcuni bisogna sapere o far sapere. Se ne deve parlare, a tutti e a voce alta. E se ne parli ti illudi di possedere ciò che il quadro ti ha suscitato.
Le emozioni per le illuminate e liberate son da studiare, esplorare, dividere, descrivere.
Bisogna dar loro una forma in parole, di qualunque tipo esse siano, per le finte liberate.
E così tu guardi la Nevicata di Sisley e non provi più nulla. Vedi la ciabattina, la mappa della zona, senti la voce del Direttore del Museo. Sei illuminata e liberissima, ma molto più povera, perché hai perso qualcosa in cambio di niente.
Ecco, vorrei poterlo insegnare a mia figlia, se ne avessi una.

20-04-2007

biscotti

ff in galleria

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“frollinimulinobiancosporco”fferrari
alchidico su intonaco su tela su compensato sul cavalletto. misura un tanto al chilo

18-04-2007

quadro a rettangolo

ff in galleria

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“casa in un quadro in casa di qualcuno”fferrari
alchidico a spatola e vecchi merletti 100×70

17-04-2007

la sgènesi

ff in galleria, giarina

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“l’ottavogiorno”fferrari
creazione 100×100

E si fece sera e si fece mattina. E l’ottavo giorno Dio si svegliò di soprassalto e disse << Precipiti Cala Violina giù-giù nel profondo cuore delle acque >> E così si fece. E si fece sera e si fece mattina. E di Cala Violina nessuno sentì più parlare.

16-04-2007

il mattino porta coniglio

ff in giarina

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“coniglisucuscinetti”fferrari
acrilico a spatola 120×80circametropiùmetromeno

Stamattina mi sono svegliata molto presto, capita sempre più spesso, e, nel silenzio della casa, ho fatto alcune importanti considerazioni ed ho capito una cosa importante della vita.
Allora, per un corretto funzionamento dell’ingranaggio è fondamentale che i cuscinetti siano molto piccoli, perché, ad esempio, nel fuso derivato del tipo “rabbeth”, debbono poter essere contenuti in quel piedistallo che per ovvie ragioni di forma, nei motori a reazione, ha la dimensione diametrale inferiore a quella interna della puleggina di comando.
Per contro ho capito che gli altri, i cuscinetti “saco lowell”, debbono poter esse sistemati addirittura dentro l’astuccio porta bobina.
In caso contrario se il tiro agisse di sbalzo, si verificherebbero trepidazioni - diononvoglia - anche solo per il passaggio di nodi o di cinghiette.
E’ proprio vero, a volte l’ovvio è il padre del viavai!
Adesso mi sento più leggera e posso continuare a dipingere serena.

13-04-2007

tre piani

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“trepianisenzascensore”fferrari
olio 100×100 

12-04-2007

velature

ff in Appunti

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“velaturamoltovelata”fferrari

Vorrei continuare questo quadro, ma non posso.
Una parte, quella in alto, più velata, ha già il giusto punto di asciugatura, quella più corposa in basso invece no.
Ecco. Adesso forse ho capito tutto il perché del mondo.
Anche il mio dev’esser un problema di asciugature.
La parte esterna è asciutta quasi finita. Quella interna no. O forse è ormai pronta anche lei per le ultime velature, ma poiché ha una vita più sua di quella dell’esterna, ha deciso di non esser ancora abbastanza adulta per accettare le rifiniture.
Ed è chiaro come il sole di oggi che è questa mancanza di armonia nei tempi di asciugatura che mi crea dei problemi.
d’altra parte è lo stesso problema che aveva mio papà. Asciugava fuori, tanto da diventar secco tutto pelle, mentre dentro, nei suoi pensieri, era ancora come una velatura fresca di primo passaggio.
Devi sapere che un certo sfumato si ottiene solo quando il colore diventa appenappena appiccicoso. Se è troppo fresco e morbido la spatola o il pennello scivolano sulla tela portandosi dietro il blu, se è troppo secco, l’effetto sarà marcato, più duro, e si dovrà lavorar parecchio per ridar morbidezza alle nuvole. A volte ci son strati e strati di colori proprio perché si perde il giusto momento appiccicoso.
Capirai bene che è un problema serio quando una metà asciuga e l’altra no. E’ un problema perché i colori non si usano mai puri, ma mischiati tra di loro, in proporzioni che dipendono solo da regole vaghe come l’aria. Adesso è così, fra un attimo sarà tutto diverso. Quel particolare tono di grigio, un po’ tra il verde e il celeste, e poi la vedi quell’ombra di rosso, ecco proprio quella, non riuscirai più ad ottenerla e allora dovrai ricominciar tutto daccapo. E via così. Senza mai aver le asciugature contemporanee.
In questo quadro per la prossima velatura userò l’essiccante. Ingiallisce un po’ i colori, ma così risolvo il problema.
Ma invece io come faccio? Come si fa a dar l’essiccante ai pensieri?
Certe mattine, là nell’interno, loro si senton freschi come le violette giù nel prato e via che appena svegli fan progetti come se di domani ce ne fossero due al giorno e non soltanto uno quando va bene.
E’ tutto un faremo qui e là, quasi come se la vita fosse un tutto ancora da accadere, e non un tutto già accaduto.
E l’esterno invece crolla sfinito al solo ascoltar tutti quei progetti e pensa, ché anche lui pensa, che non ne val la pena di pensare al futuro.
Si può pensare al futuro solo quando è ancora tuttointero. Dopo è solo un futuro di seconda scelta. Un futuro già passatoremoto.
Come succede con i tubi di colore.
Che meraviglia quando torno col sacchetto di colori nuovi.
Davvero, entro in casa e volo qui nello studio. E li metto tutti in fila. Ne compro tanti, di solito anche quelli che non userò mai. Il rosa carne, ad esempio. O il violacobalto, mai usato. Son colori che faccio io usando il rosso e il blu ed ilbianco.
Ma perché sto parlando dei colori…ah, sì. I tubi.
Ecco i tubi nuovi son un po’ come il futuro. Li vedi come son tutti bellissimi, altezzosi, pieni di colore, convinti di esser eterni? e più in là sul tavolo, dentro la cesta ci sono invece i tubi già iniziati, disordinati e con una vità a metà. Io non son capace di strizzar fuori il colore in maniera ordinata. Come fa il capo col dentifricio. schiaccia dal fondo e poi arrotola il tubetto fino all’orlo. Io piglio il tubo e schiaccio e a volte mi scordo anche di richiuderlo e mi ritrovo col colore secco da buttar via.
Ne ho talmente tanti di questi futuri usati a metà che potrei viver di rendita fino alla fine del mio dipingere.
Ma non li uso, sai?. Mi fanno tristezza e soprattutto penso sempre che stanno per finire. E se resto senza verde all’improvviso? senza bianco? perché succede così. Hai la certezza di aver qualcosa e poi ti accorgi che invece quel qualcosa non c’è più. E non riesci a capire come hai fatto a non accorgerti che stava per finire…
Sono i tubi nuovi, quelli ancora da forare, che ti danno un po’ di sicurezza. E’ come aver tanto ancora davanti. Tanta strada. Una quantità infinita di ogni fare.
E così è per tuttoquanto il mondo. Si consuma e non ti avvisa che sta per terminare.
Ecco adesso vado a far la velatura.

05-04-2007

partenza&filosofia

ff in filosofia

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c’è chi parte.
c’è chi resta.
c’è chi resta partendo.
c’è chi parte restando.
e c’è un fortunato che guarda dalla finestra tutto questo granviavai.

05-04-2007

l’assistente

ff in giarina

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dov’è l’assistente?

03-04-2007

area colorata

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base

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altezza

baseXaltezza = abbozzo ad olio per area colorata in due passaggi.