Francesca Ferrari Weblog

27-02-2007

colonia

ff in Appunti, giarina

Mi son sognata che i miei quadri piangevano perché volevano tornare a casa.
Quando erano qui nel loro studio se ne stavano tutto il giorno a chiacchierare e a scaldarsi uno accanto all’altro, come i cuccioli di labrador, ammucchiati e in disordine. Là, in galleria, invece son appesi, tutti in fila, distanziati trenta centimetri e non uno di più, e in zitti non si parla.
Ogni tanto entra un signor Qualcuno che li guarda con occhio neutro e serio, come fossero cose senza vita. Si ferma due minuti per quadro, con le mani dietro la schiena, senza salutarli. Almeno un come state, un siete felici, chediamine, son ragazzi sensibili, i miei quadri!
Erano abituati ad un bel buongiorno mattutino, con le finestre spalancate a guardar la campagna, un saluto a volte allegro e a volte no. E loro lo sentivano subito com’era il mio umore e facevano di tutto per farmi contenta.
Una volta ne ho sorpreso uno, quello con i tre cipressi, quello nato molto grande che nessuno vorrà mai in casa, ché occupa tanto posto, ecco, una volta l’ho visto che si cambiava un colore da solo. Sapeva che a me quel verde smeraldo convinceva poco e lui per farmi il regalo del buonmattino si è schiarito tutto e a me son venute le lacrime di commozione.
Chissà come stanno, poveri quadri…
Sai, una volta, tantitanti anni fa, ero una strana bimba; adesso, dirai tu, sono un’anzianotta ancora strana, ma allora ero anche molto solitaria. Non volevo andare da nessuna parte, stavo sempre attaccata alle gonne della mamma: poche amiche e neanche una del cuore.
Te l’ho già raccontato di quella volta che per “educarmi” mi mandarono dalla nonna di Venezia e tenni la casa sveglia tutta la notte per aspettare che la luna diventasse sole, per farmi riportare a casamia?
Fallito quel tentativo, sempre per educarmi, l’anno del mio sesto compleanno la mamma decise di mandarmi in Colonia.
La Banca del Lavoro aveva una Colonia molto bella, vedrai come ti diverti, dalle parti di Rimini, e tutti i bimbi dei bancari ci trascorrevano un paio di settimane ogni estate, ci vuoi andare anche tu?
Potevo scegliere, forse?Certo che non ci volevo andare. Io stavo bene lì, a casa, con il mio mondo, o al mare con la mamma a mangiare il moretto e a far il bagno senza i granchi tra i piedi, ché la mamma mi metteva le scarpette blu di gomma. Avevano la stella marina sulla punta le mie scarpette. In colonia c’erano di sicuro i granchi e io non ci volevo andare.
E invece iniziarono i preparativi per la Colonia.
Era tutto un chiacchierar gioioso per convincermi, e, guarda che bello, vedrai come ti divertirai, con tanti bambini.
Le cifre rosse nelle magliette, nelle salviette, dappertutto. Che bel portasapone, e questo bauletto é tutto tuo, proprio come una bimba grande.
Del viaggio non ricordo nulla, l’ho rimosso. Ricordo perfettamente il cancello grande e il cortile di cemento grigio della Colonia. La divisa a righe biancheazzurre, e i sandaletti marroni che mi facevano male, per due vesciche grandi così, e non c’era la mamma a mettermi il cerotto.
E poi la frittata alla sera, cheschifo, restituita tutta intera sul cuscino a furia di piangere.
E l’alzabandiera al mattino, con tutti quei bimbi idioti che sembravano contenti. Ma come si fa ad esser contenti di stare tutti in fila a cantare e a guardar una bandiera, senza uno straccio di mamma accanto. E con quei granchi che ti aspettavano dentro un mare sconosciuto. Vuoi veder che ci sono anche le meduse?
E le tavolate con la tovaglia a quadretti e la pastasciutta collosa, che non va né su né giù.
Bambini bevete poco ché poi fate la pipì a letto .
In Colonia ci son rimasta quattro giorni interi e uno a metà, poi la direttrice ha chiamato la mamma, venga subito a prendersi sua figlia ché piange tutta la notte e disturba la camerata .
E mi ricordo la soddisfazione vigliacca che avevo in gola e in tutto il cuore, quando mi voltai a guardare il cancello della Colonia che si richiudeva alle mie spalle.
E con la mano della mamma stretta tra le mie due, così non mi scappava più, su torniamo a casa ché il brutto sogno è finito. lo vuoi un moretto?

Ho deciso che domani andrò a riprendere i miei quadri. Basta Colonia.

26-02-2007

proporzione inversa

ff in Appunti

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L’amore o quasi” di Catherine Dunne. Ed. Guanda, ovvero 317 pagine di parole inutili che messe in fila, una accanto all’altra, formano grossi gomitoli di un insulso niente.
Quando l’inutilità è divertente può diventare una utile inutilità, ma CatherineDunne non dice nulla di divertente. Eppure alla Veronicalario piace un sacco, questa autrice.
In genere il numero di origami e disegni è inversamente proporzionale al mio interesse per un libro.
In questo caso ho contato 12 disegni e 15 origami. Quasi un record per 317 pagine.
Quanto tempo sprecato.
E pensare che potevo andare in Tanzania a studiare il comportamento dei leoni, o in Finlandia, in un capanno a Hautajarvi, ad osservare gli orsi bruni grattarsi la schiena.

E invece son rimasta qui a leggere questo libro inutile. Mah.

23-02-2007

fiocco biancoarancio

ff in Appunti

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Siamo lieti di invitarla all’inaugurazione del nuovo

romanzieri.com

Sarà presente l’autore.

Venerdì il ventiequalcosa alle ore.

Ricco buffèt all’americana. Premi ad estrazione.

da oggi a cent’anni e più.

22-02-2007

nihil novum sub sole

torrente.jpg

“cartapenninoinchiostro&pazienza”fferrari 
E adesso si ricomincia.
Nuove tele. Nuovi colori.
Nuove idee.
Tutto nuovo, insomma. O tutto vecchio.
Non ho nuove idee, a dir la verità.
Questa smania del nuovo a tutti i costi non ce l’ho.
Sento sempre più tra i miei colleghipittori mediobassi una voglia di stupire con trovate altrettanto mediobasse.
Il nemico da sconfiggere è il già visto.
Si dipinge sempre meno e si imbratta sempre più.
Il quadro o la scultura o qualunque opera di quella che i comuni mortali chiamano arte, deve prima di tutto colpirti, non importa se con una carezza o con un pugno nello stomaco. L’importante è che ti colpisca come mai nessuno era riuscito prima.
Che poi ti faccia male o bene, poco importa.
Non deve diventar parte di te, piano piano, deve lasciarti senza fiato con un effetto strabiliante.
E allora si cercano materiali nuovi, che nessuno ha mai sperimentato prima. Si coprono le tele con improponibili fondi, sempre più strani, sempre più finti. Chissà se reggeranno, nel tempo… Il tempo? e cos’è il tempo, è solo un concetto obsoleto, quasi come la matita. Il disegno? suvvia non mi siate ridicoli!
Il pronto effetto con poca fatica è il risultato ideale da perseguire.
D’altra parte non è una vita a prontoeffetto, quella che va per la maggiore?
Sensazioni ed emozioni usa e getta, in pratiche confezioni monodose. Non disperdere nell’ambiente.
E se poi quel che resta è un niente, l’importante è che sia un niente molto luccicante con un fondo materico, meglio se pomice acrilica grana grossa.

20-02-2007

resoconto

ff in Appunti, mostre

Eccomi di ritorno per rispondere alle migliaia di domande che ogni dopomostra si porta appresso.
Per comodità ho fatto un elenco e risponderò alle tre più gettonate
Domanda uno: com’è andata.
Domanda due: c’era tanta gente.
E, domanda tre, forse la più insistente tra tutte, e non so spiegarmene il motivo: com’eri vestita.

Iniziamo.
E’ andato tutto benissimo, davvero. La galleria è bella, non molto grande, ma posizionata in una via centrale, piena di palazzoni e di quel vivere milanese che ti frastorna, se non ci sei abituato. Non riuscirei a vivere a Milano, per quanto bella e piena di ogni cosa. Troppa gente. I milanesi dovrebbero mettersi d’accordo e uscire a turno: un sorteggio e oggi vado io, domani vai tu.
Giusto ieri parlavo di Milano con la giornalaia e la pollivendola; erano molto curiose, non tanto per la mia mostra, ché dopo un tutto bene? non mi hanno più avuto in mente, quanto per la Settimana della Moda. Ha visto Armani? E poi chi c’era?
La giornalaia sa tutto del jetset, ha il materiale didattico sotto il naso, lei. La pollivendola era meno informata sulle modelle, ma altrettanto attenta e credo di averle deluse parecchio entrambe, se, dopo essersi accorte che non avevo gossip freschi di stagione, hanno rivolto l’attenzione alla Delfina e al di lei marito, che sembra abbia una storia con non ho capito chi.
A parte quella di Armani, e se prima di parlar con la giornalaia non ci avevo fatto caso, dopo mi son chiesta come mai non è venuto alla mia inaugurazione, ci son state altre assenze che mi si sono fermate in gola. Sai quando hai un qualcosa che non va né su né giù. Alcune erano assenze giustificate, ché il permesso di venir quaggiù non lo accordano tanto facilmente, nemmeno per la mostra milanese della figlia. E’ che son molto severi i guardiani, in quel del cielo, al massimo lasciano dare una sbirciatina per pochi minuti, poi via si deve tornare a suonar le arpe. Capirai… me lo vedo mio papà a suonar l’arpa!
Altre assenze erano meno giustificate, ma giustificabili lo stesso, basta volerlo fare, ed io lo vorrò sempre fare.
In compenso c’erano tante presenze, ed ecco la risposta alla domanda numero due: tanti tantissimi abbracci.
Non ho mai abbracciato tante persone in vita mia, tanto che alla fine della serata, mi sentivo quasi sola senza tutte quelle braccia affettuose attorno, alle quali devo dire grazie. Un grazie grande come un girotondo fatto da tutti voi, che in un modo o nell’altro mi siete stati vicini: trepì, sabrina&max, ulisse&volpina, zop, guido, zu, claudia, kla&fam, ecatina, capolot, ny, wos, lupì, blue, titti, albi, lilas, woo, teotelefonico, e mi verrete in mente tutti, prima di sera.
E le mie ragazze, e la maestracapo, e poi le mie amiche di qui, della vitavera. E il mio fratellone e la sua metà.
Insomma grazie a tutti e adesso siamo pari, basta con le smancerie, ché, non essendo abituata a farne, ho la tastiera che mi si appiccica agli indici.
Ed eccoci alla domanda più gettonata in assoluto: com’eri vestita.
Qui ci sarebbe da scrivere un libro, ma son già le nove e so per certo che siete già un po’ stanchi di leggere, poiché l’attenzione del blogger notoriamente non va più in là della decima riga, ed io ne ho già scritte tante di più, quindi sarò breve.
Sul “come ero vestita” ci son due correnti di pensiero: quella dell’ero vestita benino e quella dell’ero vestita troppo nera.
Orbene.
Io, com’eravate vestiti voi, non me lo ricordo proprio.
Non mi ricordo mai come son vestite le persone. Dice il capo che è perché son distratta.
No, la verità è che mi interessa poco, e quel che non mi interessa ha la stessa forza di una lavatura d’acquerello: sbiadisce in fretta.
Il vestito non deve esser più importate della persona che lo indossa, è solo un contorno che cambia con le stagioni e il suo compito è quello di farti sentire a tuo agio, senza diventare un protagonista, ma restando in ombra, discretamente.
La corrente di pensiero del troppo nero dice che dovevo esser più cool, più trendy e più sexy.
Ma poiché mi scappa ancora da ridere al pensiero di una giarina vestita cooltrendy&sexy, vi riabbraccio tutti e chiudo qui il resoconto.

Un momento, in una giornata perfetta un unico neo, a dir la verità, c’è stato: non si è presentata la veronicalario.
Le avevo spedito l’invito nei giorni tristi delle sue vicissitudini di moglie offesa, ché mi sembrava carino offrirle solidarietà ed una giornata di svago, catering incluso; una comprensione da moglie a moglie, insomma, una solidarietà femminile e via dicendo.
Ma non si è presentata.
Peccato.
Chissà, forse han fatto pace.

14-02-2007

incanti

ff in Appunti

INVITO-.jpg

porterò gli alberi, i venti e anche gli orizzonti, ma gli incanti procurateli voi.

ecchecaspita, non posso pensare a tutto io!

arrivederci a sabato.

09-02-2007

quadrilatero

ff in galleria

quadrangolare.jpg

“quadrilatero” fferrari
interno di tela linofine colorato ad alchidico con due lati verticali e due orizzontali a delimitarne la superficie, che, in realtà, è rotonda.

06-02-2007

topolino

ff in giarina

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“Minni, io ti salverò” testo di Angelo Palmas-disegni di Marco Pavone.

Te lo ricordi il vecchio Topolino?
Non aveva questa carta patinata, era un po’ ruvida e se ci scrivevi sopra con la stilografica l’inchiostro si spandeva a raggi blu pelikan sulla pagina. I disegni che preferivo erano quelli di Luciano Gatto. L’impaginatura era diversa, il disegno non usciva mai dalla cornice. Quello del vecchio Topolino era un mondo più tranquillo, sereno e senza tante domande. Costava ottanta lire, ed io facevo l’origami anche tra le sue pagine.
L’ho fatto anche oggi, non vorrei perdere il segno, ché son arrivata dove Gambadilegno rapisce Minni.

05-02-2007

amicizia

ff in filosofia

aristo.jpg

[…]Dopo di ciò dovrà seguire una trattazione dell’amicizia, giacché essa è una virtù o è accompagnata da virtù, ed è inoltre assolutamente necessaria alla vita. Infatti, senza amici, nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni […] Alcuni la definiscono come una specie di somiglianza e affermano che gli uomini simili sono amici, dal che deriva il detto” il simile va col simile”, altri al contrario affermano che tutti gli uomini sono come dei vasai rispetto a vasai.[…] Eraclito dice che “l’opposto è utile”, “dai suoni differenti nasce la più bella armonia”[…]
Le specie dell’amicizia sono tre[…] coloro che amano a causa dell’utile, amano a causa di ciò che è bene per loro, e quelli che amano per il piacere lo fanno per ciò che è piacevole per loro, e non in quanto l’amato è quello che è, ma in quanto utile e piacevole. Per conseguenza, le amicizie di tale natura si dissolvono facilmente, perché gli amici non rimangono uguali a se stessi: se infatti uno non è più utile o piacevole, l’altro cessa di amarlo. E l’utile non è costante, ma diverso di volta in volta. Quindi, svanito il motivo per cui erano amici, si dissolve anche l’amicizia, dal momento che l’amicizia sussiste in relazione a quei fini. Si riconosce che l’amicizia di questo tipo sorge soprattutto tra i vecchi( giàcche gli uomini di tale età non perseguono più il piacevole ma l’utile)[…]L’amicizia tra i giovani, si ritiene sia causata dal piacere: questi infatti vivono sotto l’influsso della passione, e perseguono soprattutto ciò che per loro è un piacere immediato: ma col procedere dell’età anche le cose che fanno piacere cambiano. E’ per questo che i giovani diventano amici e rapidamente cessano di esserlo.[…]
L’amicizia perfetta, invece, è l’amicizia degli uomini buoni e simili per virtù: costoro, infatti, vogliono il bene l’uno dell’altro, in modo simile, in quanto sono buoni, ed essi sono buoni per se stessi. Coloro che vogliono il bene degli amici per loro stessi sono i più grandi amici: infatti provano questo sentimento per quello che gli amici sono per se stessi, e non accidentalmente. Orbene, l’amicizia di costoro perdura finché essi sono buoni e, d’altra parte, la virtù è qualcosa di permanente. E ciascuno è buono sia in senso assoluto, sia in relazione al suo amico […] E come sono buoni sono anche piacevoli, giacché i buoni sono piacevoli sia in senso assoluto sia gli uni in relazione agli altri. […] E una tale amicizia, naturalmente è permanente, giacché congiunge in sé tutte le qualità che gli amici devono possedere.

E tutta questa roba di Aristotele, Etica Nicomachea, è per dire che io sono molto buona e virtuosa, poi fate voi.

03-02-2007

quindici

ff in galleria

quindici-.jpg

“quindici”fferrari
quadro quadrato con cinque angoli retti inverosimilmente colorato a spatola

02-02-2007

sedici

ff in galleria

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“ilsedicivero”fferrari
tre persone a tre colori spatolate su tela di linofine con spessore.

01-02-2007

diciassette

ff in galleria

quindici.jpg

“avevocontatomale”fferrari
tela bianca di misura invariabile con spatolate di colori misti