colonia
Mi son sognata che i miei quadri piangevano perché volevano tornare a casa.
Quando erano qui nel loro studio se ne stavano tutto il giorno a chiacchierare e a scaldarsi uno accanto all’altro, come i cuccioli di labrador, ammucchiati e in disordine. Là, in galleria, invece son appesi, tutti in fila, distanziati trenta centimetri e non uno di più, e in zitti non si parla.
Ogni tanto entra un signor Qualcuno che li guarda con occhio neutro e serio, come fossero cose senza vita. Si ferma due minuti per quadro, con le mani dietro la schiena, senza salutarli. Almeno un come state, un siete felici, chediamine, son ragazzi sensibili, i miei quadri!
Erano abituati ad un bel buongiorno mattutino, con le finestre spalancate a guardar la campagna, un saluto a volte allegro e a volte no. E loro lo sentivano subito com’era il mio umore e facevano di tutto per farmi contenta.
Una volta ne ho sorpreso uno, quello con i tre cipressi, quello nato molto grande che nessuno vorrà mai in casa, ché occupa tanto posto, ecco, una volta l’ho visto che si cambiava un colore da solo. Sapeva che a me quel verde smeraldo convinceva poco e lui per farmi il regalo del buonmattino si è schiarito tutto e a me son venute le lacrime di commozione.
Chissà come stanno, poveri quadri…
Sai, una volta, tantitanti anni fa, ero una strana bimba; adesso, dirai tu, sono un’anzianotta ancora strana, ma allora ero anche molto solitaria. Non volevo andare da nessuna parte, stavo sempre attaccata alle gonne della mamma: poche amiche e neanche una del cuore.
Te l’ho già raccontato di quella volta che per “educarmi” mi mandarono dalla nonna di Venezia e tenni la casa sveglia tutta la notte per aspettare che la luna diventasse sole, per farmi riportare a casamia?
Fallito quel tentativo, sempre per educarmi, l’anno del mio sesto compleanno la mamma decise di mandarmi in Colonia.
La Banca del Lavoro aveva una Colonia molto bella, vedrai come ti diverti, dalle parti di Rimini, e tutti i bimbi dei bancari ci trascorrevano un paio di settimane ogni estate, ci vuoi andare anche tu?
Potevo scegliere, forse?Certo che non ci volevo andare. Io stavo bene lì, a casa, con il mio mondo, o al mare con la mamma a mangiare il moretto e a far il bagno senza i granchi tra i piedi, ché la mamma mi metteva le scarpette blu di gomma. Avevano la stella marina sulla punta le mie scarpette. In colonia c’erano di sicuro i granchi e io non ci volevo andare.
E invece iniziarono i preparativi per la Colonia.
Era tutto un chiacchierar gioioso per convincermi, e, guarda che bello, vedrai come ti divertirai, con tanti bambini.
Le cifre rosse nelle magliette, nelle salviette, dappertutto. Che bel portasapone, e questo bauletto é tutto tuo, proprio come una bimba grande.
Del viaggio non ricordo nulla, l’ho rimosso. Ricordo perfettamente il cancello grande e il cortile di cemento grigio della Colonia. La divisa a righe biancheazzurre, e i sandaletti marroni che mi facevano male, per due vesciche grandi così, e non c’era la mamma a mettermi il cerotto.
E poi la frittata alla sera, cheschifo, restituita tutta intera sul cuscino a furia di piangere.
E l’alzabandiera al mattino, con tutti quei bimbi idioti che sembravano contenti. Ma come si fa ad esser contenti di stare tutti in fila a cantare e a guardar una bandiera, senza uno straccio di mamma accanto. E con quei granchi che ti aspettavano dentro un mare sconosciuto. Vuoi veder che ci sono anche le meduse?
E le tavolate con la tovaglia a quadretti e la pastasciutta collosa, che non va né su né giù.
Bambini bevete poco ché poi fate la pipì a letto .
In Colonia ci son rimasta quattro giorni interi e uno a metà, poi la direttrice ha chiamato la mamma, venga subito a prendersi sua figlia ché piange tutta la notte e disturba la camerata .
E mi ricordo la soddisfazione vigliacca che avevo in gola e in tutto il cuore, quando mi voltai a guardare il cancello della Colonia che si richiudeva alle mie spalle.
E con la mano della mamma stretta tra le mie due, così non mi scappava più, su torniamo a casa ché il brutto sogno è finito. lo vuoi un moretto?
Ho deciso che domani andrò a riprendere i miei quadri. Basta Colonia.










