Francesca Ferrari Weblog

30-12-2006

diario di viaggio

ff in giarina

Finalmente, dopo giorni e giorni di viaggio, ancor più periglioso dell’immaginato, abbiamo raggiunto la nostra meta: Punthala.
Valeva la pena affrontare i famelici lupi dalla coda mozza e i rarissimi ed altrettanto feroci leopardi a tinta unita, per poter ammirare questa amena località, ai confini del mondo.
Qui il tempo non ha scadenze, l’aria è pura e rarefatta, persino le voci sembrano arrivare da una dimensione che di umano ha poco o nulla.
Forse proprio in questo luogo si vive il tempo nel non tempo e lo spazio nel non spazio. Qui la mente lavora serena ed il pensare non ha peso. 
Per la prima volta, dopo giorni di accampamenti fortùiti, ci siamo sistemati, in qualche modo, in una bicocca arroccata in un pendio roccioso. E’ difficile da raggiungere, essendo completamente immersa in una stranissima macchia boschiva, composta di piante ed arbusti velenosi. Certo le comodità non sono quelle alle quali siamo abituati, ma non si può pretendere una grattugia elettrica ai confini della civiltà. Non ci faremo certo riconoscere come i soliti italiani spaghetti e pummarola, ed affronteremo le difficoltà con quello spirito pionieristico che anima la nostra spedizione.
Proprio in questo momento la mia attenzione è attratta da un frullar d’ali e il mio sguardo si alza per seguire il volo di quel condor della macchia del quale tanto ho sentito parlare… ho le lagrime agli occhi per la commozione. Che spettacolo, ragazzi miei! E com’è vera la raccomandazione che ci hanno fatto prima della partenza: attenzione a non sostare sotto il volo del condor, che il condor pasa e non guarda in faccia a nessuno.
Vi devo salutare cari amici, qui la connessione è ancora come quelle di una volta, la consegnano al mattino gli indigeni, funziona a pedali e, ahimé, le mie gambe non son più agili come una volta.
A presto. Cercherò, lupi pemettendo, di tenervi informati.
Oggi perlustrerò i dintorni, approfittando del fatto che i leopardi, interessati al passaggio degli elefanti barritosi, forse mi permetteranno di uscire dalla bicocca senza dover ricorrere alle armi.
Mi hanno parlato di strane usanze della popolazione indigena.
Sembra che i locali si riuniscano in ampi spazi per lanciare piccole palline seguendo determinati rituali apotropaici, forse per allontanare demoni atavici.
La mia sete di sapere non ha pazienza.
Devo andare…
 

22-12-2006

partenza

ff in giarina

Il bagaglio è ormai pronto, giusto il minimo indispensabile, visto che dovrò portarlo sulle spalle, e nessuno mi aiuterà. Voglio io così. Voglio tornare ad occuparmi di me stessa, senza aiuti, senza mani gentili sempre pronte a sostituirmi nelle difficoltà. Ho deciso di partire lasciando a casa il superfluo, portando con me solo la sopravvivenza materiale. Partirò con un enorme bagaglio di pensieri che mi farà compagnia. Le vaccinazioni sono state fatte. L’itinerario è ben delineato nelle carte geografiche, e l’ora della partenza si avvicina.
Il mio animo festoso ha un piccolo sobbalzo ogni volta che il pensiero vaga libero, e immagina quel mondo ancora sconosciuto che mi sta aspettando laggiù, ai confini delle terre conosciute.
Una landa ancora selvaggia, aliena da smanie consumistiche, intatta e deserta.
Una dimensione irreale, a metà tra favola e fantasia. Spazi infiniti, orizzonti senza fine e fine senza orizzonti.
Sono pronta ad affrontare arsure e gelidi venti, a toccare con un dito nuvole basse di cieli infiniti. Saluterò il volo di aquile maestose, guardiane di un silenzio disturbato solo dal rumore della luce. Quella luce che accompagna i rimpianti e le umane speranze, giorno dopo giorno.
Ho paura. L’ignoto mi sgomenta. Ma devo andare. Il lungo viaggio mi aspetta. Ore, giorni, per raggiungere quella metà che non riesco nemmeno a disegnare con la fantasia. Sarà verde? Sarà rossa? Mi sforzo, ma il risultato è solo un confuso scarabocchio. Di quella terra poco o nulla si sa, ed io ne conosco solo il nome: Puntala.
Se riuscirò a connettermi vi manderò un saluto. Ma dubito, cari amici, anzi, vi confesso che nel mio cuore alberga la speranza che laggiù, dove il cielo finisce e inizia un domani senza paure, dove i lupi seguono silenziosi i tuoi passi, dove leopardi e libellule si nascondono tra le dune, dove panda e cerberi giocano sull’erba, spero che laggiù l’uomo non sia ancora arrivato.
A presto, o forse, a maipiù.  Chi può dirlo? Dipenderà dai lupi. O dai leopardi.
Ma, se non ci vediamo, auguri, eh?!

21-12-2006

auguri&regali

ff in giarina

In questi giorni di bontà capita spesso che le persone, dopo avermi fermato per strada e magari anche raccontato molto più di quanto io sia in grado di ricordare, poi mi salutino con un <<...auguri, eh?!>>
Ecco, se dicessero solo un simpatico “auguri”, magari accompagnato da un sorrisovero, che mi faccia capire che l’augurio non è legato solo al 25 dicembre, ma varrebbe anche se ci si trovasse nei paraggi di un anonimo 23 febbraio, allora sarei felice di ricever tanti di questi buonqui e buonlà.
Invece il fatto che non si limitino a dire solo “auguri”, ma sentano la necessità di aggiungere quel “eh?!”, mi turba un pochino, ché a dirla tutta mi sa tanto di minaccia.

Visto che domani partirò per una località sconosciuta, credo si chiami Puntala, o un nome simile, e non so quando tornerò, dipenderà dalle circostanze, dalla popolazione indigena, dal tempo, e soprattutto dalla mia pazienza, lascio qui un abbraccio da 23febbraio a tutti voi.

Visto il detto Chi fa da sé fa per i Tre in questo caso non potrebbe esser più azzeccato, il regalo me lo son fatto da sola. Per non rovinarmi la sorpresa me lo consegnerò la sera della Vigilia.

Non vedo l’ora.

Ossequi alle famiglie.

regalo.jpg

chissà cosa c’è dentro.

20-12-2006

cari tre re magi 3

ff in giarina

remagi-giotto.jpg

Carissimi TreReMagi,
Come state? tutto bene? la famiglia? Zoroastro?
Ordunque, vi scrivo poiché ho sempre ammirato la vostra saggezza e, detto tra noi, penso che i vostri cammelli siano molto più cool di due o tre renne spelacchiate o di un asino che si accontenta di pane e acqua. Per non parlare del mezzo di locomozione della vecchia. Ma scherziamo? Non c’è storia.
E poi, quei vostri cammelli, con quello sguardo dall’alto al basso, tipico di chi non si cura delle piccolezze del mondo, con quell’incedere mollemente elegante, senza fretta, ché la fretta è dei poveri diavoli, con quel modo così lapidario per far capire il gradimento, sputando giudizi, a guisa di frecce mirate, in viso alla gente. Ecco, i vostri cammelli hanno quell’allure di nobiltà che la triade può scordarsi. Neanche a pagamento riuscirebbe a starvi al passo.
E poi, diciamocelo, voi siete già una triade di vostro, non avete bisogno di aggregarvi a nessun carro, siete già voi i vincitori assoluti, come Qui Quo Qua, come i Tre Porcellini, come il Trio Lescano. Come tre son le cose che piacciono a me. Come, e non è poco, le buste di Mikebongiorno.
Il vostro esser Tre è già una garanzia di successo.
E come potrei non rivolgermi a voi, unicità e tridimensionalismo del concetto di regalo, per la mia piccola richiesta.
Non preoccupatevi, non desidero oro, incenso e tantomeno mirra, anche perché l’oro in casa è pericoloso tenerlo, ci son bande di albanesi che girano-girano qui intorno. L’incenso, qui in casa mia, è sinonimo di cena bruciata e non è ben visto, tanto che ancor prima di entrare, se i ragazzi ne sentono il profumo, chiedono prosciutto per cena. La mirra, poi, non ho mai capito se si mangia o a cosa serve. Nel dubbio, la evito.
Cari Treremagi, mi vergogno quasi per la modestia del mio desiderio. Magari penserete che vi scomodo per un’inezia.
Vorrei una scatola di Derwent, magari moltomolto grande, così diamo lustro alla richiesta. E poi la butto lì, se si potesse tornare indietro di un quindicianni… ma, bastano anche solo le matite.
Molto molto belli i vostri abiti, eh? di gran lusso. Sfilano che è una meraviglia.
A lei, poi, che ha quella fantastica abbronzatura, tutto quell’oro ricamato sta d’incanto, sa? Caraibi? Maldive?
Davvero, non è piaggeria, siete molto trendy tuttietre!

…non so se augurarvi buon natale fa fino o se è fuori luogo… facciamo un Buone Feste generico.

Grazie, e ossequi alle Signore.
Stavo per dire omaggi alle Signore, ma poi ho pensato che ne avranno già tanti.

ps: l’indirizzo nuovo lo avete, vero?

update delle 13.36: epitre mi comunica che siete voi gli inventori del tom-tom. se ve ne avanza uno, mi farebbe molto comodo. va benissimo anche quello fatto su con gli elastici che avete usato per il brevetto. Tanto io lo utilizzerei per girare a piedi.

Se non è troppo disturbo. Grazie.

19-12-2006

esame befana 2

ff in Appunti

Aula Esami Befana&C.
- Buongiorno, Signorina Befana. La trovo in gran forma quest’anno!-
- kòfèq wegnòvcy òkj ldjg!-
- Nono. La smetto subito. Ma non era ironia, la mia. Non mi permetterei mai. Non sapevo che si fosse sposata.-
- lkgjkj!-
- Va bene. Befana e basta.-
- ejkhfè mnbxvp khrpy ejhgfàèq?-
- Guardi quest’anno son stata bravissima che più brava non si poteva. Davvero, sa?-
- ldhgè oigè pt+ìhè?-
- Oh, sì! Con Babbo Natale ci siamo parlati ieri. Ci siamo lasciati benissimo. Lui si è anche commosso, e non finiva più di farmi dei complimenti, come sei stata brava qui e come sono orgoglione di te là…d’altra parte siamo sempre stati in ottimi rapporti io e lui. Ci stimiamo a vicenda. -
- jldbgs wejlb lhègoè?-
- Eh, per il regalo che ho chiesto, dice che farà il possibile. Ma cosa vuole, Befana, (è proprio sicura di voler esser chiamata così?) io mi accontento sempre di un nulla. Non ho pretese. Farà quel che potrà, povero caro Babbo. Me lo abbracci, se lo vede. -
- kldsg ihgtèh3 iph.-
- Va bene. Sono pronta. Chieda pure. Son molto carine le sue scarpe…eleganti da urlo. E poi la slanci…-
- òdugs!!! -
- Subito! Comunque lo pensavo veramente. -
- lkgpljbpyfoklhpug? -
- Mi lasci pensare… ché, così, su due piedi, non mi ricordo. Allora, no, di bugie non ne ho dette. E poi, caraBefana, lei ben sa che la verità non è mai una sola…non ha in sè l’obiettività. E’ totalmente soggettiva. Quel che è vero per me forse non lo è per lei, e quel che è falso per lei forse è vero per me. Come si fa a delineare un confine tra verità e falsità. Si compenetrano spesso in quell’ osmosi naturale che impedisce di discernere i limiti del qui e del là, e come facciamo noi poveri umani a capire il Vero Assoluto. Non ci è dato di sapere non dobbiamo cercare la malta in un campo di papaveri, non si deve volere e potere e perfino il Grande disse non ti curar di lor ma guarda e passa e poi..
- UOGPI K!!! -
- Va bene. Non occorre alterarsi, ché poi le sale la pressione come l’anno scorso. Sì. Ne ho dette due o tre. Ma piccole. E sempre a fin di bene.
- klhpyif? -
- Certo! Prometto che nel 2007 dirò sempre la verità. Ma scusi secondo lei è bugia dire, no non è bruciato…oppure non è stata colpa mia…o mi dispiace non posso, ho un altro impegno…robette così, insomma ?-
- gpò! -
- Mh… -
- kjlgè eg+ ipr+gh+juy? -
- Oddio…no, non mi sembra…cosa intende lei per non prendere sul serio le persone e la vita e le cose? Io sono sempre serissima. Mi guardi, le sembro irriverente? Sono una signora, io! non mi permetterei mai di deridere qualcuno o di sottovalutare le brillanti intelligenze che ci circondano oggidì, o di non dar peso ai valori e onori del mondotuttoquanto. Guardi, se le hanno riferito qualcosa, sappia che son tutti pettegolezzi di gentaglia invidiosa della bontà che ho dentro l’animo. -
- KGFO?-
- Beh..in effetti quella volta, sì, ma se lo meritava, detto tra noi. E poi ho chiesto subito scusa, e l’importante è pentirsi, la conosce anche lei la storia del figliol prodigo, no? e allora, su non mi cerchi il pelo nell’uovo, suvvia.-
- kgoòh lgof? kgpgà òougè? èougpè?òihèougè ugpèè?klhvpyg?-
- Tutte ’ste promesse per una misera scatola di Derwent da 36 matite? Ma scherza? Neanche avvessi chiesto di tornar giovane! Sa cosa le dico Vecchia Befana? Me le compero da sola, le matite. Anche 120, se ne ho voglia. Ma tu pensa… Una triade di carogne! -

18-12-2006

caro Babbo 1

ff in Appunti

Caro Babbo Natale,
non so cosa chiederti, perché tu, insieme alla tua triade, Santalucia-Babbonatale-Befana, mi avete portato già tutto.
Più ci penso e meno trovo desideri da voler realizzare.
I casi sono due: o io sono sempre stata talmente buona che tu mi esaudivi prima ancora che chiedessi, oppure, cosa più probabile, sono stata sorteggiata in una lotteria del chiedi&avrai, e mi è arrivato tutto in premio, senza merito alcuno.
Ma tant’è.
Ho tutto.
E’ un tutto talmente grande che se volessi abbracciarlo non ci riuscirei nemmeno correndogli intorno, come la Lia quando si voleva prender la coda.
Girogirogiro e c’è sempre un pezzetto di tutto che resta fuori dall’abbraccio.
E’ un tutto che assomiglia ad una gigantesca bolla di sapone, una di quelle che facevo tingendo la saponaria con la tempera giotto.
Iridescente, un po’ azzurrina, un po’ violetta, rosa. Color madreperla.
E’ molto bello il mio tuttoabolla.
A volte mi vien voglia di toccarlo, ma so che scoppierebbe.
Così lo guardo. E soffio per farlo volare e gioco e lo rincorro su e giù negli anni.
Ma da fuori.
Non posso entrarci.
Ecco. Lo vedi che un desiderio mi è venuto in mente? come mai non lo hai realizzato? eri distratto? non fa parte del paccodono? è un extra?
Vorrei, per quel che mi resta, entrare in questa bolla che mi è stata regalata, senza merito, lo so, ma è mia ed è un peccato poterla solo guardare.
Vedi, babbo, è questa sensazione di guardare dal di fuori che vorrei ti riprendessi, sempre che anch’essa faccia parte del premio. Non la voglio più.
E’ che mi sembra sempre di guardare la vita dall’esterno, di non farne parte.
Di esser diversa da quel tutto che mi hai regalato.
Il fuori, gli altri, l’intorno, sono vicini, ma lontani.
Vedo il tutto, ma lui non vede me. magari non mi vuole. Magari avrebbe preferito esser il regalo per qualcuno che lo sapesse apprezzare di più. Mi metto anche nei suoi panni, non credere.
Povero, forse è un tutto sfortunato.
Gli è capitata una rompiscatole che non si accontenta mai, che fa domande in continuazione e anche quando sembra soddisfatta delle risposte, sottosotto, cova nuovi perché. E poi si arrabbia quando i suoi pensieri non riescono a trovare le parole della misura giusta. E se la prende con lui, un povero tutto che non c’entra niente.
Detto tra noi, se posso fare un’osservazione, quando avete fabbricato i pensieri, tu e non so chi, avete fatto un lavoro a metà, ché sono molto più numerosi delle parole che occorrono per vestirli e mandarli in giro per il mondo.
I pensieri nudi nessuno li vede, se non chi li ha in testa. Ed il guardaroba delle parole non basta per tutti. Alcuni sono talmente grandi che le parole stan loro strette. Mancano le taglie grandi. La parola XXL non esiste.
E allora restano in casa e passano il tempo a litigare tra loro, e mi privano del mio premio.
Per dispetto, credo.
Babbocaro, son sicura che tutti gli altri vivono dentro le loro bolle e non fuori, pensano a misura di parole e si capiscono perfettamente. Un pensiero, una parola giusta. Sembra così facile. Perché io non ci riesco?
A meno che….mi viene un dubbio: il mio tutto potrebbe essere una punizione e non un premio.
Chissà, voi che sapete ancor prima dell’esistere, avevate calcolato al millimetro la mia inadeguatezza. Sapevate da sempre che sarei stata di così poca soddisfazione. Ingrata. Presuntuosa.
E mi avete punito regalandomi un tutto da guardare.
Se è così, siete stati perfidi, tu e la tua combriccola di dispensatori di regali ai bimbibuoni.
Perfidi, ma destinati a restare con un palmo di naso, cari miei.
Non so da che lotteria mi sia arrivato, magari era il premio per qualcuno migliore di me.
Fatto sta che me lo sono trovato io sotto l’albero e me lo tengo. Si chiama Rovescio della Medaglia.
E’ il dono di saper guardare il tutto dal di fuori. Senza sprecarlo. Senza consumarlo mai. Un dono che mi fa vedere gli altri prigionieri dentro le loro bolle. Che mi permette di vedere il vivere ridicolo di molti. E che mi rende sereno il mio vivere inutile, sapendo che non può esser diversamente. Pena il non essere.
Fregato, caro natale, ché babbo mio di certo non sei, basta girarla la Medaglia.

Senti, facciamo pace?
E se ti prometto di esser molto buona, moltomolto più di prima, me lo porti un natale di quindici anni fa?
No?
Come non detto, carogna.

17-12-2006

gli anolini

ff in giarina

anolini.jpg

Miei adorati Torroncini, evviva-evviva, il Natale è alle porte!
Indossiamo il grembiulino rosso a stelle dorate, e indovinate cosa vi insegnerò a preparare oggi…gli Anolini di Parma!
Sì, miei giovani cuochini, avete sentito bene, vi svelerò la mia preziosa ricetta che, da lustri e lustri e lustri, galleggia nel mio brodo natalizio.
D’altra parte la qualità che contraddistingue noi grandi maestri è la generosità. Se non svelassimo ai discepoli quei piccoli grandi segreti che ci renderanno immortali, a cosa serviremmo? Geniare a vuoto, lo sanno tutti, non porta acqua al mulino dell’altruismo.
Orsù dunque, laviamoci le manine e prepariamo gli ingredienti.
Sulla tavola addobbata con palline rosse e argento avremo disposto in ordine di colore:
-un pezzo di polpa di manzo
-un ossobuco di vitello
-un pezzo di lombo di maiale
-un salamino fresco
-un cappone
-un bel gambo di sedano
-una carota
-una cipolla bianca
-un po’ di dadi
-sale, tanto così.
Prendete la pentola dello stracotto, quella che, troppo grande per la credenza della cucina, aspetta paziente tutto l’anno, da qualche parte, in cantina. Sì, quella con i giornali vecchi dentro. I giornali non son così sporchi, basta una lavatina, suvvia, non mi fate perder tempo.
Adesso, usando degli arnesi, le molle del camino o un forchettone, oppure i guanti di gomma, pigliate tutta quella carnaccia sanguinolenta e lavatela molto bene sotto l’acqua corrente. Ricordatevi che son sempre bestie morte, raramente suicide, e la prudenza non è mai troppa.
Sempre con cautela schiaffate quei resti animali nel pentolone e copriteli con abbondante acqua fredda, o calda. Meglio fredda, credo. Facciamo tiepida.
Pulite il sedano, ma lasciate le foglie, sempre che non siano marciolenti, e aggiungetelo alla carne.
Al solito, la carota non l’avete. Ve lo leggo negli occhi. Non sgomentatevi, la vostra maestra è qui per aiutarvi.
Nel congelatore, benedetto colui che lo inventò, avrete sicuramente una confezione di minestrone surgelato, quello che quando lo cucinate il capo vi chiede, è di verdure fresche? e voi amorevole rispondete, di giornata.
Benedetto colui che ha inventato i surgelati che salvano i matrimoni.
Aprite la confezione sul piano di marmo della cucina e separate delicatamente, col martello, i pezzetti di verdura. Visto? é come avere un orto in casa!
Servitevi pure di carote, cipolla, anche di sedano, se quello vostro fresco si piega e non si spezza, e poi ricomponete il panetto di verdure e ricongelatelo per il minestrone di domani.
Aggiungete il sale a occhio, un paio di occhi basteranno, e nel pentolone adesso c’è tutto, mi sembra…no, mancano i dadi.
A me il dado fa schifo, puzza di morto, potremmo anche non metterlo.
Accendiamo il fuoco e si dia inizio a quella cottura che durerà un paio di giorni e riempirà la casa di odor di lesso……..no, la salsa!
Mi son scordata la salsa.
Un cucchiaino di concentrato regalerà al vostro stracotto quel bel colore che poi tingerà anche il brodo di un ocradorato da Anolini di gran lusso.
Ecco, cuori miei, ho un momento di gransconforto.
Nel mettere la salsa mi son accorta di un grave errore. Il cappone.
Il cappone non va nello stracotto, ahinoi, il cappone servirà per il brodo.
Ma una svista mi sarà pur perdonata, no? ecchediamine, non fate quelle facce, basta toglierlo dall’acqua, asciugarlo e rimetterlo in frigorifero. Su-su, vi vorrei un po’ più reattivi.
In cucina bisogna saper creare al momento, reagire con prontezza ad ogni inconveniente. Anche gli errori servono a crescere, ricordatelo. Ed infatti, io, modestamente, son divetata molto grande.
Da questo momento, per due giorni, non penseremo più al pentolone, che, a fuoco basso, dovrà borbottare fin quando l’acqua di cottura si sarà trasformata in un sugo denso e profumato, e la carnaccia in una poltiglia fibrosa.
Nel frattempo dipingete, andate a spasso, preparate i regali riciclati, telefonate, se non ci vediamo-auguri, guardate la tv natalizia, leggete un paio di libri sulla bontà, insomma non state lì davanti alla pentola, ma vivete normalmente, preparandovi al Natale Siam Tutti Santi, con serenità.
Tictac-tictac-tictac.
Visto come vola il tempo quando si è buoni dentro?
Adesso nel pentolone, meraviglia delle meraviglie, c’è il vostro stracotto, ogni nome ha la sua bella spiegazione, no?e voi siete alla metà dell’opera.
La cosa buffa è che una volta spremuto tutto il sugo dalla carne lo stracotto non servirà più e lo butteremo. D’altra parte succede anche nella vita ogni giorno, quando hai dato tutto non servi più, e vieni messo da parte.
Bando alle tristezze, e, con un sorriso natalizio, procediamo nella ricetta, grattugiando molto formaggio grana, e molto pane secco, e spero che abbiate la grattugia elettrica, altrimenti siete pei pazzi a voler fare gli Anolini; la prossima volta, Natale o no, accontentatevi delle penne al pomodoro.
In una ciotola molto grande mettete una piramide alta quindici centimetri di formaggio ed una alta dieci di pangrattato. Non quello della busta, tu là in fondo, ti ho visto! subito fuori dall’aula.
Solo pane secco, come quello che conservava mia mamma, per far gli anolini, nel cesto di vimini.
Mescoliamo le piramidi con il sugo dello stracotto, aggiungiamo un così di sale, e due così di noce moscata.
E le uova, alcune. Forse due.
Insomma, il risultato dovrà essere una palla di ripieno, che non si attacca alle mani, e che sembra già buono così. Come quello di mia mamma.
Lo metteremo in frigorifero e prepareremo la sfoglia.
Quella ve la andate a vedere nell’enciclopedia della cucina, ché qui la cosa si fa troppo lunga.
Adesso mettete nelle striscie di pasta le noci di ripieno, una accanto all’altra, non troppo vicine, altrimenti non riusciremo a ritagliare con lo stampino i nostri preziosissimi Anolini.
Fate un bel brodo con il cappone e ventiquattro anolini per piatto e buon appetito.
Sì lo so, è un finale un po’ sbrigativo, ma mi si stanno seccando i colori sulla tavolozza.
Quello che manca aggiungetelo voi, miei cuochini fantasiosi.
A proposito di Natale, mi chiedevo, perché nel Presepio ci son il bue e l’asinello? Con tanti animali perché proprio quelli?
E’ periodo di grandi Perché, questo.
e, se non ci vediamo, Buon Natale!

15-12-2006

addizione

ff in galleria

passaggio.jpg

“addizione/somma”fferrari
olio su tele

1+1+1+1=1

Ormai non ho più dubbi: la matematica é un’opinione.

13-12-2006

Piccolo inconveniente tecnico

ff in Appunti

La Giarina, la vi saluta via telefono, poiché, ostinandosi a utilizzare explorer pe’ navigare, outlook pélla posta, la glià preso uno di que’ virus che ti raccomando.

Iì su’ figliolo, dì resto, un potendo ora tutte le sere riformattàgliene, la farà aspettare un po’. Un si sa quanto.

Sifossifoco, ringrazia da parte sua e modera i commenti… dunque, astenéssi perditempo.

10-12-2006

la scalata

ff in Appunti

Se ci pensi bene è come scalare una montagna.
Passo dopo passo, roccia dopo roccia, la meta si avvicina sempre più.
E tu fantastichi sulle meraviglie che troverai dall’altra parte.
Ti immagini un paesaggio da favola, con orizzonti che si stagliano in cieli dai colori delle pietre preziose.
E non senti la fatica, tanta è la voglia di raggiunger la cima.
Ogni tanto inciampi, perdi la presa, ma i chiodi sono ben piantati, la fune è robusta e ti sorregge sempre.
Guardi i tuoi compagni di cordata. Non tutti riescono. Alcuni si arrendono, altri per la fretta non seguono le raccomandazioni dell’istruttore e si pentono troppo tardi per non aver rispettato le regole della montagna. Li guardi cader giù e non puoi far nulla per salvarli. Ogni tanto, da quella vetta che sembra aspettarti con le sue mille promesse, arrivan giù valanghe di rocce e allora non importa se eri il primo della classe, se avevi imbrago, moschettoni e piccozza. Se avevi fatto attenzione a tutte le tecniche dell’arrampicata. In quel caso è solo questione di fortuna, ti salvi solo se hai un riparo sulla testa. 
Chissà chi provoca queste valanghe.
E ti vien voglia di arrivare lassù velocemente per scoprirlo, e magari per dirgli di muoversi con più attenzione, per favore, ché la gente sotto continua a cadere.
Ti asciughi gli occhi e saluti quelle figure che diventano sempre più piccine, là in fondo, e riprendi ad arrampicarti.
Ad un certo punto, in un momento di riposo, mentre ti guardi le mani sanguinanti, e ti massaggi i piedi doloranti, ti scoppia nella testa quella domanda che aspettava il momento giusto per sconquassarti i pensieri.
Come mai tutti vanno in su, verso la cima, e nessuno poi scende. Una volta visto il panorama si dovrebbe tornare a casa, no?
Ho capito, forse si scende dall’altra parte…ma ci sarà almeno una funivia ad aspettarmi, spero.
Ecchecaspita, altrimenti mi toccherà sparger la voce che questo viaggio è stato organizzato veramente molto male.
Per non parlar di ciò che dirò se, arrivando lassù, troverò soltanto un bel cartello con scritto
‘Sorridi, sei su candid camera!’

Potrebbe essere, eh?!
 

06-12-2006

la lia

la lia.jpg

“la lia” fferrari
matita gesso carboncino e arrivederci

02-12-2006

piccola donna

ff in Appunti, disegni

piccoladonnacresce.jpg

Studio per un forsequadro di una piccoladonna, se sua mamma la riconoscerà, altrimenti niente. Quasi un test, insomma.
matita&carboncino

Piccole Donne è stato il  secondo libro che ho ricevuto in regalo, avevo sei anni, o giù di lì.
Il mio primo libro invece si intitola Il mio giardino ed è ancora qui con me, sulla scrivania.
Prima o poi finirò di leggerlo.
Va bene lungo così, il post?