
Miei adorati Torroncini, evviva-evviva, il Natale è alle porte!
Indossiamo il grembiulino rosso a stelle dorate, e indovinate cosa vi insegnerò a preparare oggi…gli Anolini di Parma!
Sì, miei giovani cuochini, avete sentito bene, vi svelerò la mia preziosa ricetta che, da lustri e lustri e lustri, galleggia nel mio brodo natalizio.
D’altra parte la qualità che contraddistingue noi grandi maestri è la generosità. Se non svelassimo ai discepoli quei piccoli grandi segreti che ci renderanno immortali, a cosa serviremmo? Geniare a vuoto, lo sanno tutti, non porta acqua al mulino dell’altruismo.
Orsù dunque, laviamoci le manine e prepariamo gli ingredienti.
Sulla tavola addobbata con palline rosse e argento avremo disposto in ordine di colore:
-un pezzo di polpa di manzo
-un ossobuco di vitello
-un pezzo di lombo di maiale
-un salamino fresco
-un cappone
-un bel gambo di sedano
-una carota
-una cipolla bianca
-un po’ di dadi
-sale, tanto così.
Prendete la pentola dello stracotto, quella che, troppo grande per la credenza della cucina, aspetta paziente tutto l’anno, da qualche parte, in cantina. Sì, quella con i giornali vecchi dentro. I giornali non son così sporchi, basta una lavatina, suvvia, non mi fate perder tempo.
Adesso, usando degli arnesi, le molle del camino o un forchettone, oppure i guanti di gomma, pigliate tutta quella carnaccia sanguinolenta e lavatela molto bene sotto l’acqua corrente. Ricordatevi che son sempre bestie morte, raramente suicide, e la prudenza non è mai troppa.
Sempre con cautela schiaffate quei resti animali nel pentolone e copriteli con abbondante acqua fredda, o calda. Meglio fredda, credo. Facciamo tiepida.
Pulite il sedano, ma lasciate le foglie, sempre che non siano marciolenti, e aggiungetelo alla carne.
Al solito, la carota non l’avete. Ve lo leggo negli occhi. Non sgomentatevi, la vostra maestra è qui per aiutarvi.
Nel congelatore, benedetto colui che lo inventò, avrete sicuramente una confezione di minestrone surgelato, quello che quando lo cucinate il capo vi chiede, è di verdure fresche? e voi amorevole rispondete, di giornata.
Benedetto colui che ha inventato i surgelati che salvano i matrimoni.
Aprite la confezione sul piano di marmo della cucina e separate delicatamente, col martello, i pezzetti di verdura. Visto? é come avere un orto in casa!
Servitevi pure di carote, cipolla, anche di sedano, se quello vostro fresco si piega e non si spezza, e poi ricomponete il panetto di verdure e ricongelatelo per il minestrone di domani.
Aggiungete il sale a occhio, un paio di occhi basteranno, e nel pentolone adesso c’è tutto, mi sembra…no, mancano i dadi.
A me il dado fa schifo, puzza di morto, potremmo anche non metterlo.
Accendiamo il fuoco e si dia inizio a quella cottura che durerà un paio di giorni e riempirà la casa di odor di lesso……..no, la salsa!
Mi son scordata la salsa.
Un cucchiaino di concentrato regalerà al vostro stracotto quel bel colore che poi tingerà anche il brodo di un ocradorato da Anolini di gran lusso.
Ecco, cuori miei, ho un momento di gransconforto.
Nel mettere la salsa mi son accorta di un grave errore. Il cappone.
Il cappone non va nello stracotto, ahinoi, il cappone servirà per il brodo.
Ma una svista mi sarà pur perdonata, no? ecchediamine, non fate quelle facce, basta toglierlo dall’acqua, asciugarlo e rimetterlo in frigorifero. Su-su, vi vorrei un po’ più reattivi.
In cucina bisogna saper creare al momento, reagire con prontezza ad ogni inconveniente. Anche gli errori servono a crescere, ricordatelo. Ed infatti, io, modestamente, son divetata molto grande.
Da questo momento, per due giorni, non penseremo più al pentolone, che, a fuoco basso, dovrà borbottare fin quando l’acqua di cottura si sarà trasformata in un sugo denso e profumato, e la carnaccia in una poltiglia fibrosa.
Nel frattempo dipingete, andate a spasso, preparate i regali riciclati, telefonate, se non ci vediamo-auguri, guardate la tv natalizia, leggete un paio di libri sulla bontà, insomma non state lì davanti alla pentola, ma vivete normalmente, preparandovi al Natale Siam Tutti Santi, con serenità.
Tictac-tictac-tictac.
Visto come vola il tempo quando si è buoni dentro?
Adesso nel pentolone, meraviglia delle meraviglie, c’è il vostro stracotto, ogni nome ha la sua bella spiegazione, no?e voi siete alla metà dell’opera.
La cosa buffa è che una volta spremuto tutto il sugo dalla carne lo stracotto non servirà più e lo butteremo. D’altra parte succede anche nella vita ogni giorno, quando hai dato tutto non servi più, e vieni messo da parte.
Bando alle tristezze, e, con un sorriso natalizio, procediamo nella ricetta, grattugiando molto formaggio grana, e molto pane secco, e spero che abbiate la grattugia elettrica, altrimenti siete pei pazzi a voler fare gli Anolini; la prossima volta, Natale o no, accontentatevi delle penne al pomodoro.
In una ciotola molto grande mettete una piramide alta quindici centimetri di formaggio ed una alta dieci di pangrattato. Non quello della busta, tu là in fondo, ti ho visto! subito fuori dall’aula.
Solo pane secco, come quello che conservava mia mamma, per far gli anolini, nel cesto di vimini.
Mescoliamo le piramidi con il sugo dello stracotto, aggiungiamo un così di sale, e due così di noce moscata.
E le uova, alcune. Forse due.
Insomma, il risultato dovrà essere una palla di ripieno, che non si attacca alle mani, e che sembra già buono così. Come quello di mia mamma.
Lo metteremo in frigorifero e prepareremo la sfoglia.
Quella ve la andate a vedere nell’enciclopedia della cucina, ché qui la cosa si fa troppo lunga.
Adesso mettete nelle striscie di pasta le noci di ripieno, una accanto all’altra, non troppo vicine, altrimenti non riusciremo a ritagliare con lo stampino i nostri preziosissimi Anolini.
Fate un bel brodo con il cappone e ventiquattro anolini per piatto e buon appetito.
Sì lo so, è un finale un po’ sbrigativo, ma mi si stanno seccando i colori sulla tavolozza.
Quello che manca aggiungetelo voi, miei cuochini fantasiosi.
A proposito di Natale, mi chiedevo, perché nel Presepio ci son il bue e l’asinello? Con tanti animali perché proprio quelli?
E’ periodo di grandi Perché, questo.
e, se non ci vediamo, Buon Natale!