Francesca Ferrari Weblog

31-10-2006

strati

ff in galleria

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“strati” fferrari
olio su tela 100×90

29-10-2006

sanguigna&gessi

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sanguigna&gessi&matita fferrari 

29-10-2006

matitacarboncino&gesso

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matitacarboncino&gesso su carta verdeoliva ff

29-10-2006

gessi&inchiostro

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“gessimatita&inchiostro” fferrari

28-10-2006

eventi

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Hai fatto Chagall? No, però mi son fatto tutto Goya!
Neanche fossero tacche da incidere nel mostrario personale.
L’ eventomostra è quel periodo, così di moda adesso, tutto all’ insegna di un famoso artista, che trasforma quella città, che, fortunata lei, ha dato i natali o ha ospitato per un minimo di tre giorni, magari per una malattia o per comperar le mele, il Famoso di turno.
Strade, piazze e negozi si trasformano, e diventano un tutt’uno con il Genio, gli danno del tu, lo abbracciano e lo inviterebbero anche sul palco col sindaco, se solo potessero.
E pensare che magari lui, quel Grande, era sempre stato lì, a guardare un passeggio smemorato e, fino a ieri, indifferente.
Mi immagino le lotte degli organizzaeventi: noi abbiamo visto nascere il tal pittore…sì, ma poi ha lavorato qui…noi abbiamo molte sue opere..certo, ma poi è tornato a morire da noi. A turno, ogni Grande del passato viene stiracchiato di qui e di là. Tutti lo vogliono per trasformarlo in Evento e poter poi vestire a festa la città che se lo aggiudica.
E mi vien da pensare a quel povero tratto di Italia, posto tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello, che si dovrà accontentare di poter organizzare solo un Evento Nebbia, con la sua bella Enne grigia, a bordo autostrada.
Un’agenzia in gamba sarà sicuramente in grado di organizzare una convention sulla Nebbia, magari importandone anche alcune dall’estero, ma solo quelle minori, si sa, ché le nebbie vere nessun paese le impresta: se vuoi, le vai a vedere là, anche se in realtà sarebbero tue. Come succede con i quadri, insomma.
Vedrai, però, anche lì, tra Ronco e Barberino, arriveranno torpedoni carichi di appassionati della foschia, che, accompagnati da guide tuttoso, a gruppi di quindici, si fermeranno a contemplare quella nebbia così mirabilmente sfumata, l’importante è che ci sia un nebbiashop, per portar a casa i ricordini.
Mantova in questi giorni è tutta una enorme Emme rossa.
Perfino la marmellata ha la sua bella etichetta con la Emme rossa. E non ti dico la sbrisolona, che sicuramente era il dolce preferito dal Mantenga.
E pensare che quando era vivo, i mantovani invidiosi, lo facevano dannare, mi fu rubato del brolo mio a Bascoldo forsi 500 pomi e per chodogni, dila qual chosa ò per pezo dila inguria che del danno.
No, non mi son svegliata male, stamattina. È che ieri ho fatto tutto il Mantenga.
Belle magliette, belli anche i segnalibri e le cartoline.
Meraviglioso il Palazzo Te, i quadri anche, figurati… E meno male, che un po’ li conosco già, perché lì, in mostra, non sono riuscita a vederli bene come avrei voluto, ché per colpa di una classe di terza elementare, di una di quinta ginnasio e dei dodici gruppi accompagnati da guide solertissime e di lingua spedita, io, non so perché, ero sempre dietro a tutti.
A movimentar la visita c’è stato anche un interessante battibecco tra un canuto signore ed una occhialuta insegnante, lei mi spinge, no è lei che non si toglie dai piedi, chiamiamo il direttore.
E i poveri quadri son lì che ci osservano, e beati quelli di profilo, ché possono far finta di non vedere tutte quelle persone che si spintonano e che guardano senza sapere, senza capire, parlando in continuazione, e che forse l’unica cosa che ricorderanno è che a Federico terzo, sarà piovuto in bocca, per via di quel mento lì, poveretto.

26-10-2006

romanzieri.com

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Da Romanzieri 

Essere uno scrittore, di Massimo Sannelli.

 

 

25-10-2006

cennino cennini: il libro dell’arte

ff in Appunti

IL LIBRO DELL’ARTE, O TRATTATO DELLA PITTURA DI CENNINO CENNINI.

CAPITOLO PRIMO

Nel principio che Iddio onnipotente creò il cielo e la terra, sopra tutti gli animali e alimenti creò l’uomo e la donna alla sua propria immagine, dotandoli di tutte le virtù. Poi, per lo inconveniente che per invidia venne da Lucifero ad Adam, che con sua malizia e sagacità lo ingannò di peccato contro al comandamento di Dio, cioè Eva, e poi Adam; onde per questo Iddio si crucciò inverso d’Adam, e sì li fe’ dall’angelo cacciare, lui e la sua compagna, fuor del Paradiso, dicendo loro: perché disubbidito avete el comandamento il quale Iddio vi dètte, per vostre fatiche ed esercizii vostra vita trasporterete. Onde conoscendo Adam il difetto per lui commesso, e sendo dotato da Dio sì nobilmente, sì come radice, principio e padre di tutti noi; rinvenne di sua scienza di bisogno era trovare da vivere manualmente. Egli incominciò con la zappa, ed Eva col filare. Poi seguitò molte arti bisognevoli, e differenziate l’una dall’altra; e fu ed è di maggiore scienza l’una che l’altra; ché tutte non potevano essere uguali; perché la più degna è la scienza; appresso di quella séguita alcuna discendente da quella, la quale conviene aver fondamento da quella con operazione di mano: e questa è un’arte che si chiama dipingere, che conviene avere fantasia, con operazione di mano, di trovare cose non vedute (cacciandosi sotto ombra di naturali), e fermarle con la mano, dando a dimostrare quello che non è, sia. E con ragione merita metterla a sedere in secondo grado alla scienza, e coronarla di poesia. La ragione è questa: che il poeta, con la scienza prima che ha, il fa degno e libero di poter comporre e legare insieme sì e no come gli piace, secondo sua volontà. Per lo simile al dipintore dato è libertà poter comporre una figura ritta, a sedere, mezzo uomo, mezzo cavallo, sì come gli piace, secondo sua fantasia. Adunque, o per gran cortesia o per amore, tutte quelle persone che in loro si sentono via o modo di sapere o di poter aiutare ed ornare queste principali scienze con qualche gioiello, che realmente senza alcuna peritezza si mettano innanzi, offerendo alle predette scienze quel poco sapere che Iddio gli ha dato. Sì come piccolo membro esercitante nell’arte di dipintoria, Cennino di Drea Cennini da Colle di Valdelsa, nato, fui informato della detta arte dodici anni da Agnolo di Taddeo da Firenze mio maestro, il quale imparò la detta arte da Taddeo suo padre; il quale suo padre fu battezzato da Giotto, e fu suo discepolo anni ventiquattro. Il quale Giotto rimutò l’arte del dipingere in latino, e ridusse al moderno; ed ebbe l’arte più compiuta che avessi mai più nessuno….

CAPITOLO SECONDO

Come alcuni vengono all’arte, chi per animo gentile, chi per guadagno.

Non sanza cagione d’animo gentile alcuni si muovono di venire a questa arte, piacendogli per amore naturale. Lo intelletto al disegno si diletta, solo che da loro medesimi la natura a ciò gli trae, senza nulla guida di maestro, per gentilezza di animo. E per questo dilettarsi, seguitano a volere trovare maestro; e con questo si dispongono con amore d’ubbidienza, stando in servitù per venire a perfezione di ciò. Alcuni sono, che per povertà e necessità del vivere seguitano, sì per guadagno e anche per amor dell’arte; ma sopra tutti quelli, da commentare è quelli che per amore e per gentilezza all’arte predetta vengono.

 

23-10-2006

la tavolozza 5

ff in Appunti, disegni

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Qualsiasi superficie bianca può esser disegnata.
Questa è una pagina del libro “La festa è finita” di Peter Hahne. Se non vi sentite di disegnarlo, leggetelo, poi magari ne parliamo assieme.

Prima di preparare la tavolozza dobbiamo fare un passo indietro, e pensare alla tela.
Se non hai mai dipinto, ti conviene iniziare usando i cartoncini telati, che, essendo rigidi, ti permetteranno di eseguire il disegno di base con più facilità, magari appoggiandoti sul tavolo e non al cavalletto.
Ecco, una delle difficoltà che a scuola le ragazze incontrano, è proprio quella di disegnare in verticale.
Se non hai frequentato scuole d’arte, ti sarai abituato a scrivere, a disegnare, a lavorare sempre con le braccia appoggiate al banco, ad un sostegno che facilita e, in un certo senso, ti guida la mano.
Disegnare con le braccia alzate, libere, senza appoggio, è molto più faticoso e le prime volte non saprai come tenerle, dopo cinque minuti, le sentirai indolenzite e pesanti, e ti sembrerà di aver tra le dita una matita di venti chili.
Ma ci si abitua presto a vivere senza aiuti nella vita, figuriamoci se non ti abituerai a disegnare senza tavolo.
Poche storie, ed esercitati, vedrai che presto non sarà più un problema, anzi ti accorgerai che tenendo il tuo cartone un po’ inclinato, appoggiato alle ginocchia, se hai le gambe lunghe, altrimenti son fatti tuoi, usa quelle di qualcun altro, riuscirai a vedere meglio il soggetto che devi riprodurre, paesaggio, ritratto o natura morta che sia.
E detto tra noi, questa posa fa molto più artista, tanto che se uno passa ti guarda e penserà subito quello sì, è un pittore. Son trucchetti, questi, che nella vita di tutti i giorni servono sempre.
A proposito di soggetti da riprodurre, ne parlo adesso perché magari poi mi dimentico, ma sarai ormai abituato al mio saltar di palo in frasca, no? Dunque, non farti prendere da manie di grandezza e, per carità del cielo, non costringere un tuo amico o qualcuno di famiglia a posare per te. Ricordati che gli affetti son come i denti se traballano poi cadono.
Per il momento accontentati di copiare.
Lo so che copiare è una gran brutta parola, ma in pittura è necessaria. Indispensabile.
Anzi, addirittura obbligatoria.
Prendi una riproduzione di un quadro che ti piace, sceglila con cognizione, però.
Lascia perdere i quadri troppo complicati, perché all’inizio ti sembra di poter affrontare qualsiasi difficoltà, ma presto, rendendoti conto che, anche se la minacci, la tua matita non ti ubbidirà, verrai preso dallo sconforto e piangendo butterai tutto nel cassonetto.
Evitiamo queste scene tragiche, ti prego.
Quindi scegli un bel soggetto chiaro, con le ombre ben definite, ed i contorni comprensibili, e cerca di copiarlo alla perfezione.
E poi scusa hai presente quante volte ti hanno castigato per aver copiato? Adesso che invece lo devi fare, approfittane, no?
Ah, prima di salutarti, ché la campana sta per suonare, un’ultima raccomandazione: fai la punta alla matita, altrimenti non scrive, e poi ti demoralizzi.
Alla prossima lezione. Forse.
 

21-10-2006

sifossifoco

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pennino. grafite. carboncino. e un po’ di tristezza.

 

Stanotte, o meglio stamani, quando con ancora gli occhi aperti aspettavo, come tutte le mamme del mondo, di sentir la chiave del ragazzone aprir la porta, ecco, eran circa le le 3 e 43 quando mi son messa a parlar con me stessa di teologia e di religioni.
Con me stessa, ché il capo, come tutti i papà del mondo, pensava molto profondamente di cose sue. Respirando sereno, regolare, pianino pianino.
Vedi, io ho una forma mentis molto infantile, per quel che riguarda la teologia, e forse anche per tutto il resto del pensato, ma non ci posso far nulla, è che devo aver l’immagine di quell’eventuale Dio che ci governa.
E se nella vita reale ancora non ci sono riuscita, ed è per questo e per altre due o tre cose, che dubito ormai troppo spesso, vorrei riuscirci almeno qui, in questa vita virtuale, che per fortuna termina e poi inizia di nuovo, all’infinito.
Ed ero lì, con le orecchie tese, che mi chiedevo che forma o che aspetto potrebbe avere il dio splinder.
Avrà anche lui l’occhio triangolare? Oppure se ne starà seduto lassù con la barba bianca, a guardar le dee passeggiare, con il suo mazzo di fulmini accanto..o ancora, avrà tante braccia come la dea kali, ma allora devono esser davvero tante, per star dietro a tutti i blogger del mondo.
E come si chiamerà la religione di questa deità splinder..splinderesimo? splinderismo? splinderdù?
Quel che è certo, è che, come tutti gli dei che si fanno rispettare, anche lui punisce.
Tu ti comporti male? Sputi in terra, o sbatti la porta quando il nonno dorme, o fai uno di quei tanti peccati che in rete si commettono? zac, lui, più veloce della luce, ti punisce, seduta stante.
E non ti appare nemmeno prima, per dirti, con una voce da dieci comandamenti “pentiti o peccatore”..no-no, lui, in quattroequattrotto ti manda una paralisi.
Ed stato quel che è successo al sifossifocoblog, ieri.
Era lì tutto bianco come sempre, oddìo qualche macchiolina grigia ce l’aveva anche lui, non voglio dir che fosse santo, ma se ne stava lì al suo posto, con tutti i suoi commenti, i suoi link, e non per vantarmi, io ne avevo due addirittura, con la sua fotina là in alto, con gli occhiali a mezzo naso, e con tutte quelle parole pensate e ripensate, scritte una accanto all’altra, talmente tante da poter fare il giro di alcuni mondi, quando, nel bel mezzo della mattina, nel pieno della sua vitablog, il dio splinder, non ci crederai, gli ha mandato una paralisi.
Voglio dire, almeno un dio normale, uno di quelli misericordiosi, per punirlo di quelle azioni che nella scala dei peccati da 1 a 10 arriveranno anche a 3, lo avrebbe fatto morire, no? Invece no, lui gli ha mandato la peggiore delle punizioni, per uno scrittore, il coma vigile: sifossi vede, sente, ma non può muoversi, non può far nulla e la legge gli impedisce anche di chieder l’eutanasia.
Secondo il dio splinder il sifossifoco dovrebbe restar lì, esposto nella gabbia dei condannati ad imperituro esempio, caso mai anche noi cadessimo nel peccato.
Per quel che mi riguarda, non vorrei mai far questa fine, e se fossi in lui me ne andrei subito in Olanda, e mi farei morire del tutto, chè viver come blog a metà, non ci penserei neppure.
Anzi, se occorre, sarei anche disposta a staccarla io, la sua spina.
Tanto io credo in wordpress, e so per certo che gli dei delle piattaforme hanno fatto un patto tra di loro: tu punisci i tuoi ché ai miei ci penso io; e se il mio dio wordpress mi cancellerà, allora vorrà solo dire che i miei quadri son proprio molto molto brutti, e allora me lo sarò meritato.
Sifossifocoblog, son sicura che anche in questo mondofinto ci sarà un’altra vita, ci sarà un paradiso per i blog che hanno avuto tanti commenti, linkati da mille e più persone, un bel paradiso pieno di post e di accessi. E chissà che tu non mi appaia anche in sogno, magari per darmi i numeri del lotto.
Ma scrivimeli, mi raccomando…ché sai che io ho ben poca memoria.
Arrivederci.

Ripensamento: a dir la verità, forse mi sono allargata troppo e ti toccherà fare un po’ di purgatorio, prima. Secondo me.

Update: ripongo le gramaglie.  

18-10-2006

lettere a theo

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Oggi avevo intenzione di parlarti di filosofia, e di grandi domande e dubbi, ché in questi giorni mi son spesso chiesta, chi siamo, dove andiamo, e soprattutto a che ora torneremo tutti normali, ma poi ho cambiato idea, e ti parlerò, invece, di un libro, sperando di farti venir voglia di correre in libreria a cercarlo: Lettere a Theo” Vincent Van Gogh.
Pur essendo un’edizione Guanda, ho fatto fatica a trovarlo; l’ho dovuto ordinare e per inghippi vari, mi è arrivato dopo parecchie settimane, forse tu sarai più fortunato e nella tua città avrai una libreria più rifornita.
Quando pensi a Van Gogh, la prima cosa che ti viene in mente è la sua pazzia, e non mi dire che non è vero, sai? pensi subito al taglio dell’orecchio, e alla quotazione che ogni sua opera ha raggiunto, dal più semplice schizzo al più famoso Girasoli.
Ti fermi davanti alle sue pennellate contorte e spiraleggianti e le leggi come una deformazione dettata dalla malattia, tutti questi sei che si inseguono in giravolte senza fine.
Sarà anche così, era davvero malato e la sua mente non era certo serena, ma se leggi le lettere che scriveva a suo fratello Theo, vedrai in quelle volute molto di più. Ti sembrerà di vederlo dipingere. Sentirai il profumo del colore che si stempera sulla tela, ed ogni tratto ti sarà più chiaro: il perché di quel blu e come mai tutte quelle stelle brillano così luminose, gialle, in un cielo blu di prussia.
Sentirai la sua sofferenza per l’incomprensione che lo circonda “a volte rido di cuore perché la gente mi sospetta di ogni sorta di cattiverie e assurdità che neppure mi sognerei di fare.(Io che in realtà non sono altro che un amico della natura, del lavoro, dello studio e soprattutto della gente.)
Ti sembrerà di essere chiuso in quella gabbia che, secondo lui, e ne son convinta anch’io, priva l’uomo della libertà di vivere. La difficoltà di vivere è in ogni sua parola, è presente anche quando ha rari momenti di serenità, e il domani sembra dargli una speranza di vita felice. E allora sono progetti e voglia di creare e voglia di un futuro normale, forse un futuro di successo. Chissà!
E la storia dell’orecchio è relegata in due righe, sottintesa. Non è importante. È solo un attimo di vita. Un urlo di dolore ad un mondo che non vuol capire.
Quando vai a visitare una mostra, guardi i quadri, magari ascolti una guida che ti spiega con quattro parole imparate a memoria, e talmente spente per quel ripeterle mille volte al giorno. Parole spesso sbagliate, senza vita, buttate lì, come alla recita di fine anno, a scuola.
“Ecco con questo rosso il pittore voleva far vedere..intendeva…” ma cosa ne sai tu, di quello che voleva far vedere il pittore, se non te lo ha detto lui, personalmente, se non te l’ha spiegato, se non ti ha aperto la sua anima?
Forse voleva farti vedere un rosso, ma forse no, forse per lui quello era un sentimento verde. E a te sembra solo un rosso. E tu allora guarda, e se vuoi entra in simbiosi con quel colore, fallo tuo, traducilo pure con le sfumature del tuo sentire, prendilo in prestito per fare una passeggiata nel mondo. Usalo pure come se fosse un pezzo di pongo e plasmalo per aiutarti parlare con te stesso. Ma poi rimettilo a posto, ché non è tuo. E difficilmente avrà la forma che tu gli hai dato. Ne ha una sua e tu non la puoi possedere.
Non ti devi permettere, nemmeno se tu sei il critico più importante del cosmo intero, non ti devi permettere di spiegare quello che non sai, che non puoi conoscere, nemmeno con venti lauree.
Potrai cercare di spiegare il periodo storico, il contesto sociale, il perché e il percome, ma non saprai mai cosa voleva dire il pittore, se non hai parlato con lui, se non ti ha aperto il suo cuore, raccontandoti se stesso.

Ecco perché devi comperare questo libro, perché avrai modo di leggere quest’anima che alla fine si è arresa. E forse capirai le spirali e le stelle e le giravolte. Forse.

                                                                                      

Domenica mattina[L’Aia, settembre 1882]

Caro Theo,
…Il bosco sta diventando proprio autunnale…Perché non puoi immaginarti un tappeto più meraviglioso di quel marrone rossastro profondo nel bagliore del sole di una sera d’autunno, schermato dagli alberi.
…Da quel terreno si levano giovani betulle….La bianca cuffia di una donna che si curva a raccogliere un ramo secco….una gonna è colpita dalla luce – appare un’ombra- la scura immagine di un uomo si staglia sopra il sottobosco. …Queste figure sono grandi e piene di poesia…paiono enormi terracotte che si stiano modellando in uno studio…
…Mi ha colpito con quanta solidità quei piccoli tronchi fossero radicati al suolo. Iniziai a dipingerli col pennello, ma dato che la superficie era già tanto appiccicosa, le pennellate vi si perdevano- così le radici e i tronchi li strizzai fuori dal tubetto e li modellai un poco col pennello. Sì- ora se ne stanno lì. Sorgono dal suolo, profondamente radicati in esso.
In un certo senso sono lieto di non aver imparato a dipingere, perché in tal caso potrei aver imparato a trascurare un effetto come questo. Ora io dico, no, questo è proprio quanto voglio-se è impossibile, è impossibile…io stesso non so come lo dipingo. Mi siedo e  mi dico” questa tavola vuota deve diventare qualcosa”…trovo che nel mio lavoro c’è in fondo un’eco di quello che mi ha colpito. Vedo che la natura mi ha detto qualcosa, mi ha rivolto la parola e che io l’ho trascritta in stenografia. Nella mia stenografia ci sono forse parole che non si possono decifrare, forse ci sono errori o vuoti; ma in essa c’è qualcosa di quanto mi ha detto quel bosco…..

Una calorosa stretta di mano e credimi,
sinceramente tuo, Vincent

17-10-2006

hole in one

ff in golf

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Un drive lungo dieci giorni, e hole in one!

06-10-2006

stanchezza

ff in giarina, golf

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05-10-2006

la crostata

ff in giarina

Ricetta molto semplice.

Ingredienti

Una confezione di pasta frolla surgelata, che, a seconda delle stagioni, scongelerete, in inverno su termosifone/stufa/camino, in estate, al sole, sul davanzale e in autunno-primavera con il ferro da stiro, attenzione, escludendo la modalità vapore.

Una confezione di marmellata a piacere. Io ho usato la marmellata di pesche.

Cari cuochi, non perdo nemmeno tempo a spiegarvi come si stende la pasta e come ci si spatola sopra la marmellata, ché son davvero di corsa, in questi giorni, ma desidero solo farvi un’ affettuosa raccomandazione: attenti, ché la prepazione della ricetta è, sì, oltremodo facile, ma la cottura è altrettanto carogna.

crostata.jpg

Cuiusvis hominis est errare.

E se lo diceva Cicerone dovrà pur esser vero, no?

03-10-2006

astuzia

ff in giarina

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“astuzia antiscopiazzamento”fferrari
olio a spatola 100×100

02-10-2006

persone

ff in galleria

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“paesaggio con persone che osservano il paesaggio”fferrari
acrilico a spatola e pennello 100×120