Francesca Ferrari Weblog

28-09-2006

la tela bianca

ff in Appunti

Il Bianco mi mette soggezione, ho sempre paura di guastarlo, di sporcarlo con un’idea mediocre.
Tu pensa ad un campo coperto di neve, finché nessuno lo calpesta è perfetto: immobile e senza vita, ma davvero perfetto.
Poi arrivo io e in pochi minuti lo rovino con impronte senza senso.
Non si deve mai distruggere un Bianco senza motivo, ché poi ci si sente in colpa.
Anche una tela bianca ha qualcosa di sacro, è lì, immacolata, resta appoggiata al cavalletto con pazienza e aspetta fiduciosa che qualcuno la dipinga.
E invece tu la guardi, controlli mille volte i chiodi, accarezzi con la mano la trama fine, sistemi le chiavi, inserendole e togliendole all’infinito, e la tendi a tal punto che ci rimbalzerebbe un granellino di polvere.
Passi giorni interi ad osservarla, ma poi non hai mai il coraggio di guastare quel Biancoperfetto con un’idea che, tu lo sai bene, perfetta non è.
Sono talmente rare le ideeperfette!
Non si trovano in commercio e non si possono costruire, sarebbero fasulle.
A volte le puoi rubare, ma è fatica sprecata, perché i loro colori scadenti ingialliscono e si sgretolano quasi subito.
L’ideaperfetta ha una vita sua, e non sai nemmeno come o perché nasce, ti arriva all’improvviso, senza farsi annunciare e ti riempie tutti i pensieri.
Non ti abbandona mai, nemmeno la sera, e, anche se sembra assopita, mentre tu dormi, in realtà lavora, e quando ti svegli, il mattino dopo, lei è già lì, che aspetta impaziente.
E poi ti segue dappertutto, si traveste da minestrone, la vedi nel cesto del pane, nell’ufficio postale, in lavanderia, e quando cammini per strada, guardi il mondo e non lo vedi, ascolti le persone, ma non le senti, perché esiste solo lei, ed è un po’ come vivere a metà e allora ti vien voglia di ringraziare quelli che ti stanno accanto e accettano e sopportano con pazienza di averti soltanto a metà..
E non la puoi nemmeno ignorare, perché ti parla continuamente, chiacchiera e ti stordisce e si trasforma, diventando sempre più grande, poi cambia vestito anche cento volte al giorno e per cento volte ti sembra più bella e ti meravigli di come possa esser tua.
E allora la curi, la coccoli, la tieni al caldo, la covi con amore e aspetti con impazienza il momento giusto e solo allora quel Bianco non ti spaventerà più e lo potrai coprire con il bluoltremare, il verdeveronese, i rossi e i gialli e con tutte le meravigliose sfumature che soltanto un’ideaperfetta possiede.
E anche i pennelli la riconosceranno e scivoleranno da soli e mischieranno i colori senza chieder spiegazioni e anche il Bianco della tela chinerà la testa sconfitto e alla fine lei sarà lì, davanti a te e allora ti allontanerai per vederla meglio.. anzi farai finta di uscir dalla stanza per poi rientrare all’improvviso per controllare se è ancora lì, e non ti chiederai se anche gli altri la vedono perfetta, perché lo è per te, è tua, e solo questo conta veramente.
E intanto,mentre aspetto la mia ideaperfetta, conto i chiodi di questa tela, la sistemo sul cavalletto, ne osservo la bella trama di linofine, controllo le chiavi, e guardo con astio tutto questo Bianco che mi fa soggezione.
E son corsi e ricorsi.
E Lupì, mi chiede cosa mettiamo su questa tela , e io gli rispondo, un’ideaperfetta, se sei così fortunato da averne una.

 

27-09-2006

maglia rasata

ff in galleria, giarina

maglia rasata in sei game ed un tie-break

un dritto

dritto.jpg

“titolo”fferrari
acrilico a spatola 120×80

e un rovescio

rovescio.jpg

26-09-2006

rebus (4 8 2 6)

ff in galleria, giarina

rerebus.jpg

“comerovinareunquadro”fferrari
olioealchidico a spatola 100×100

difficoltà*****

24-09-2006

il tortino di verdure

ff in giarina

Cari i miei cuochi che son dentro di voi, oggi prepareremo un gustoso tortino di verdure.
Ingredienti, come da ricetta.
per il ripieno:
50g di spinaci lessati
50g di erbette
50g di parmigiano
100g di ricotta
1 uovo
sale
per la pasta:
200g di farina
30g di olio
30g di acqua
1 cucchiaio di sale.
Apriamo il nostro grande e bel frigorifero.
Considerando che è domenica mattina, e sono appena le otto, proviamo un naturale senso di ripulsa per l’odore di formaggio che immediatamente vi schiaffeggia: ahinoi, iersera abbiamo dimenticato di sistemarlo in uno di quei meravigliosi contenitori che abbiamo comperato all’ikea, non chiudono, ma sono così belli!
Lasciamo quindi aperto lo sportello, e andiamo nel frattempo ad indossare il grembiulino, quello con la pettorina a cuore.
Passato il primo attimo di fastidio, e, dopo aver arieggiato con cura anche la cucina, curiosiamo nei ripiani del frigorifero. Molti di voi lo chiamano amichevolmente frigo, non fatelo, vi supplico, non è punto elegante, per non parlar di frigor…un vero orrore.
Si chiama frigorifero, tutto intero.
Orbene, cosa ci offre questo indispensabile elettrodomestico?
Nel ripiano in alto, non facciamo finta di non saperlo, c’è una ciotola ikea che contiene n° 4 (quattro) cubetti di cioccolato fondente, mangiamone uno subito, e serbiamo gli altri per dopo.
E non facciamo nemmeno finta di non sapere che non ci sono né erbette, né spinaci.
Parmigiano, sì, a volontà, ma di ricotta neanche l’ombra. Uova uno, a rischio scadenza, ma le uova di campagna durano più della scadenza, si sa, e Francescav ha detto che nel tortino ci vogliono le uova… anche la ricetta lo dice, ma miei caricari, a noi, ciò che dice la ricetta, ci fa un baffo, vero?
Richiudiamo il frigorifero e avviciniamoci con passo felpato e disinvolto alla dispensa, quella sacra cassaforte sempre piena di sorprese.
Meraviglia e stupore! Due buste di puré istantaneo Pfanni, quello che il nostro capo riconosce ancor prima di sedersi a tavola dicendo, io quel pastone lì non lo mangio.
Cari cuochi, siete stati fortunati, ché invece oggi il puré Pfanni ci salverà la ricetta, lo useremo al posto della ricotta, è quasi bianco, no!?
Ci manca del verde.
Ci sarà pur qualcosa di verde, da qualche parte.
Nel congelatore!
Caspita, abbiamo sempre qualcosa di buono nel nostro congelatore.
Toh, guarda, i gelati!
Buoni, alle ottoemezza del mattino non si può certo mangiare un gelato…solo un paio di cucchiaiate, via.
Ma ecco, là in fondo, quello che fa per noi: una bella busta di spinaci surgelati. Ricordatevi che vanno cotti, prima.
Adesso che abbiamo tutti gli ingredienti, come da ricetta, possiamo accingerci alla preparazione del nostro tortino domenicale.
Non importa se non avete il latte, il puré Pfanni si può anche fare con l’acqua, verrà più digeribile, e suvvia non perdetevi d’animo per così poco.
Fermatevi un solo istante per ragionare se secondo voi l’uovo andrà mescolato agli spinaci o al puré e optate per quest’ultimo.
Abbineremo invece il parmigiano agli spinaci, e dando sfogo alla nostra creatività, insieme al parmigiano uniremo anche quel pezzo di stracchino d’aspetto ancor piacevole.
Procediamo a far gli strati nella teglia.
Chi ha detto, e la pasta?
Pensavate mi fossi dimenticata? Sciocchini! Non useremo la pasta, poiché non abbiamo farina, ma daremo vita ad una sperimentale variazione della ricetta.
Vi ricordate le due piadine che abbiamo visto nel ripiano in basso del frigorifero? La piadina è una delle forme cotte della pasta, no? E quindi siamo a cavallo, come diceva sempre mia nonna comprando il cacio.
Prendete la vostra bella teglia e sistemate una delle piadine sul fondo, poi, a strati, alternandoli, il puré e gli spinaci.
Se avete qualche avanzo di prosciutto, non abbiate paura, una puntina di rosso s’intonerà patriotticamente al bianco e al verde.
Voilà, inforniamo il tortino per un po’, a discrezione.
Saprete dal profumino, quando sarà ora di togliere la vostra creazione dal forno per spiattellarla nel vassoio di portata, ché ricordatevi, domenica è sempre domenica e lunedì, prosciutto.

tortinoslurp.jpg

tortino di verdure

21-09-2006

la tavolozza 4

ff in Appunti

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i miei colori

Tornando ancora alle lenzuola, se in casa avete solo quelle con gli orsi, o i delfini o con le primavere del Botticelli, usate pure quelle, ma sappiate che non sarà la stessa cosa.
Mio papà nelle lenzuola disegnate non ci dormiva nemmeno, figurati se ci puliva i pennelli…diceva che gli davan prurito. E anche a me. Volete mettere? Da un bel bianco totale, fresco, pulito, magari che profuma di Marsiglia, ci si ricavano stracci meravigliosi.
Adesso con la forbice fate un tagliettino nel vostro e poi straaapppp, che soddisfazione, vero?
Io strappo stracci di due misure, grandi un braccio e piccini due mani, e poi li piego per bene e li metto lì nella cesta, accanto alla scrivania. Quelli grandi finiranno sulla mia spalla sinistra, e i piccoli nell’anello che trovate sotto il supporto del cavalletto, dove avete appoggiato la tela.
Ho preso l’abitudine di tenere sempre uno straccio sulla spalla sinistra, dopo aver rovinato decine di maglie, maglioni, camicie, perché sulla spalla pulisco le spatole, quando cambio il colore. Mi viene naturale e lo faccio senza preoccuparmi se ho il vestito del mercoledì o quello della domenica.
Un altro punto molto a rischio è il fianco destro, non so perché ma i pennelli, lì, ci van da soli, a pulirsi.
Insomma se volete evitare di rovinare il vostro vestito buono, usate le felpe del ragazzone, attenti però, se a Pasqua suonano alla porta, ricordatevi di cambiarvi in fretta, prima di aprire la porta, ché non sta affatto bene che una signora ammodo si presenti con quelle scritte, al parroco che viene a benedir la casa.
E così abbiamo esaurito l’argomento stracci. Peccato.
Vogliamo parlare un po’ dei colori?
Difficile come argomento, perché la scelta della tavolozza è molto personale. Quella che vi ho mostrato è la classica gamma di colori che generalmente usiamo a scuola, ma non è quella che amo io in questo momento. La mia tavolozza è diversa, ma è diversa anche da quella di ieri e sarà diversa da quella di domani, forse.
Intanto, come vi ho già detto, ne preparo sempre due, una con le tinte terrose, ocra chiara e scura, le terre di siena, i verdi, quello vescica, il verde di Hooker che è un po’ più scuro del primo e per gli ultimi quadri ho aggiunto il verde phthalo, che di strano ha solo il nome, infatti non è altro che quel verde un po’ azzurrato che piace tanto alla Sasà. Nell’altra tavolozza metto i blu ed il bianco. Sono paesaggista, le mie tele sono in genere grandi e regalo sempre molto spazio al cielo, e me ne occorre tanto per stemperare il bianco con i blu, poiché la quantità di colore da fare è sempre abbondante.
Credimi non c’è niente di più sconfortante dell’accorgersi, dopo aver tirato mezzo cielo che la tinta è terminata.
Non riuscirai mai più a farla uguale, se è composta da più colori, e dovrai ricominciare daccapo, altrimenti si vedrà la differenza. E ti verrà voglia di buttar via tutto, ché la fatica, anche fisica, è stata tanta.
Quando ti accorgi che hai consumato metà del colore che stai usando e ti rendi conto che non sarà sufficiente, fanne subito dell’altro, e uniscilo a quello che ti resta, vedrai che allora la tonalità sarà la stessa e la differenza non si noterà.
Per fare un color cielo, inizia sempre dal bianco, unisci poi poco per volta il blu che preferisci. Vuoi un cielo sereno che ti ricordi l’estate appena trascorsa? Allora al bianco unirai una punta di cobalto.
Invece è un temporale quello che sta per arrivare? Al bianco mescola il blu di Prussia e una punta di terra d’ombra bruciata, ma deve essere una terra di ottima marca e dovrai usarne una punta di spillo, altrimenti diventerà tutto verde e sarà inutilizzabile.
Una volta i miei cieli erano tutti blu cobalto, era un’estate senza fine, amavo i colori brillanti, le ombre contrastanti, i gialli solari, volevo che il quadro regalasse il profumo del grano o la brezza di un pomeriggio all’ombra di una pianta.
Ma si cambia, e niente al mondo meglio della pittura può far da barometro ad uno stato d’animo.

È dalle nove e dodici di stamattina che ho un infarto medio alto, che si sposta da un braccio all’altro. Vado a farmi un tè, magari mi passa.
A domani. Sempre che l’infarto mi passi. Ovvio.

20-09-2006

la tavolozza 3

ff in Appunti

Eravamo rimasti alla tavolozza. Per non buttar via i colori, ieri sera, l’ho coperta con un vassoio da pasticceria e poi l’ho avvolta con l’alluminio da cucina.
È curiosa questa commistione tra cucina e pittura. In effetti, a pensarci bene, uso più materiale cuciniero qui nel mio studio che giù, dove dovrebbe esser di casa.
Appunto, i vassoi di cartone, ne ho un baule pieno, grandi da trenta paste, medi da 14; di piccini da sei pastine, quattro cannoncini e due torrette, ne ho così: il mio pranzo di quando son sola.
Da oggi non gettateli più, ci si stempera bene il fondo di preparazione, oppure se avete una tela molto grande e vi occorre un sacco di colore per fare un cielo, vi potranno servire anche da tavolozza, basta ricoprirli con l’alluminio, ed è fatta.
Ne ho tanti anche di polistirolo, ché qui in campagna il mio fornaio li usa per i tortelli di patate e d’erbetta e per i cappelletti, tutte quelle buone cose che porto a casa di nascosto, e spaccio per mie.
Non mi piacciono questi vassoi tanto leggeri e inconsistenti che ti sembra di tener in mano un niente. E poi fanno quel rumore finto che mi fa passar la voglia di dipingere.
Peccato, ché i tortelli son così buoni! Proverò a convincere il fornaio ad usare ancora quelli vecchi di cartone, con il loro bel bordo ondulato. Sono anche più belli da vedere.
E di vasetti, quanti ne ho! Fabiana mi chiedeva ieri se uso le scodelline di ceramica per medium e solventi.
Assolutamente no.
A parte il fatto che son care arrabbiate, sono soltanto belle da vedere, non servono a niente. Quando vado all’esselunga a far la spesa, faccio sempre scorta, non di quello che manca in dispensa, ma di vasi di cetriolini giganti e di giardiniera che poi nessuno mangia, e di magnum di maionese, la misura giusta per l’acqua dei pennelli.
Non ti bastano mai, si sporcano e son da buttare, oppure cadono e vanno in mille pezzi, quindi la prossima volta che fate la spesa, giù nel carrello vasi, vasetti e vasoni.
Quelli medi serviranno per la trementina, quelli piccini per l’olio di lino e per il medium degli alchilici.
Peccato non aver più bimbi piccoli, ché quelli degli omogeneizzati hanno proprio la misura giusta. Anche se, detto tra noi, un omogeneizzato nella minestra non può far male, mia mamma diceva sempre che quel che si dà ai bimbi male non fa agli adulti.
Attenti, non prendete manzo e agnello, un sapore un po’ particolare, e i vostri ospiti potrebbero accorgersene, restate in un sicuro vitello, non sa di nulla, e via andare.
Arriviamo ai canovacci. Non avete nemmeno idea di quanti stracci servano per pulire spatole e pennelli, per togliere un colore sbagliato, per pulir le tavolozze, per pulire il pavimento e anche il vestito, se per caso non hai un grembiulone davanti a proteggerti.
I canovacci vecchi sono quasi perfetti, un po’ ruvidi, ma lo stesso morbidi, per le mille lavatrici subite; della misura giusta, né troppo grandi né troppo piccoli. Quasi perfetti, però, ché lo straccio per antonomasia, quello che suscita l’invidia del pittore che ti viene a trovare, è quello fatto con le lenzuola.
Non potete nemmeno immaginare la gioia che provo quando scopro nell’armadio un lenzuolo un po’ liso.
Le lenzuola vecchie sono una meraviglia per pulir pennelli e mani e faccia…quando le mani son gialle o verdi o rosse, è molto facile che lo sia anche il viso, il naso, soprattutto.
Allora adesso andate nel vostro armadio tirate fuori tutta la biancheria e guardatela bene. Ci sarà sicuramente un lenzuolo che vi ha stancato un po’, su…anche se non ha proprio i buchi, non si deve andar per il sottile. Dài, quello va bene, non vedete che lì nell’angolino è un po’ rovinato?
Prendete le forbici e tagliate via tutti gli orli, le cimose, i pizzi e i ricami, anzi la prossima volta comperate lenzuola lisce e semplici e bianche, ché, ricordatevi, lo straccio bianco ha sempre una sua eleganza.

intervallo.jpg
“intervallo”fferrari
acrilico e spatola e niente corsivo, così non ci son più problemi di porte aperte o chiuse.

19-09-2006

la tavolozza 2

ff in Appunti

tav --.jpg

Ecco la tavolozza di base. Non posso nemmeno spiegarvi la fatica che ho fatto per pubblicare questa foto. Per fortuna è suonata la campana e si va tutti a casa. Per compito, studiate i nomi dei colori.

Ci vediamo domani.

 

18-09-2006

la tavolozza

ff in Appunti

A te sembrerà una cosa banale il preparar la tavolozza, vero?
Invece è uno dei momenti più belli di una giornata di pittura.
Mettiamo subito in chiaro una cosa importantissima: per dipinger bene non si può prendere una giornata così, come capita - capita, occorre una giornata di quelle speciali, sai una di quelle che iniziano al mattino e non sai quando finiranno?
Ecco, quella.
Non ci devono essere pensieri di cosa si mangia e adesso devo andar a fare la spesa.
Se non puoi, non ti ci metter neppure davanti ad una tela.
Se vuoi davvero dipingere dimentica il tempo, la fame, la stanchezza, chiudi fuori il mondo, insomma.
E poi guarda la tua tela. È lì, bianchissima, profuma di lavanda.
Non è vero, però un profumo la tela bianca ce l’ha davvero, ma non so descrivertelo, è come il  profumo delle idee da colorare.
E poi arriva il momento magico della tavolozza.
Ho ammucchiato decine di tavolozze, grandi e piccole. Alcune, le più vecchie, hanno talmente tanti strati che pesano un quintale. Non le posso più usare, ma non le getterò mai. Sarebbe come gettar via i quadri che sono nati dai loro colori.
Allora, se avete trovato la giornata giusta e avete la tela sul cavalletto, adesso prendiamo i colori e iniziamo a far la tavolozza.
Ricordatevi che i colori non vanno messi a casaccio, come viene viene, ci vuole ordine, e io che son disordinata come dieci disordinati messi insieme, in questo caso sono precisissima, impiego più tempo che a far il disegno, a volte.
Avanti, piglia i tubetti e mettili in fila.
I colori vanno disposti lungo i bordi, dal più chiaro al più scuro.
Eh bravo! Se mi metti un giallo lì, come fai poi ad infilar il pollicione nell’ovale?
A dir la verità, io lavoro con le tavolozze appoggiate a due carrellini, uno a destra e uno a sinistra del cavalletto, ne preparo sempre due, ma per questa volta voi potrete farne una sola.
Lasciate un po’ di spazio tra un colore e l’altro, e siate generosi nella quantità, chè quelle tavolozze striminzite con una puntina di blu e una di rosso mi fanno tristezza.
Su, schiacciate fuori un bel tondo di colore, tanto poi vi servirà, e se non lo userete tutto vi insegnerò ad utilizzarlo, senza sprecarne nemmeno una lacrima. I colori devono esser di buona qualità, e non vanno mai sprecati. Costano parecchio, quindi non fatevi prendere dalla smania di comprarne di inutili, come il viola o il grigio o lo smeraldo, lasciate perdere anche tutte le sfumature del lilla e del bronzo.
Non servono. Potrete crearli voi, con i primari: blu – rosso – giallo.
Unendo un bel blu oltremare ad un rosso carminio, e con l’aiuto del bianco, avrete tutte le tonalità di  viola di questo mondo. Volete un lilla? Aumentate il blu. Volete un fucsia? Più carminio e il gioco è fatto.
Giusto ieri, giornata nera tra le nere, ma se diovuole è ormai passata, raccontavo ad un allievo, uno tra i più cari che ho, e anche tra i più attenti&presenti, le difficoltà che si possono incontrare ad usar il bianco a sproposito.
Vedete, mieicari, il bianco va usato con cautela, perché rende i colori lattiginosi. Se volete schiarire  di un tono un marrone, fatelo con il giallo Napoli, non con il bianco. E così pure se volete render più luminoso un rosso, non usate mai il bianco, ve lo rovinerebbe. Fate così, prima di stendere il rosso, preparate una base di giallo, e poi vedrete che il ostro rosso sembrerà più vivo e più brillante.
Il verde, poi…uno schifo col bianco. Unitelo al giallo chiaro, e mi ringrazierete.
Attenzione il giallo non va sempre bene, se lo unite al blu vi troverete un verde del quale non saprete cosa fare, se quello che state dipingendo è un cielo.
Invece non abbiate paura ad unire il bianco a qualsiasi tipo di blu: oltremare, di prussia, celeste, cobalto o ceruleo.
Ah, ricordatevi che i bianchi più comuni sono due, quello di titanio e quello di zinco. Il secondo è leggermente azzurrato ed è quello che uso io.

Fine della prima lezione sulla preparazione della tavolozza.

Metti subito giù quel nero, sai?! Non voglio vedere il nero nella tavolozza, guai!

Intervallo.

17-09-2006

una figlia di seconda scelta

ff in Appunti, disegni

bozzettomamma.jpg 

“bozzettomamma”fferrari
inchiostro acquerellato e matite

 

Non ho ritratti di mia mamma. A lei non piaceva farsi ritrarre, non amava nemmeno le fotografie.
Una vita difficile la sua, una continua lotta, se pensi che mio papà viveva con la matita in una mano e la Nikon nell’altra.
Questo è l’unico quadro che le ho fatto, una fatica che non ti dico, e non l’ho nemmeno qui con me.
Quando ho vuotato la sua casa, ero così arrabbiata col padreterno e con lei, per esser andata via in quel modo, che l’ho preso, quel quadro, e l’ho portato alla sua amica. A volte non ci si rende conto delle stupidità che si commettono. Oppure sì, ma ci si autopunisce per qualcosa, forse.
Mi è rimasto questo schizzo, a inchiostro e acquerello, credevo di averlo perso nel trasloco, e invece mi è saltato fuori, come per dispetto. Oggi che piove.
Qui la mia mamma è in campagna, a Panocchia. Sta facendo le parole crociate. Ai piedi le sonnecchia un vecchissimo Bred, pronto a scattare ad ogni accenno di movimento. Un ormai barcollante tentativo di scatto, a dir la verità.
Strano vederla seduta, ferma, ché ferma non ci stava mai, forse lì sta aspettando che l’acqua bolla, per buttar gli spaghetti, o che la torta mostri una bella crosta dorata,  pronta per esser spolverata di zuccheroavelo.
Era abituata ad aspettare… me, mio fratello, mio papà, sempre tutti in ritardo, tutti con orari differenti, tutti a dar per scontata la sua disponibilità. E lei era lì. Sapevi che c’era. Non ti passava nemmeno per la testa che avesse in mente un qualcos’altro da fare. Qualcosa che non riguardasse noi.
Io non sono brava come lei, da uno a dieci, sono zero di bravura, non ho imparato niente. Mi arrabbio se devo aspettare. Vivo sempre con la speranza che i miei ragazzi trovino qualcosa da mangiar fuori. Quando mi telefonano per avvisarmi che non potranno pranzare a casa, rispondo, sì, con un  peccato avevo lavorato tanto per cucinare! ma nello stesso momento faccio salti di gioia e richiudo quel frigorifero che avevo appena aperto. Sono poco disponibile, e se sto dipingendo non esiste niente e nessuno, solo tela e colori.
Per lei, invece, eravamo noi il centro della sua giornata. Tutto ruotava attorno a noi. Dal risveglio del primo mattino, all’ultimo saluto, alla sera. Vorrei esser anch’io così per la mia famiglia. Ci riesco per due ore. Anche due ore e mezza, se lavoro ad olio, ché si sa, l’olio asciuga più lentamente.
Forse le mamme di una volta eran fatte con materiale di prima categoria, o magari ci sono anche adesso delle mamme così, da qualche parte. Non qui in casa mia, però. Io devo esser di seconda scelta. Presente le maglie fallate del banco in Ghiaia? Ecco devono avermi trovata lì, non in una boutique di mamme firmate, ma tra una camicia senza bottoni ed un golf macchiato di nero.
Però son stata una brava figlia, sai? Non sempre. Anzi, ero una figlia di scarto, prima. A mia mamma piaceva chiacchierare con me, ma a me assolutamente no. A dir la verità, a me non piaceva chiacchierare con nessuno. Eppure lo sapevo che sentir raccontare la mia giornata, i miei pensieri, per lei era una gioia grande. Ma io niente. Me ne stavo in camera. O dopo, da sposata, se mi telefonava, per venire a casa mia, spesso trovavo una scusa, oggi non posso, mamma, vieni domani.
Ci voleva un grande dolore per farmi diventar un po’ più brava. Quando mio papà si stancò di vivere e decise di dire basta a vecchiaia e tristezze, lei restò per la prima volta, dopo tutta una vita, sola. Sola due volte, perché mio padre, ti assicuro, la vita la riempiva tutta. Ti sfiniva addirittura.
Ma lei era forte, non voleva far vedere che la casa le stava di una misura troppo larga, che le giornate erano diventate improvvisamente molto lunghe e la sera non arrivava mai, e che dentro aveva un vuoto talmente grande. sto bene, non dovete preoccuparvi per me, avete le vostre vite, state tranquilli.
E io, da figlia di seconda scelta, riuscivo a convincermi che era davvero così. Che andava tutto bene, e potevo tranquillamente pensare a me stessa. Era la vita, no?
Sai quando sono diventata brava, ma brava come nemmeno una figlia fatta su misura può essere?  Ho iniziato quella volta che, pur essendo d’accordo di trovarci  per andare a fare un giro in centro, non arrivava, stranissimo, ché era sempre in anticipo, lei.
E allora sono uscita per andarle incontro. E l’ho trovata seduta in una panchina del viale, a due passi da casa mia.
Cosa fai qui, perché non mi hai suonato?
Non ce la facevo più, sono troppo stanca.

Ecco, in quel momento mi sono trasformata in figlia da primo premio. Una trasformazione in Superfiglia. Senza aver bisogno di una cabina telefonica.
Non avevo mai usato un computer, ed ho imparato in quattroequattrotto a far scansioni di analisi mediche per trasformar un marker 4000 in un perfetto 7.5. e fino a quel momento nessuno aveva avuto mai transaminasi più belle delle sue, per non parlar delle visite mediche! E le ho regalato otto mesi di progetti, faremo vedremo e vivremo. Di programmi, vorrei tornar in egitto a veder le piramidi…certo, mamma..magari vengo anch’io
Era una donna intelligente, la mia mamma, e sapeva di tutto e leggeva di tutto e mi faceva dannare perché prenotava visite mediche di nascosto non son più io…sarà il cuore? E io allora correvo, il giorno prima dell’appuntamento, dal cardiologo e gli spiegavo non c’è più niente da fare, le metastasi son dappertutto, perché dirglielo? Voglio che abbia un futuro davanti, deve sognare ancora, deve pensare di avere una vita,  di centanni ancora, da viver con noi. Senza ombre di morte sugli occhi. Voglio che alla sera si addormenti con un domani davanti.
E i medici mi hanno aiutato, sai, hanno capito che avevo ragione io, che sarebbe stata una verità inutile.
E così, con la tranquilla convinzione di avere un piccolo soffio al cuore che la debilitava, ma un disturbo da niente, in fondo con quel che passato, signora, è comprensibile , no?ha continuato a vivere morendo ogni giorno un pochino, ma senza saperlo.
In fondo è quel che succede, naturalmente, a tutti noi, ma non ci si pensa mai al fatto che si vive morendo. Perché mai avrebbe dovuto pensarci lei.
Ho solo un dubbio, a volte, me lo ha messo l’Anna, la signora che le dormiva accanto quell’ultima notte, e non vi dico che fatica per convincerla ad accettare una presenza che secondo lei era del tutto inutile, sono solo debole per quel che ho passato, figurati se non posso dormir da sola! ecco l’Anna mi ha raccontato che verso le tre del mattino, la mia mamma si è messa a sedere a fatica sulla sponda del letto, con le gambe giù, e scuotendo la testa le ha detto con un fil di voce sa una cosa, Anna, mi dispiace un mondo per la mia ragazza, ché si è data da fare così tanto per niente…
E poi si è rimessa giù, come per dormire.
Ecco, a volte mi viene un dubbio, ma lo scaccio subito, altrimenti dovrei restituire il premio, quello da figlia di primascelta. 

15-09-2006

esperimento

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unquadro.jpg

“unquadrorettangolo”fferrari
olioeacrilico a spatola 90×140

15-09-2006

serietà&intelligenza.

ff in giarina

E’ da una settimana che cerco di scrivere un post serio brillante e molto intelligente.

Adesso come adesso, non mi viene in mente niente.

Riproverò domani.

14-09-2006

differenze

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differenze.jpg

differenze-.jpg

su, trova le dieci differenze tra i due quadri e vincerai un bellissimo premio!

13-09-2006

mele&tulipani

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mele&tulipani.jpg

“mele&tulipani”fferrari
olio80×120

12-09-2006

neutrini

ff in galleria

neutrini.jpg

“chiacchiere tra struzzineutrini”fferrari
alchidico a spatola 100×100 

11-09-2006

disagio

ff in giarina

Mister Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
quei programmi demenziali con tribune elettorali
e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
siete come sabbie mobili tirate giù.
C’è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero
com’è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Quante squallide figure che attraversano il paese
com’è misera la vita negli abusi di potere.
Sul ponte sventola bandiera bianca
A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata
a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie
com’è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie musicali.
Sul ponte sventola bandiera bianca…
Minima immoralia
The end, my only friend this is the end
Sul ponte sventola bandiera bianca.

f.battiato

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