Francesca Ferrari Weblog

31-08-2006

meta

ff in Appunti

Leggendo questo post di Giocatore mi chiedo se può esistere una forma d’arte che non sia “metanarrazione” o “metapittura” o “metafotografia” o “metaquelchevuoi”.
Si parla di metanarrazione indicando quel lavoro che trascende la narrazione. Le vive accanto, come se fosse la sua ombra, ma con una vita propria. E’ un racconto nel racconto. Come in un gioco di specchi, ogni frase rimbalza e, deformata, assume un significato diverso. Ma è sempre la stessa frase.
Non è così anche per un quadro? Non esiste forse una metanarrazione anche in un racconto che usa forme e colori al posto delle parole?
E che arte sarebbe se si limitasse ad esistere procurando un passivo passatempo?
E seguendo la ragnatela dei miei dubbi, devo io, pittore in questo caso, aiutarti a capire il mio metaracconto o ti devo lasciar le briglie sciolte e permetterti di impossessarti dei miei colori per dar vita ad un tuo metaracconto tutto personale.

mah.

 

 

 

 

 

 

 

30-08-2006

lampo

lampo.jpg

“lampo”fferrari

carboncino-grafite ed acquerello 

Lampo amava sopra ogni cosa il calore del sole. Se ne stava per ore sdraiato accanto al muro del giardino; ogni tanto alzava un sopracciglio, e raddrizzava appena la testa, dava un’occhiata al suo territorio e poi, sbadigliando, tornava a sonnecchiare.
Si sentiva così stanco, e ormai anche il caldo dell’estate contribuiva ad intontirlo, facendogli trascorrere la maggior parte della giornata dormendo e sognando.
Dovete sapere che, come tutti i cani del mondo, lampo sognava sempre, e nei suoi sogni abbaiava a gatti dispettosi, ringhiava a terribili ombre, ma soprattutto rincorreva farfalle, mimando quelle cavalcate che non era più in grado di fare.
Quando il nonno tornò una sera, molti anni prima, con quello spinone arruffato, la nonna si mise le mani nei capelli, figuriamoci, lei non amava molto i cani: sporcavano il pavimento, abbaiavano di notte ed ogni scusa era buona per non volerne in casa. E poi la nonna adorava i gatti, ne aveva sei, e se non fosse stato per Torido che faceva sparire le cucciolate, regalandole ai contadini-diceva lui, e la nonna faceva finta di credergli, ma per due giorni non parlava più, se non fosse stato per lui, la casa si sarebbe trasformata in una gattaia.
Quel giorno di settembre, il nonno andò a caccia, come sempre senza cane, e per un cacciatore cacciare senza il fido compagno è un po’ come per uno scrittore scrivere senza la propria tastiera, utilizzando quella degli altri: era un cacciatore triste, povero nonno.
Ricordo bene quella mattina, noi eravamo ancora in campagna, poiché allora le scuole iniziavano in Ottobre. Era una frizzante alba settembrina, come tutte le altre forse, ma chissà, a me sembrava diversa, infatti mi alzai per salutare il nonno e poi tornai a dormire, poiché era appena sorto il sole e gli occhi mi si chiudevano per il sonno.
Per tutta la giornata giocammo come sempre, rincorrendo le galline di Torido, trasformando i pazienti gatti della nonna in altrettanti giochi graffianti e così tra cose e litigi, senza che ce ne accorgessimo, arrivò la sera.
Ma il nonno non era ancora tornato.
Si percepiva che in casa c’era apprensione, la tovaglia non era ancora in tavola, il secchio dell’acqua era quasi vuoto, la nonna continuava ad andare alla porta, fingendo un’ indifferenza molto fragile: ogni rumore la faceva sobbalzare, e subito il suo sguardo correva speranzoso al cancello.
Finalmente quel cigolio che doveva servire per segnalare l’arrivo dei ladri, annunciò invece il ritorno del nonno.
Ma non solo il ritorno suo, segnalò anche l’arrivo di una massa di pelo arruffato, timidissimo spaurito e fangoso. E qui occorrerebbero ancora mille aggettivi per descrivere quel botolo che assomigliava solo lontanamente ad un cane.
Appena entrò in cucina si andò a nascondere tutto tremante e con la testa tra le zampe, sotto il tavolo, intrecciandosi alle gambe delle sedie a mo’ di protezione. Sembrava un cane malato e a me faceva anche paura.
Potete immaginare la discussione che seguì, e che si protrasse per tutta la notte; dalla nostra camera sentivamo le voci dei nonni e io e mia cugina, sedute dietro la porta, riuscivamo a fatica ad afferrare solo pezzetti di frasi.
“…è troppo grosso…” “… buono e tranquillo…”…i gatti…non possiamo…” “….ci penso io…” ” …lo hanno picchiato…ha un orecchio insanguinato…”.
E credo che quell’orecchio ferito sia stato, sì, la tragedia di Lampo, poiché gli provocò una totale sordità, ma, tutto sommato, fu anche la sua fortuna.
Infatti le voci si calmarono, sentimmo la nonna scendere in cucina, e piano piano la seguimmo anche noi, troppo curiose per perdere la scena.
La nonna era accucciata sotto il tavolo e, con la camicia da notte ormai tutta infangata, cercava di convincere l’impaurito cucciolo ad uscir fuori, e ad abbandonare quella gabbia protettiva.
Il nonno nel frattempo aveva riempito la tinozza, quella che serviva per lavare i panni, di acqua tiepida, ed insieme riuscirono a lavare tutta la sporcizia da quel grumo di sangue, peli e ossa.
E fu così che Lampo nacque per la seconda volta nella sua vita.
E quella notte iniziò la sua vera e unica vita, dimenticò le bastonate della precedente, e sono convinto che arrivò alla convinzione di essere sordo perché una farfalla, in un giorno d’estate, gli entrò nell’orecchio per dispetto, si spiega così perchè trascorse i suoi 15 anni a rincorrerle, perfino nei sogni.
Ed un pomeriggio di sole tiepido, con l’estate alle porte, Lampo, dondolando sulle zampe malferme come un ubriaco, si diresse come sempre al suo muro dei sogni.
Si distese, alllungandosi e stiracchiandosi come aveva imparato a fare da quei gatti con i quali era invecchiato assieme e si addormetò felice. Non si mosse nemmeno quando una farfalla grande come due mani si appoggiò sull’orecchio malato. Non si svegliò più.
Io non c’ero, ormai ero grande e non volevo più saperne dell’estate in campagna, ma riesco a vederlo lo stesso, là, accanto al muro coperto di glicine, che dorme e galoppa e galoppa..e galoppa.
E spero di addormentarmi anch’io così, fortunata come lui.
E così finisce la storia di Lampo, il mio sordo spinone con la coda blu cobalto.

anonimo di cognome, ff di nome 

29-08-2006

la guerra di piero

ff in Appunti

La guerra di Piero
Fabrizio de André

 
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l’inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu no lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbracciata l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

27-08-2006

reclamo

ff in giarina

Spett. Direttore Dipartimento Vacanze
c.a. Ufficio Reclami
Oggetto: reclamo negligenza ed errata consegna Pacchetto Vacanze.
Egregio Direttore e famiglia, mi rivolgo a lei, che so persona attenta alle esigenze di noi Consumatori Vacanze Estive, per esporLe il mio disagio.
In data Maggio23 - 2006, come potrà facilmente controllare nella copia contratto in vostro possesso, tra le interessantissime proposte vacanze, dopo attenta valutazione, avevo optato per il pacchetto 26/C, che prevedeva quanto segue:
#N°2 (due)settimane permanenza a Punta Ala, secondo vostra descrizione tranquilla ed amena località soleggiata.
#N°15(quindici) giorni di tempo stabile, sereno e con temperatura compresa tra i 22° ed i  30° (avevo anche scelto la sotto-opzione ventilazione costante a regime di brezza leggera, ma non sottilizzerò, essendo io persona ragionevole e di animo conciliante).
#N°15(quindici) giorni di salute buona, comprensiva di buonumore e sorridente disponibilità nei confronti di un prossimo variegato e vociante.
#Assenza totale di Problemi e Affini per l’intero periodo, con garanzia soddisfatti o rimborsati.
Orbene, ritenendo che la sua organizzazione sia stata oggettivamente lacunosa e priva della necessaria diligenza nelle consegne, essendomi stato erroneamente consegnato un Pacchetto Vacanze scelto da un altro Consumatore, altrettanto bello ed interessante, ma lontano dallo spirito che mi aveva spinto a scegliere il 26/C, mi vedo costretta ad inoltrare procedura di reclamo per la richiesta di risarcimento, come prevede l’articolo 33/D-ff142 del contratto stipulato con il suddetto Dipartimento Vacanze.
Per un vostro disguido ed una deprecabile leggerezza e disattenzione, in data Agosto11-2006, ho ricevuto l’Opzione Vacanze 78/D che, come lei ben sa, essendo il Presidente, consta di:
#N°2(due) settimane permanenza a Punta Ala, con rientro anticipato a sorpresa.
#N°15 (quindici) giorni tempo perturbato con sprazzi di sole e pioggia quando càpita-càpita, allietati da temperature oscillanti tra i 12 e i 47 gradi, con punte di umidità superiori alla soglia umanamente sopportabile, tipo Cambogia in bassa stagione.
#N°1 (una)Pielite con febbre 38° minima, max sconosciuta.
#N°1(una) Midriasi occhio destro, con risultato di occhio verde e occhio nero.
# N° 1(uno) incidente spettacolare con nuovissima macchina Jeep Cherokee grigio metallizzato solo 3000chilometri, completamente distrutta contro palo della luce, causa anziano autista sbadato proveniente da stop non rispettato.
Mi creda caro Esimio, fosse soltanto per me avrei chiuso un occhio, quello del ragazzone rimasto normale, ma pensando a quel Consumatore vostro Cliente, che, per un errore di consegna ha dovuto accettare e trascorrere, suo malgrado, la mia Vacanza banale e monotona, al posto di quella ventata di spregiudicata ed avventurosa pausa dalla normalità da Lui scelta nel catalogo 2006, mi sento in dovere di intervenire per rimediare al catastrofico errore.
Chiedo pertanto che mi venga al più presto rispedito il pacchetto 26/C, come da mia prenotazione, impegnandomi altresì a far avere al legittimo proprietario il 78/D, erroneamente in mio possesso.
In attesa di un cortese riscontro, porgo a Lei e Famiglia distinti saluti. E un abbraccio alla suocera se esiste.
In fede, giarinaff
Addì, fine Agosto pomeriggio 2006.

PS. Vorrei specificare che del pacchetto 26/C terrei invariata la giornata di martedi 22 agosto, dalle ore 11.00 alle ore 17.00 circa, che comprende chiacchiere sparse e amenità varie piacevolissime con la signorina Metalla & Max e con la signora Lizaveta.
Se ciò non fosse possibile, ovviamente rinuncio senza indugio al reclamo ed al rispettivo rimborso.

Sempre sua con affetto.

24-08-2006

compleanno

ff in giarina

Mi dispiace, è scaduto il tempo a vostra disposizione.

Tutti quelli che non mi hanno fatto gli Auguri verrano slinkati immantinente.

09-08-2006

vacanze

ff in Appunti

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“mani&avviso”fferrari
refrattaria e A4 bianco

Va bene, mi adeguo e anch’io, anche se non son d’accordo, vado in vacanza.
Fosse per me me ne starei a casa, a godermi le strade semivuote, le rotonde deserte, quel senso di libertà che si respira nella città, in agosto.
E poi a pensarci bene, vacanza significa anche preparar borse e borsoni, cosa manca? ci sarà caldo-freddo-pioggia-vento, portiamo tutto, solo per andare a fare in un altro posto, quello che faccio così bene a casa mia.
Ma dice che bisogna andar in vacanza, per riposarsi, e, nel mio caso, si va al mare.
Bellissimo il mare, così grande e così salato e con tutta quella sabbia che ti si incolla addosso e la gente…che meraviglia!
Tanti bambini che urlano e giocano e tirano pallonate e ti passano sui piedi ..e le loro mamme che chiacchierano e ridono e non tacciono neanche se le imbavagli, e leggere è impossibile.
Se potessi vivere dentro il mare, allora sì, sarebbe una vacanza fantastica.
Poter vivere per una settimana laggiù, con tutto quel verdesmeraldo intorno e con vicini che ti non rivolgono la parola: un silenzio assoluto.
Il problema è che non riesco più a compensare, mi si deve esser rimpicciolito il naso negli anni, ché non riesco ad afferralo e dopo pochi minuti un mal d’orecchie tremendo, e devo tornar su, veloce.
Certo bisogna anche star attenti alle eliche, ché se ti distrai un attimo ti affettano come un prosciutto..e attenzione anche alle meduse, dice il giornale che quest’anno sono terribili.
A dir la verità già l’anno scorso non scherzavano, il capo, che è un tipo molto socievole, durante un’immersione, ne ha abbracciato una con un bellissimo collare viola, e lei  in cambio gli ha lasciato un’impronta con un’ustione di quarto grado. Ragazze affettuose, le meduse, ma non bisogna dar loro troppa confidenza.
Dice, ma vai a visitare una città, un museo, ci sono mille meraviglie da scoprire..in agosto? con tutti i mesi che abbiamo in un anno, son così idiota da andare a far file di ore, per vedere, intruppata, quello che in novembre potrei ammirare con tranquillità, senza turisti accanto che si fanno fotografie in continuazione, cheeeeeese, per poter dire, tornando a casa, io ci sono stato.
E pensare che qui, nella mia città, ci sono strade che non conosco, vicoli del centro storico che possono raccontare storie meravigliose, basterebbe passar le vacanze cercando di scoprire ogni giorno un angolo nuovo, una chiesa mai visitata, una casa da riscoprire.
L’altro giorno sono andata nella parte vecchia della città, di là dall’acqua, de’dlà da l’acqua, e ho girato per i borghi, alcuni non li avevo mai visti, altri erano talmente cambiati da essere irriconoscibili, mi sembrava di visitare un paese straniero. Altri colori, altre etnìe, altri profumi dalle case, niente soffritto, ma kefta e cannella. Un mondo da scoprire dietro casa.
Ma dice che bisogna andare in vacanza, e io mi adeguo.

08-08-2006

blu indanthrene

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“colore per ny”fferrari
olio 80×100

08-08-2006

scarlino

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“scarlino”fferrari
olio 70×90

08-08-2006

buca sette

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“bucasette”fferrari
olio70×120 

08-08-2006

lavanda e cyan

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“lavanda”fferrari
spatola 90×60

08-08-2006

temporale in blu di prussia

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“temporale”fferrari
olio120×80

08-08-2006

alba

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“alba”fferrari
olio 100×80

08-08-2006

dietro casa

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“panocchia”fferrari
olio 100×60

08-08-2006

due pioppi

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“due pioppi”fferrari
alchidico 60×8o

08-08-2006

colori a punta ala

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pineta punta olio.jpg

“puntala”fferrari
olio a spatola 100×60

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