Francesca Ferrari Weblog

31-03-2006

il mare

ff in galleria

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“mare di sera” fferrari 2001
alchidico a spatola 70×60

31-03-2006

toscana

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“estate a tre colori” fferrari ‘99
acrilico a spatola 140×100

31-03-2006

ff in galleria

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“il covone” fferrari ‘98
acrilico a spatola su tela 140×100

31-03-2006

toscana

ff in galleria

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“puntala” fferrari ‘98
alchidico a spatola su compensato 80×60

29-03-2006

marija rupreht

ff in scuola

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“mia terra”  Marija Rupreht  2006
acrilico a spatola su tela 120×60

 

Marija è nata in Slovenia, ma neanche sotto tortura vi dirà quando, a Piresîca Velenje, a destra guardando le Alpi.
È stata una delle prime allieve della Scuola Canforini, abita a Bedonia, antico feudo del nostro Appennino, a circa sessanta/novanta chilometri da Parma, ma per le distanze non prendetemi alla lettera, ché non sono il mio forte, diciamo che vive a Bedonia, là in alto, a dieci minuti di macchina se guida il capo, e a un’ora se guida uno che ha ancora dei punti nella patente.
Marija, pur essendo diventata nel corso degli anni un’affermata artista, non manca mai: pioggia, neve, vento, lei è presente alle lezioni.
Tra l’altro, nel suo caso, ormai non sono nemmeno più lezioni, ma soltanto consigli, metti un po’ di verde qui, oppure, sfuma un po’ in quel punto.
Lei affronta per due volte la settimana la Cisa, per lavorare in compagnia, e per me, ma soprattutto per Mariangela, la maestracapo, è una grandissima soddisfazione, perché significa che oltre alla tecnica abbiamo saputo darle anche affetto e amicizia.
Anni fa a Marija venne in mente di dipingere un ritratto del suo cane che correva nel bosco; anche se vive in Italia da tanti anni, ancora adesso parla come una slovena in ferie, e per settimane ci ha riempito la testa di guarda come è mio belissssimo Doghi, non ne potevamo più.
Un giorno, prima del suo arrivo, con Mariangela abbiamo sistemato il quadro sul cavalletto e io ho nascosto il cane, attaccando sopra Doghi un pezzo di tela dipinta solo col bosco.
Doghi era sparito.
Sotto il quadro c’era un cartello: è passato l’accalappiacani.
Peccato, allora non possedevo la macchina fotografica digitale, perché la sua espressione, non vedendo più il cane, sarebbe stata da immortalare.
Adesso avrei una confessione da fare a Marija, e, visto che mi legge, ne approfitto e la faccio qui.
Ti ricordi quando l’anno scorso mi hai portato le radici dei mughetti, quella palla di fango e fili secchi e mi hai detto tu dividi uno- uno e poi meti in tera copri poco dopo nasce mughetti tanti belisssimi?
Ecco, io ho piantato, magari non proprio uno-uno, ma con la forbice ho tagliato mucchietti di fango grandi come una pallina da golf e poi li ho sotterrati..fatto sta che qui, di mughetti, neanche l’ombra.

Un abbraccio, ci vediamo oggi a scuola.

28-03-2006

la carta d’identità

ff in giarina

Ho rifatto la carta d’identità che mi avevano rubato per Natale.
Dopo tre mesi sono tornata ad essere cittadina italiana.
Ma non è la stessa cosa.
La mia vecchia carta d’identità aveva la foto di cinque anni fa, e se a voi sembra un niente, non sapete di cosa parlate.
Tre volte ho rifatto la foto.
E da tre fotografi diversi.
Allora, cinque anni fa, la foto te la faceva il fotografo professionista, ti metteva in posa, pieghi un po’ la testa, no aspetti.. sposto la luce, ecco sorrida.. click, saranno pronte fra tre giorni.
E un ritocchino qui e un ritocchino là, sembravi la più bella del reame.
E noi ragazze ci teniamo alla foto dei documenti.
Metti che ti capiti di doverli mostrare in uno sfortunato momento di caduta estetica, se il chiedidocumenti ti guarda schifato, puoi sempre dire guarda che di solito sono come nella foto, eh? razza di un cretino, ma vai a guardare tua moglie…
Ecco, adesso non lo potrò più fare, è arrivata la rivincita delle mogli dei chiedidocumenti.
Tutto perché non ci sono più i fotografi di una volta, ché adesso appena metti piede nello studio, ti chiedono foto per documenti? e se rispondi di sì, senza tanti complimenti, ti portano nel retrobottega e ti fanno sedere sopra uno sgabello, tra le pile di carta da stampare e le scatole di pellicole.
E guai a te, se cerchi di sistemarti la frangetta, ricordo di tempi migliori, loro sono spietati, via la frangia, la fronte deve esser scoperta.
Guai, se cerchi di accennare un piccolissimo sorriso, ché, a noi di una certa età, se sorridiamo appena, si alzano un pochino quei due bargigli agli angoli della bocca, che con gli anni tendono a cadere in basso.
Le avrete viste anche voi quelle signore sorridenti che girano per la città, non hanno mica quella faccia beata, perché son tutte felici di stare al mondo, sapete?!
No, è solo un trucco per far sparire i bargigli, tant’è che se le guardate dritto negli occhi, vi leggerete un velo di malinconia.
Ad ogni modo, dal fotografo, niente sorriso, si deve stare serissimi, ché sono le nuove disposizioni per le foto dei documenti.
Io ho ubbidito ai primi due fotografi e, quando dopo dieci minuti, mi hanno consegnato le foto, in entrambi i casi, ho guardato, ho pagato otto euro, sono uscita e ho pianto, in silenzio, prima dietro l’angolo di San Vitale e poi dietro il Comune.
Mancava il numero e poi come foto segnaletiche erano davvero perfette.
Con un moto di orgoglio mi sono ricomposta, ho tirato su le spalle e sono andata dalla mia amica fotografa, quella che fa anche le fotocopie per la scuola.
Anche lei ha provato a tirarmi via la frangia e a farmi star seria, ma è bastata un’unica occhiata per farla desistere. Click e sono uscita con le mie tesserine in mano.
Poi sono andata all’anagrafe e ho consegnato le mie foto ad un’impiegata stranamente sorridente, che, con i suoi piccoli bargigli, mi ha guardato complicemente comprensiva, e continuando a sorridere appena appena, in quattro e quattrotto, ha stampato la mia carta d’identità.
A guardarla bene negli occhi ho visto quel velo di malinconia, e ho capito che nei suoi documenti anche lei ha sicuramente un accenno di sorriso.
Questa è fatta.
Adesso mi devo preparare moralmente per rifare la patente, e lì saran dolori, perché quella che mi hanno rubato aveva la foto dei diciott’anni.

28-03-2006

toscana

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“verso l’Argentario” fferrari
alchidico su tela 140×80

28-03-2006

agosto

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“grano” fferrari ‘97
alchidico e olio su tela 80×120

28-03-2006

la campagna

ff in galleria

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“Panocchia” fferrari ‘97
acrilico a spatola 80×60

27-03-2006

agosto

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“mietitura” fferrari
acrilico a spatola su tela 80×100

27-03-2006

toscana

ff in galleria

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“quattro cipressi” fferrari ‘96
acrilico su tela 60×50

27-03-2006

verso sera

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“strada di campagna” fferrari’96
alchidico su tela 80×60

27-03-2006

settembre

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“settembre” fferrari
alchidico su tela 100×80

27-03-2006

giarina

ff in giarina

Dunque.
Ero stata due ore dalla parrucchiera e ne ero uscita con una messa in piega così ben cotonata, che nemmeno la Lollobrigida..
Poi avevo indossato il mio vestito nuovo, quello con le frappe ed il grogrè tutt’intorno, quello che piace tanto alla giornalaia.
Per non parlar delle scarpine, lustre come due specchi.
Ero lì che aspettavo e mi dicevo “adesso verranno a prendermi..figurati se si scordano di me!”.
Aspetta, aspetta..
Tre giorni ho aspettato, seduta sui gradini.
Niente.
Neanche l’ombra di un autista.
E non è che pretendessi una carrozza con i cavalli bianchi; mi sarei accontentata anche di un autobus giallo.
Invece mi son dovuta fare tutta la strada a piedi. Da sola.
Guarda qui che scarpine!
Certo che questo posto è molto elegante, meno male che ho messo il grogrè..
“Tu resta lì nel tinello e parla solo dopo aver pensato a lungo” mi hanno detto giù all’ingresso.
Una cosa sola volevo chiedere, poi me ne sto buona e zitta e mi metto a pensare:
ma in questa nuova casa, non sembro anche a voi molto più alta?

26-03-2006

così è se vi pare

ff in mostre

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Incuriosita da due distinti signori che parlavano fitto-fitto davanti ad un mio quadro, mi sono avvicinata, in incognito, per ascoltare. “Ecco vedi? quel ramo che termina nel nulla…”. Accidenti se n’è accorto, mi ero ripromessa di finirlo, ma poi mi son scordata. “…ecco quel ramo solo abbozzato e tragicamente troncato simboleggia la caducità della vita, vedi come si perde nel cielo infinito?”. “Sì, è vero…e poi manca anche la firma…” ecchecaspita, ma come, non l’ho firmato?…eh no! è vero, non l’ho firmato! “…l’assenza della firma forse vuol mettere in risalto un continuum con la natura…la spersonalizzazione dell’artista…” Ascoltando quei due commentare così il mio quadro, mettendo in rilievo tutte quelle profonde sfumature, tanto interessanti, ma che, distratta come sono, mi erano completamente sfuggite, ecco.. mi è perfino venuta voglia di chiedere al gallerista di farmi conoscere la pittrice.

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