carboncino&anni
nero
pausando
nintendoDS-more brain training

“età cerebrale: tizio25 caio33 sempronio89″ fferrari
grafite lungadistesa.
conserve&gelatine

Ingredienti:
Un foglio di qualcosa.
Una matita con la sua punta.
Una gommapane un po’ così.
Un pennino a torretta.
Una bellissima cannuccia che ho solo io.
Un pennello uguale.
Un quadrato anche a rettangolo di cartassorbente gialla.
Inchiosto che macchia le dita. Nero oppure no.
Trattini un po’ così e un po’ cosà mischiati con il loro bell’ordine sparso.
Pazienza ed acqua q.b.
Mescolare gli ingredienti prima uno e poi l’altro ed ecco pronta la vostra bella gelatina.
Conservatela in luogo tranquillo e luminoso.

“gelatina d’inchiostro nero” fferrari
nihil novum sub sole

“cartapenninoinchiostro&pazienza”fferrari
E adesso si ricomincia.
Nuove tele. Nuovi colori.
Nuove idee.
Tutto nuovo, insomma. O tutto vecchio.
Non ho nuove idee, a dir la verità.
Questa smania del nuovo a tutti i costi non ce l’ho.
Sento sempre più tra i miei colleghipittori mediobassi una voglia di stupire con trovate altrettanto mediobasse.
Il nemico da sconfiggere è il già visto.
Si dipinge sempre meno e si imbratta sempre più.
Il quadro o la scultura o qualunque opera di quella che i comuni mortali chiamano arte, deve prima di tutto colpirti, non importa se con una carezza o con un pugno nello stomaco. L’importante è che ti colpisca come mai nessuno era riuscito prima.
Che poi ti faccia male o bene, poco importa.
Non deve diventar parte di te, piano piano, deve lasciarti senza fiato con un effetto strabiliante.
E allora si cercano materiali nuovi, che nessuno ha mai sperimentato prima. Si coprono le tele con improponibili fondi, sempre più strani, sempre più finti. Chissà se reggeranno, nel tempo… Il tempo? e cos’è il tempo, è solo un concetto obsoleto, quasi come la matita. Il disegno? suvvia non mi siate ridicoli!
Il pronto effetto con poca fatica è il risultato ideale da perseguire.
D’altra parte non è una vita a prontoeffetto, quella che va per la maggiore?
Sensazioni ed emozioni usa e getta, in pratiche confezioni monodose. Non disperdere nell’ambiente.
E se poi quel che resta è un niente, l’importante è che sia un niente molto luccicante con un fondo materico, meglio se pomice acrilica grana grossa.
piccola donna

Studio per un forsequadro di una piccoladonna, se sua mamma la riconoscerà, altrimenti niente. Quasi un test, insomma.
matita&carboncino
Piccole Donne è stato il secondo libro che ho ricevuto in regalo, avevo sei anni, o giù di lì.
Il mio primo libro invece si intitola Il mio giardino ed è ancora qui con me, sulla scrivania.
Prima o poi finirò di leggerlo.
Va bene lungo così, il post?
disegnare la lia che dorme

“la lia che dorme” fferrari
carboncino gomma e matita
Se restassi per qualche mese senza matita in mano, poi avrei delle difficoltà a ritrovare la sicurezza del tratto, e la gomma e i ritocchi e le cancellature farebbero subito la spia.
Ma la verità è che mi sembra difficile che un pittore possa restare fermo per tanto tempo, potrà avere dei momenti di pausa, di vuoto…potrà succedere che non abbia niente da dire, e, ti assicuro, sono periodi che, prima o poi, tutti noi viviamo.
Hai un senso di rifiuto per tutto ciò che hai dipinto fino a quel momento, rimetti tutto in discussione, la tavolozza, i pennelli e le spatole si trasformano in arnesi ostili e sconosciuti che si ribellano alla tua volontà.
Hai in mente un’idea, ti sembra bellissima e poi quando cerchi di darle una vita, ti accorgi che ti è estranea che non è quello che volevi dire, e prendi e butti tutto.
E poi ammiri ciò che dipingono gli altri e ti sembrano tutti dei Caravaggio e allora decidi di chiuder tutto nella cassapanca e usi i cavalletti come attaccapanni.
È come un voler comunicare qualcosa che hai dentro, questione di vita o di morte, e non riuscire a farlo, o perché non esce la voce o perché non conosci la lingua, come succede negli incubi più brutti, insomma, quando vuoi chieder aiuto e non c’è nessuno ad ascoltarti.
E poi una mattina ti svegli, magari alle quattro, scatta un click, e ti accorgi che i colori sono tutti lì che aspettano di andare sulla tavolozza e quasi si distribuiscono da soli sulla tela e parlano direttamente con te e con la tua mano e tutto ti sembra così facile, e vedi nascere il tuo pensiero, e lo coccoli come se fosse tuo figlio e lo vedi crescere, prender vita e anche se lo capisci solo tu, non importa, è lo stesso.
È lì davanti ed è quello che volevi dire e non parla solo a te, dentro la tua mente, è lì e possono vederlo tutti, che poi lo capiscano o no non ti interessa.
E può essere una gioia o un dolore o un dubbio, o solo un attimo di felicità, piccolo senza importanza, ma è lì e ci resterà per sempre.
È per questo che regalo i miei quadri, e invece faccio molta fatica a venderli, perché sarebbe come vendere pensieri, magari a chi cerca solo un colore per un muro spoglio. Un qualcosa da appendere sopra il divano a fiori.
Ma, anche in quei momenti di vuotototale, io vivo con la matita in mano. E se leggo un libro, disegno sulle parole la Lia che dorme, se sono a tavola, disegno con la forchetta una mela, se cammino, lo faccio col naso per aria, e penso a quanto viola di marte occorre per far quella nuvola al tramonto.
È un disegnare continuo, con la mano o col pensiero, e non riesco a capire come si possa non farlo.
Perchè in fin dei conti è come respirare.
E in questo momento mi basta disegnar la Lia che dorme.










