Francesca Ferrari Weblog

27-03-2010

volontariato

ff in giarina

Ehi, mi vedi?
Ma come chi sono…son sempre io, la giarina!
Son cambiata parecchio vero?
Eh, lo so, merito del volontariato.
Sono un’altra persona: diversa, migliore, più alta perfino. Un fiorfiore.
Il volontariato: ah che bella parola!
La pronunci e ti senti già più buono, prova anche tu, dài.
Vo-lon-ta-ria-to.
Lo vedi? i tuoi piedini si mutano in piccole e graziose radici che viavia salendo diventano gambi verdolini e, in men che non si dica, ti ritrovi trasformato in un fiore profumato. Gardenia, Rosa del Kenya o Giaggiolo, a seconda del momento e del colore da abbinar alle scarpe.
Se cerchi in Google puoi trovare dei cataloghi che offrono varie possibilità: servire alla mensa dei poveri, due stelline di bontà. insegnar il paesaggio ai malati di mente, cinque stelline, e così via, fino alle dieci con encomio del pulir dentiere dopopasto. Peccato che in pochi scelgano quest’ottima opportunità di cancellare dalla mente l’idea d’esser cattive persone. Spesso ci si accontenta delle cinque stelline, anche perché, diciamocelo, i troppo buoni son poco simpatici.
Io non son dovuta andar nemmeno in rete per trovare la mia occasione, me l’hanno servita bell’e pronta: lezioni di creta al ricovero dei vecchi, otto stelline e due aureole di cartapesta.
…i vecchi? lì per lì, non ho ben capito, ma poi mi son ricordata di quelle cose semoventi tutte grinze e tremori e mi son detta, giarina, acchiappa l’offerta al volo, chissà che feste ti faranno questi esseri fortunati!
A dir la verità, qualche perplessità sul ProgettoCreta m’era venuta, sarà utile o forse si potrebbe far dell’altro…ma è stato un dubbio di un istante, ché se gli esperti di vecchi&affini avevano elaborato e partorito quest’idea voleva certo dire che era cosa buona e giusta, e, detto fatto, son partita in quarta per VillaSerena.
Tu sapessi com’ero contenta, sentirsi buoni fa molto bene alla pelle. Diventi più luminosa, la fronte ti si distende… e poi sentirsi buoni da artisti ha quel qualcosa in più.
Non mi vorrai paragonare il volontariato terra-terra, tipo quello del pulir le brutture, con quello nobile dell’arte. Pensa, poter regalare la tua preziosa vena a chi non ha avuto il dono da madre natura e senza di te sarebbe destinato a morire senza aver mai fatto una scatolina di creta. Come dire, lo spreco di una vita.
Me la vedevo già la vecchina tirar gli ultimi serena e grata, col suo piccolo capolavoro di terracotta stretto al cuore, ed io con una mano sul suo capo a darle l’ultima benedizione. Ah, che scena emozionante!
Peccato che io sia stata scalognata, ché per colpa di un manipolo di vecchiacci dispettosi il mio volontariato non è stato un gran successo.
Appena entrata nell’istituto ho capito subito che non tirava aria d’arte. Eran tutti lì, attorno ad un tavolo, tristi che parevano in punizione. Chi chiedeva se era arrivato il figlio, chi pretendeva d’esser aiutato a vivere, una con lo sguardo fisso a terra, e l’altra che con un sorriso senza denti ti chiedeva se era pronto da mangiare.
Capirai la mia delusione, niente applausi, nessuna elaborazione sull’effetto emotivo del concetto di arte.
E, anche se non ci crederai, ti dirò di più: che ce ne sia stato uno ad interessarsi al meraviglioso Progetto creta&anziani. Niente. Un chissenefrega totale ed assoluto.
Addirittura una piccola donna tremolante m’ha chiesto, orrore, di giocare a tombola!
A me che son l’artista.  A me che mi son regalata con dedizione e generosità al Progetto ‘con la creta non si crepa’.
Ma siamo pazzi?
Come se nel far del volontariato si dovesse anche accontentar chi ne usufruirà.
Se si chiama volontariato lo dovrò far volontieri io, no? altrimenti l’avrebbero chiamato doverontariato, ma allora addio pelle luminosa.
Eh.

27-11-2009

out of time

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fferrari

21-11-2009

la giarina

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…perché piangi, in fin dei conti era solo un cane!

21-10-2009

tè per me

ff in giarina

te.jpg

“tè sempre tè fortissimamente tè” fferrari
olio cosìxcosà

Vai a metter su il bollitore, metti la bustina nella tazza, ci versi l’acqua calda e dopo tre minuti la strizzi per bene.
A proposito, tu lo sai come si strizza la bustina? prima io la toglievo grondante del tè più nero e buono e l’appoggiavo sul piattino. Invece c’era un segreto e io l’ho scoperto solo da poco. L’ho visto fare alla Morena a scuola. Sta’ attento ché te lo insegno: pigli il filo, togli la bustina e l’ appoggi sul cucchiaino, poi glielo arrotoli tutto attorno e strizzi. Et voilà, il tè nero gocciola tutto dentro la tazza. La Morena lo sapeva ed io no. Non ho parole.

Il Tè di Acilia è sfuso. T’arriva a casa in tanti sacchettini marroni, lucidi come l’olio appena dato, chiusi con una stanghetta di metallo d’oro. Oro vero, credo, ché per chiuder quella bontà ci vuol solo l’orovero.
E poi provi questo col gelsomino, poi quello con i fiori azzurri. E il tè verde e quello nero indiano.
Se poi vuoi saper qual è l’acqua giusta, la temperatura, e la tazza che di meglio non ce n’è devi andar da lei, ché, tu lo sai, io potrei bruciare anche l’acqua, e senza sforzo, t’assicuro.
Ecco tutto ciò la Morena non lo sa, ed io invece sì!

04-09-2009

autoquadro

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fatevelo da soli.

15-08-2009

permette signora

ff in giarina

ferragosto.jpg

Permette signora,
mi guarda da un’ora
vuol dir che stasera
si è accorta di me.

Ha visto che luna,
non amo nessuna,
se balla mezz’ora
le pago un caffè.

04-08-2009

grattacapo&vinci

Ma figurati, tutti quanti hanno già dei bei Problemi, ci mancherebbe!
E se incontri qualcuno che afferma di non averne, non credergli, significa che in cantina ne ha uno grande così e non te lo vuol mostrare. C’è gente parecchio egoista, a questo mondo.
D’altra parte non è da tutti sapersi comportar bene con i Problemi. I giornali t’insegnano che si deve bere tanta acqua, mangiar le fibre, vestir leggeri d’estate e pesanti d’inverno. Ti danno il pesoforma e la forma del peso. Ti suggeriscono la dieta tanta frutta e pochi fritti. Il rossetto milleluci e il mascara doppiovolume. Ti segnalano gli Outlet di tutta Italia, con tanto di cartine, date e viaggio organizzato, andata&ritorno.
Purtroppo non ti dicon niente sui problemi: dovi li si può trovare…come sceglierli. Come evitar gli imbrogli.
Ma ci son io, che per tua fortuna esisto, ed oggi, mentre aspetto che asciughi l’ocrarosato di una mano, ti darò qualche dritta per sceglier bene, ché anche nel problemaio ci son piccoli segreti da conoscere.
Allora, tu sai che i problemi hanno vari pesi, no?esiste il problema da venti chili, c’è quello da cinque chili e c’è quello piccolo, che pesa pochi etti ed è anche il più comune, tanto che la gente ne ha sempre uno usa&getta in tasca, per ogni evenienza.
Non ti lasciar conquistar dalle offerte pigli tre paghi due, alla fine non riuscirai a consumarli tutti, ché, se non te ne sei accorto anche i problemi hanno la loro bella scadenza, e quando li devi buttare non sai mai se vanno nella raccolta del secco o nell’umido. Ti restano appiccicati addosso e non te ne liberi più.
Bellini sono i Grattacapi&Vinci. Tu, al mattino, appena sveglio, pigli la monetina, raschi via l’argento se ci riesci, ché non non è facile come sembra, e t’appare il Grattacapo del giorno. Ad esempio, se trovi due Preoccupazioni uguali allora ne vinci una. Oppure se giochi al VinciunaGrana, e detto tra noi, è quello che io preferisco, sotto la patina d’argento t’apparirà il numero di Granepestifere che incontrerai ad arrivare a sera.
Bellino.
Divertente, ché tu passi la giornata, conti, e aspetti di completar la serie che t’è stata promessa. E non sbaglia mai, sai? se trovi il cinque stai sicuro che avrai le tue cinque Rogne, Tristezze, Difficoltà o, se sei fortunato e trovi il jolly, il tuo bel Disagiodisastroso.
Tornando al consiglio che ti volevo dare prima di chiuder casa e trasferirmi al mare, dove ci son sempre dei bellissimi premi che m’aspettano, ecco, dammi retta, non ti lasciar affascinare da quei Problemi tagliamaxi che, lì per lì, ti sembran così trendy, così belli da portar in giro e mostrar agli amici per far loro invidia, lasciali perdere, alla fine ti peseranno anche più della sacca da golf portata a spalla. E so quel che dico.
Se sei furbo devi dar retta a me, che son più vecchia, scegli una serie di PiccoliProblemi, sono i migliori. Non disturbano, ti fanno viver bene, e, soprattutto, essendo di pesomedio li puoi portare sempre con te, anche al ristorante, a far una gita. Perfino in spiaggia e, sotto l’ombrellone, li potrai confrontar con il tuo vicino di sediasdraio. Ma non accettar degli scambi se non sei in gran confidenza, mi raccomando.
Problemi non troppo grandi, ma nemmeno troppo piccini.
Un bel Grattacapo&Vinci da due euro, per intenderci.
E con questo, BuonaEstate a tutti.

21-07-2009

confessione

 tetti.jpg

“confessione”fferrari

olio&fatica 100×70

Ho una confessione da fare:

non ho mai letto Il Piccolo Principe.

E non ho intenzione di farlo.

Ecco, adesso sto meglio.

20-04-2009

lavoro stagionale

ff in giarina

Sì lo so. E’ da un po’ di tempo che manco, ma non è colpa mia, il fatto è che ho trovato lavoro.
Sapessi come son contenta!
Certo, è un lavoro stagionale, a tempo determinato, ma se si dovesse pensar sempre a quel che sarà non si vivrebbe più, non ti pare?
Per ora mi godo questa fortuna che m’è cascata addosso inaspettatamente.
Ero lì che contavo le foglie sotto la pianta grande, foglie ancora piccine ma che prometton bene, quando sento una voce che mi dice, hai del tempo da perdere, vedo…
Lì per lì mi son saltate cinque mosche al naso, ma come… io di tempo non ne ho mai perso, magari gli occhiali, sì, ma il tempo me lo tengo sempre ben stretto. Non è che te lo regalino e buttarlo via mi sembra davvero uno spreco orrendo.
Stavo per pigliar a male parole quella voce impertinente, quando mi sento dire, se vuoi ti offro un lavoretto di precisione.
Le mosche si son messe subito sull’attenti e, via via che la vocina spiegava in cosa consisteva il lavoro, diventavan sempre più gentili e svolazzose, tanto che sembravan farfalline rosa.
Insomma, per farla breve, son stata assunta come Capordinatrice del Color Verde.
Devo girar per il mondo, da qui a lì, in su e in giù, e catalogare tutti i verdi che incontro.
In dotazione ho mille scatoline dentro le quali devo mettere un campioncino d’ogni colore: dal verdeblu al gialloverde, passando per il verdemare ed il verderba.
M’hanno dato anche un seggiolino con il sedile a triangolo in canapone grezzo, uguale a quello che ci si portava in spiaggia una vita fa, quando il mare era sei verdi e cinque azzurri, e il sole splendeva anche quand’era nuvolo.
Così adesso giro col mio seggiolino sotto il braccio e, quando arrivo ad un bel verde, mi fermo, lo apro mi ci siedo sopra e piglio campioncini. E poi via a cercarne altri, chiari, scuri, trasparenti e grassi.
Capirete bene che il lavoro è tanto, mica per niente han chiamato me che di verde son parecchio esperta.
E son brava, sai? tanto che stamattina, prima di uscir per la raccolta, il direttore m’ha promesso che forse a fine estate mi riconfermerà anche per catalogar i giallimarroni, a patto però che riesca a trovar i due verdi più rari: il sempreverde ed il verdesperanza.
Mannaggia, e pensare che solo qualche anno fa li vedevo entrambi dappertutto, ne avevo nelle tasche, nei cassetti, in testa e anche nel cuore.
Perfino mescolati ai blu. Ne avevo così tanti che li buttavo dalla finestra.
Che oca! li ho consumati tutti, e adesso se qualcuno non me li regalerà mi sa tanto che a settembre mi troverò disoccupata.

Peccato.

10-03-2009

segreti

ff in giarina

Ah, mi ci vedo, lì-lì per esalare il mio ultimo respiro, nell’abbandonar questa valle di lacrime. Vedo tuttaquanta la scena come fosse accaduta ieri.
Sarò in un enorme letto tutto di pizzo vestito, appoggiata ad almeno venti cuscini di piuma. E trine e ricami e falpalà. Candida la camicia da notte, ricca di merletti e smerli a chiacchierino.
E me ne starò lì, con le manine secche e pellute abbandonate una sull’altra, con estrema eleganza, a guardar voi, i miei cari, tutt’intorno.
A dir la verità dovrete star molto larghi per riuscire a circondar il letto, ché non siete poi così numerosi.
Ne potrei sempre affittar qualcuno, altrimenti sai che tristezza veder che la tua dipartita bagna solo una manciata di fazzolettini di carta?
A proposito, no.
Di carta no, per favore. Lascerò un cestino all’ingresso con fazzoletti veri di lino fine. Per quanto morbidi non mi son mai piaciuti i tempo&c, e per il mio estemo saluto ci mancherebbe che mi vedessi pianger nella carta al mentolo.
Tornando a voi miei cariafflitti&affittati, sarete tutti lì a guardarmi con affetto lagrimevole, ed io ricambierò lo sguardo con quel sereno distacco che prelude l’ormai prossimo viaggio.
E ci si guarderà per ore, e forse anche per giorni. Tutti nella grande camera ad imposte socchiuse. Penombra per chi in ombra si sta trasformando.
E allora con estrema fatica io solleverò la manina ad indicarvi uno alla volta, e facendovi avvicinare vi regalerò la possibilità di svelar segreti da portar con me nell’altro mondo.
E voi mi aprirete le vostre anime, e io con gli occhi semichusi ascolterò e perdonerò e comprenderò il vostro male ed il vostro bene.
E come spugna di mare assorbirò tutto ciò che appesantiva le vostre vite, quel mai confessato che pesava come zavorra sulle vostre piccole spalle umane.
E vi alzerete dal mio capezzale come rinati, liberati da segreti diventati farfalle.
Ai miei cari la leggerezza della liberazione, a me il peso del loro intimo più profondo. Unica depositaria del tuo mondo recondito. Unica cassaforte dove chiudere il tuo segreto. E poi chiuderò gli occhi e aspetterò la Nera Signora con la serena consapevolezza d’avervi donato un  limpido futuro senza ombre di segreti opprimenti.
Io aspetterò, ma poi se mi riprenderò e la Nera Signora rimanderà la sua venuta, non sarà certo colpa mia.
E quel che ormai sarà stato rivelato, sarà stato rivelato.
Mica si cancellerà. Ci si metterà d’accordo. Eh.

12-02-2009

non so

ff in giarina

Ho un nonso che mi gira in testa e m’impedisce di fare.
Hai presente il trovarsi di fronte a mille strade, e anche se sai dove portano, una qui, una là e l’altra per pampogne, e anche se le conosci passopasso, e le hai percorse con sicurezza da tutta una vita, adesso, non sai quale prendere. Potresti andar da quella parte, e ti sembra di aver già deciso quanti passi e come farli. E ti senti dentro quell’energia che ti farebbe correre anche subito. Ma poi vedi l’altro sentiero, e anche quello potrebbe esser piacevole da percorrere. E poi più a destra, guarda, c’è una salitina, chissà dove porta.
E lìperlì ti sembran tutte soluzioni belle e facili. Ma non riesci a decidere quale scegliere.
Ed è così che mi sveglio ogni mattina, mi sembra di sapere, ma dopo un duepertre m’arriva il nonso, ed inizia a svolazzarmi attorno e mi fa perder l’equilibrio.
Tu pensa che avevo messo sul cavalletto una tela talmente bella che aveva già un quadro a far capolino tra trama e ordito.
Veloce veloce ho cercato d’acchiappar quell’idea con quattro spatolate d’acrilico, e che meraviglia di toni m’eran venuti fuori dalla tavolozza! ero così contenta che avrei continuato fino a sera, senza tentennamenti e senza quei sensi di colpa che ho sempre quando uso l’acrilico e trascuro l’olio. Un bel chissenefrega mi guidava la mano a coprir il lino bianco, e due passi indietro ad ammirar il capolavoro.
E tutto ciò solo ieri, sai?non un mese fa.
Ecco, invece stamattina son qui con un nonso grande come la magnolia che vedo dalla finestra. Nonso.
Nonso se continuar con l’acrilico.
Nonso se ripassare tutto ad olio.
Nonso se continuare a spatolare un corposo blu di prussia o se velare un calmo e lento blucobalto.
Nonso se quella che ho in mente è un’alba che ha la certezza di diventar giorno, o se invece è un tramonto che saluta e se ne va.
Toni caldi di speranze o freddi di certezze.
Nonso più se un 70×120 alto stretto e pieno d’ottimismo, o un orizzontale stanco e cosìXcosì.
Quadrato?
Rettangolo?
…rotondo!
Nonso.
Mah. Non mi resta che fermarmi, guardar per aria e star qui, davanti al quadro, ed aspettar che sia lui a dirmi cosa devo fare.
Perché io non lo so.
Davvero.

30-01-2009

rassegnazione

ff in giarina

Fammi capire
Esiste un’età che porta in regalo la rassegnazione?
Si arriva ad un certo punto della vita che pur avendo la consapevolezza che più di tanto non sarai, ti svegli la mattina con quella bella sensazione d’aver fatto il possibile e se non hai avuto grandi risultati è lo stesso? Che t’importa se domani mette neve, tanto nel gelso si vedon già le prime gemme e tutto va avanti anche senza il tuo aiuto.
Dimmi, di che colore è la rassegnazione. A cosa assomiglia, visto che se l’ho incontrata, io, non l’ho riconosciuta.
E non è che mirassi a chissà cosa, sia ben chiaro. Avrei soltanto voluto esser brava in un fare. Ma non bravina o cosìcosì. Bravissima. La più brava.
Avrei voluto salir sul podio, al primo posto. E non con un pari merito. La più brava in assoluto.
Ad esempio, una medaglia d’oro in contafoglie. O una campionessa di filaindiana.
Oppure l’unica al mondo in grado di far ridere i polli
Non ho mai avuto grandi pretese, lo sai. Non è che lo scopo della mia vita fosse quello di salvar il mondo. Mi sarei accontentata d’esser la più brava in un fare poco importante, anche se, a dir la verità, il metter in fila indiana le cose, ha la sua bella importanza. Te l’immagini il tuttoquanto bello dritto, ordinato, senza un filo giù di riga?
E quanto sarebbero belli i polli contenti! Tu pensa, andar dalla Bianca per le uova fresche e vedermeli correr incontro tutti ridanciani. E solo con me mica con tutti. Ecco. Mi sarei accontentata anche di quel piccolo successo.
Oppure sognavo d’andar in giro per piazza Garibaldi con la mia bella medaglia al collo con su stampato a giro “primo premio mondiale in contafoglie”.
A te contar le foglie sembrerà robetta, ma t’assicuro che ci vuol impegno. Ti devi metter lì a fissar un punto della pianta, e poi inizi, una-due-tre, e conti tutte le foglie da sinistra a destra e dall’alto in basso. Anche le più piccine o quelle che han la vita mezza gialla e moriranno prima di sera.
Non credere, anche il contar bene le foglie potrebbe servire a dare un senso al tuo star al mondo.
Il problema è quando ti rendi conto che con tutto il fare che ti circonda tu non sei in grado di vincer nemmeno una medaglia, un trofeo…una targhetta grande come un francobollo, non dico d’oro, ma nemmeno di stagnola. La tristezza è rendersi conto che ci sarà sempre qualcuno che farà la fila più dritta della tua. O non solo saprà far ridere i polli, ma riuscirà anche a farli ragionar di Epicuro e di Kant.
Ecco, è per questo che ti chiedo se prima o poi uno arriva a rassegnarsi d’esser mediocrità, ché io son già a 129.543 foglie e non vorrei continuar a contar per niente.

21-01-2009

intelligenza a consumo

ff in giarina

Adesso non so bene cosa m’è successo tra stanotte e stamattina, ma son sicura che ieri ero moltomolto più intelligente.
Me lo ricordo, perché passando davanti allo specchio mi vedevo un alone dorato tutt’intorno che brillava come l’aureola di santa Giuspina. E son passata avanti e indietro tante di quelle volte per rimirarlo, che il ficus ha iniziato a perder le foglie, per la troppa luce.
Anche la giornalaia, mentre compravo l’inchiostro per riempir le cartucce della stilo, mi guardava con ammirazione, e s’è perfino messa i rayban marocchini, per il troppo bagliore. E se ti chiedi perché non comprar direttamente le cartucce pronte, io ti rispondo che c’è più soddisfazione. Me l’ha insegnato un mio amico vicino&lontano. Tu pigli le cartucce vuote e una ad una le riempi d’inchiostro con una siringa di quelle piccine.
Certo sarebbe ancor meglio usare quella di una volta. Te la ricordi la siringa di vetro? quella che non faceva venire in mente vite desolate, morte e disperazione, ma solo la penicillina che ti faceva zoppicare per un giorno intero.
E te la ricordi la scatolina d’alluminio con il coperchio a chiusura ermetica nella quale si faceva bollir siringa, stantuffo e ago? Anzi di aghi almeno due, non si sa mai, e sul tavolo sopra la salvietta di lino bianco, il batuffolo con l’alcol. E la paura che ti faceva tremar la voce, sei sicura che sia l’ago pic, e non quello che fa male? Quanta intelligenza avevo allora! Almeno sei chili, se non di più.
Tornando alla mia di oggi, mi sembra meno viva. Brilla poco e l’alone tira al verdeopaco. Vuoi vedere che l’intelligenza è un bene a consumo, un blocchetto con i tagliandi e finiti quelli, basta. Ti devi arrangiare e alla fine vedi solo quel che ti voglion far vedere. Guardi la tivù e ti diverti. Vedi obarak che dà la cera sul prato e ti commuovi. Guardi la tua vita che vien vissuta da altri e sei contento come se ti creassero nel calendario una Pasqua che vien di venerdì, ché avresti un ponte in più da far in coda sull’autostrada. Certo che il lunedì dell’angelo diventerebbe unsabato, ma non credo che all’angelo dia fastidio, scalar di un giorno. In fin dei conti chi è abituato all eternità, martedì o giovedì cosa vuoi che gl’importi.
Uh, s’è fatto tardi, bisogna che vada a far la spesa.
(chissà se la giornalaia ha l’intelligenza sfusa in boccioni da sei litri… magari chiedo, eh?la siringa ce l’ho già.)

20-01-2009

il tempo delle mele

ff in giarina

tornosubito6zw.jpg

19-01-2009

un fantastico WE

ff in galleria, giarina

La piacevole scoperta di una tela pressoché sconosciuta ieri mi ha allietato una giornata iniziata all’insegna di una svogliata uscita, organizzata da amici, che come unico scopo aveva l’acquisto del prezioso miele di acetulla, un sapiente innesto tra betulla ed acero, antica specialità dei monaci di San Deodato Martire Decollato, patrono degli aviatori.
Si tratta di un’opera di quel PierCosimo Brunellai che Arnold Cantagallo jr. definisce “the great baroque painter”.
La grande canvas rinvenuta per un felice quanto fortuito caso, durante i lavori di ristrutturazione del monastero adiacente la chiesa di San Deodato M.D., a Serre di Salignano, sarà in mostra a Palazzo Manfredini, sede del Museo omonimo, dal 30 al 28, orario continuato. Si tratta, senza parafrasare, di un evento di enorme importanza, poiché la tela del Brunellai è una delle più importanti testimonianze artistiche del periodo orcobarocco e viene mostrata al pubblico, per la prima volta, dopo un restauro che ha impegnato per ben ventsei anni l’equipe di OrielloTeoboschi.
L’ Abate Bernardo, cugino da parte di madre del più famoso Padre Paguro Degli Scalzi, persona di grande cultura, di gentilezza meravigliosa, nonchè estrema eleganza, in quella sua veste candida che ci ricorda la devozione a Nostra Signora, mi ha raccontato di come la preziosa opera venne alla luce dopo esser rimasta dimenticata nei secoli a causa dell’intransigente apòtaxis di Armand Jean Le Bouthillier de Rancé, che non tollerava sculture, pitture o vetrate che potessero distrarre i monaci dalle loro sacre preghiere.
Anni fa, suonate le Laudi di una gelida mattina di gennaio, il cuoco si accorse di esser rimasto senza farina d’avena, che, come certamente saprai, costituisce l’ingrediente principe della colazione dei monaci osservanti la regola macro-integrale. Rabbrividendo per il freddo di quell’alba sotto zero, si recò nella dispensa secondaria, quella piccola a destra, dietro le mura del monastero, e rovistando tra gli scaffali colmi di marmellate e conserve per cercare il sacco della farina, non si avvide che un lembo della tonaca si era impigliato in una sporgenza di legno seminascosta dalle damigiane di Rosso di Tonaca, vino che ancor oggi è considerato il Principe dell’Enoteca. L’anziano monaco, per la fretta, ché i fratelli stavano per arrivare silenziosi, ma pur sempre affamati, diede uno strattone alla stoffa che invece di cedere, lacerandosi, si tirò dietro la trave di una porta nascosta, e fu così che fratello Cuoco, sacrificando la sua vita, riportò alla luce, in una stanza dimenticata da secoli, la meravigliosa tela del Brunellai.
Naturalmente quella mattina i monaci saltarono la colazione, tra lo stupore e la felicità per quel tesoro tornato alla luce.
Chissà, forse dietro quell’accidente, trasformatosi in fortunato evento, ci fu proprio lo zampino di PierCosimo, che, stanco di veder abbandonata quell’opera che significò anni di lavoro, pensò bene di aiutar la sorte, facendo impigliare la tonaca del monaco maldestro, per la fortuna nostra e di chi ci seguirà nei secoli dei secoli.
quasi.jpg

“fuga in egitto”PierCosimoBrunellai

la tela-100×00-dopo il lungo restauro.

ah!

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