“duchessa&contessa”fferrari
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“flapflap”fferrari
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Eppure non dev’ esser così difficile.
Tu li vedi come volano tranquilli, no?
Li ho studiati tutto il pomeriggio. Stanno lì a gironzolare, beccano un vermetto, poi si grattano sotto l’ala, e poi ancora due passettini.
A seconda dell’umore stanno uno accanto all’altro, oppure piglian le distanze e fan finta d’esser stranieri.
Niente auguri, niente regali. Anzi, per le feste ognuno a casa sua.
Lo sguardo altero e distaccato. Ore e ore a guardar là in fondo un qualcosa che non arriva.
Fermi, immobili come statue, e poi all’improvviso, quando arriva un segnale da non so dove, un salto e via, senza indecisioni.
Flap, flap, due bracciate e in un attimo tutto è piccino là sotto.
Mai una volta che ne cada uno.
Una bazzecola, volare.
Quest’anno dovrò imparare anch’io.
Assolutamente.
Chissà che ci si aspetta dalla vita, quando sei lì in fila ad immaginare il tuo domani e non sai cosa succederà.
Fantastichi un futuro di glorie e di ammirazione. Senti racconti di vite arzigogolate e sogni un avvenire pieno di meraviglie.
Non mi dire che non è stato così anche per te. Non ti crederei.
Quando ero giovane ogni giorno poteva essere quello buono. Quello che mi avrebbe portato il regalo più bello.
Al mattino aprivo gli occhi e aspettavo con pazienza, come si aspetta una lettera che non arriva mai, tirando il collo per veder spuntare il postino dal fondo della strada.
Sapevo che prima o poi qualcosa sarebbe successo.
La vita m’avrebbe scelta e quel mondo che fino a quel momento era senza segni, ancora bianco e intatto, avrebbe iniziato a colorarsi di chiari e di scuri.
Ed il mio tempo trascorreva così, impegnato in mille fantasie verdi, ocra e carminio. E quando arrivava sera la delusione non era poi così insopportabile, controllavo il mio cassetto del futuro e mi tranquillizzava vederlo ancora pieno. Una bella scorta di futuro ancora da aprire.
Lo ricordi anche tu quel periodo vero?è il più bello, ma purtroppo quando lo vivi non lo assapori, ché vorresti esser più avanti. Non t’accorgi che l’aspettare è da centellinare, da amalgamare adagio, come quando unisci un blu ad un giallo e vedi nascere a poco a poco un verde sempre nuovo, mai uguale.
Ma anch’io ero una giovane impaziente, e come tutti buttavo il tempo dalla finestra. Sapessi che rabbia quando mi capitava di rivedere una vecchia amica e trovarla felice ed appagata. E m’accorgevo che mi guardava con quell’aria di chi ha avuto tutto, e salutandomi con quel tono da commiserazione, che fai, poverina?non hai ancora avuto la tua occasione?sapessi come sono contenta, viaggio, ho successo. La vita mi è stata generosa.
A me non restava che tirar fuori le solite scuse…sai ho un progetto…ho roba sul fuoco…per il momento mi guardo in giro.
Ma dentro non ti dico l’invidia.
Finalmente, dopo tante delusioni arrivò anche per me il gran giorno, stava per accadere ciò che aspettavo da quel dì. L’emozione era talmente forte che non riuscivo nemmeno a tenermi dritta. Andavo verso il mio futuro: mostre, ammiratori, luci&ribalte.
Eh, gran giorno un accidente.
E’ ormai da un mese che sto su questo cavalletto.
Al mattino lei entra nello studio che sembra intenzionata a dipinger il Tondo Doni, e invece mi dà una spatolata distratta, svogliata, con poco amore, e poi se ne va, e mi molla qui, senza farmi capire se diventerò un cielo o un mare o se mi farà far la fine di quelle tele che son là nell’angolo, piene di polvere e di ragnatele.
E trascorro i miei giorni così, rimpiangendo quando ero in fila, dal corniciaio, una linofine con un mondo di speranze.
Mi spostasse un po’ più in là, almeno potrei guardar fuori dalla finestra.
