Fare il Creatore non è da tutti, ci vuol costanza, fantasia e soprattutto intelligenza.
Il Creare, che sia dipingere o fare una torta o scrivere un necrologio, implica la massima serietà e un impegno non indifferente.
Ore e ore di prove, per non parlar dei ripensamenti, sarà meglio un po’ più così o una spanna più cosà? rossovioletto o neutro che va su tutto?mediacottura o biscotto per denti buoni…condoglianze o gli angeli accolgano l’anima buona?
Pensare, decidere, cambiare, con pazienza e dedizione: una fatica immensa.
D’altra parte se ti vuoi metter a Creare lo devi fare nel miglior dei modi, altrimenti impegnati nella cura delle regnatele o, se vuoi stare all’aria aperta, a pettinar i prati con la riga a destra o a sinistra.
Nessuno ti obbliga a dar forma a quel che non c’è.
Non c’era prima e nessuno se n’era accorto, quindi lascia perdere, no?
Tu piglia l’Uomo, inteso anche come Donna, ovvio, ecco, tu piglia la Creazione dell’Uomo.
Prima non c’era e nessuno ne sentiva la mancanza.
Lo si poteva lasciar tranquillamente a forma di Atomo, con i suoi elettroni intorno, là, a vagare nel Tutto, felice e contento d’esser atomo, che a nessuno sarebbe venuto in mente di chiedersi, dov’è mai finito l’Uomo, perché non c’è qui in giro?
Hai idea di come doveva esser bella la vita da Atomo? senza malditesta, malattie o artriti alle mani. Da mattina a sera a far vasche in via Cavour, mostrando Fermioni e Barioni con quella punta d’arroganza che solo l’Atomo si può permettere. Non un litigio, né un’alzata di voce. Un Tutto fantastico.
E invece no.
A Qualcuno, eh sì, parlo con Te, un bel giorno viene in mente di creare l’Uomo, e tutto sommato non sarebbe stata nemmeno una cattiva idea, la tua, se solo l’avessi fatto come si deve: bello, intelligente, simpatico, buono…soprattutto buono! ecchediamine, se io decido di dipinger un quadro ci metto tutta la mia buona volontà. Non mi ti vuoi impegnare un po’ per un progetto così ambizioso? Eppure non mi eri certo nato ieri, da non immaginar che un Uomo avrebbe tirato l’altro e alla fine ci saremmo trovati tra capo e collo l’Umanitàtutta.
Se non ne avevi voglia dovevi lasciar perdere, come faccio io quando a metà mattina elimino trequarti del programma quotidiano con un ‘lo farò domani’.
Potevi generare tutto il resto, parecchio meno impegnativo, avresti lavorato sei giorni invece di sette, creando in un colpo solo anche la settimana corta. Per la serie poca spesa e figurar bene.
E poi, quella storia del serpente, della mela e del disubbidire, tutto per giustificar gli errori, ma suvvia, neanche all’asilo!
Il fatto è che t’è scappata la mano e t’è saltato fuori un Uomo talmente difettoso che ha perfino la scadenza, neanche tu fossi la barilla.
E metter poi in giro la voce che la Vecchiaia è bella…
Guarda, davvero, non ho parole.
non ho parole
out of time
ruskin
[…]
Scegli dunque una stretta porzione di cielo al tramonto che puoi vedere abitualmente, tra i rami degli alberi o tra due comignoli, o nell’angolo della finestra che preferisci, e cerca di ombreggiare un pezzetto di carta bianca con la stessa gradualità del cielo-non con la stessa tenerezza, no non puoi farlo senza colori, anzi nemmeno con essi, però lo puoi fare con la stessa gradualità; o almeno, se perdi la pazienza con le tue righe e le macchie d’inchiostro, nel guardare la bellezza del cielo sarai divenuto più consapevole di tale bellezza, e questa è cosa di cui essere riconoscenti.
[…]
Tuo devotissimo
J. Ruskin
speranze
Chissà che ci si aspetta dalla vita, quando sei lì in fila ad immaginare il tuo domani e non sai cosa succederà.
Fantastichi un futuro di glorie e di ammirazione. Senti racconti di vite arzigogolate e sogni un avvenire pieno di meraviglie.
Non mi dire che non è stato così anche per te. Non ti crederei.
Quando ero giovane ogni giorno poteva essere quello buono. Quello che mi avrebbe portato il regalo più bello.
Al mattino aprivo gli occhi e aspettavo con pazienza, come si aspetta una lettera che non arriva mai, tirando il collo per veder spuntare il postino dal fondo della strada.
Sapevo che prima o poi qualcosa sarebbe successo.
La vita m’avrebbe scelta e quel mondo che fino a quel momento era senza segni, ancora bianco e intatto, avrebbe iniziato a colorarsi di chiari e di scuri.
Ed il mio tempo trascorreva così, impegnato in mille fantasie verdi, ocra e carminio. E quando arrivava sera la delusione non era poi così insopportabile, controllavo il mio cassetto del futuro e mi tranquillizzava vederlo ancora pieno. Una bella scorta di futuro ancora da aprire.
Lo ricordi anche tu quel periodo vero?è il più bello, ma purtroppo quando lo vivi non lo assapori, ché vorresti esser più avanti. Non t’accorgi che l’aspettare è da centellinare, da amalgamare adagio, come quando unisci un blu ad un giallo e vedi nascere a poco a poco un verde sempre nuovo, mai uguale.
Ma anch’io ero una giovane impaziente, e come tutti buttavo il tempo dalla finestra. Sapessi che rabbia quando mi capitava di rivedere una vecchia amica e trovarla felice ed appagata. E m’accorgevo che mi guardava con quell’aria di chi ha avuto tutto, e salutandomi con quel tono da commiserazione, che fai, poverina?non hai ancora avuto la tua occasione?sapessi come sono contenta, viaggio, ho successo. La vita mi è stata generosa.
A me non restava che tirar fuori le solite scuse…sai ho un progetto…ho roba sul fuoco…per il momento mi guardo in giro.
Ma dentro non ti dico l’invidia.
Finalmente, dopo tante delusioni arrivò anche per me il gran giorno, stava per accadere ciò che aspettavo da quel dì. L’emozione era talmente forte che non riuscivo nemmeno a tenermi dritta. Andavo verso il mio futuro: mostre, ammiratori, luci&ribalte.
Eh, gran giorno un accidente.
E’ ormai da un mese che sto su questo cavalletto.
Al mattino lei entra nello studio che sembra intenzionata a dipinger il Tondo Doni, e invece mi dà una spatolata distratta, svogliata, con poco amore, e poi se ne va, e mi molla qui, senza farmi capire se diventerò un cielo o un mare o se mi farà far la fine di quelle tele che son là nell’angolo, piene di polvere e di ragnatele.
E trascorro i miei giorni così, rimpiangendo quando ero in fila, dal corniciaio, una linofine con un mondo di speranze.
Mi spostasse un po’ più in là, almeno potrei guardar fuori dalla finestra.
formiche
Eh sì, dev’esser nell’aria. Sembran tutti scontenti e alla ricerca di qualcosa di più. Non di meglio, bada bene, ma qualcosa che sia più. Più grande, più bello, più forte, più costoso, più abbagliante. Più.
Qui nella terrazza ho una fila di formiche che vanno avanti e indietro lungo il muretto, senza interruzione. Metto sempre una manciatina di briciole sul loro percorso e poi mi perdo a guardarle tanto a lungo che alla fine mi fanno male i gomiti.
Alcune s’accontentano delle mollichine più piccole, altre addirittura della polvere di pane. Ci sono quelle che invece mirano alle briciole più grandi e fanno una fatica immensa per riuscire a trascinarle fino alla porta di casa. Il più delle volte perdono tutto e devono tornare indietro e ricominciar daccapo, magari con una briciola ancora più grande.
A volte, io, che son il loro destino, o dionnipotente, chiamalo come vuoi, interrompo il percorso con un ostacolo, allora le vedi andar in fibrillazione, ed è tutto un concitato messaggio d’antenne, mi sembra di sentirle, sarà una punizione divina… sarà l’apocalisse! alla fine però riescono sempre a riprendere la strada e tornano a formare un filo nero lungo e tremolante. Avanti e indietro all’infinito.
Ma almeno loro son fortunate, prima di tutto perché hanno me come dionnipotente e il massimo delle punizioni che ho in mente è il farle girar in tondo per due minuti, poi perché hanno un grande progetto da rispettare, inciso nel loro dna.
Arrivate a sera se vanno a dormir contente ché hanno messo a posto anche il tassello di quella giornata.
Il dna delle formiche umane invece non ha più incisioni, è ormai liscio come l’olio. Vanno, sì, avanti e indietro, ma il loro scopo è solo quello di aver di più. Briciole da trasportar sulle spalle in bella vista, guarda quella com’è luccicosa, grandi, belle e a tre gusti, ma che a fine giornata non porteranno altro che una inutile, infinita stanchezza.
Fanno e brigano per non esser mai contente, e il loro dio non ha mai male ai gomiti, se ne sta sempre lì a guardarle e decide chi sarà punito e chi no.
Te ne accorgi nei luoghi vacanziferi più che in città, là dove il fare è un quotidiano automatico che lascia poco spazio al pensiero. Qui dove tutto dovrebbe aver il sapore del regalo, specialmente in posti come questi, selettivi e selezionati, non fai che sentir lamentele.
Si lamentan del caldo e del freddo. Del sole e dell’ombra. Del sì e del no. Di domani e di ieri, eliminando i giorni uno dopo l’altro, gettandoli via ancora nuovi. Dovrebbe esserci in ogni casa un cassonetto dei giorni riciclabili. Una pattumiera sotto il secchiaio da vuotar uno a turno, alla sera, giù in cortile. Tu pensa alla felicità di chi ne ha ormai pochi, ai barboni del non c’è più tempo. Potrebbero portarsi a casa carrelli pieni zeppi di giorni rifiutati, gettati ancora come nuovi.
La scontentezza come ragione di vita. La noia come fine ultimo.
Invece di chiedersi l’un l’altro, bacinibacini, come stai? dovrebbero domandarsi a vicenda, come ti annoi? ed alla fine augurarsi un buon rompimento per domani a te e famiglia!
E pensare che attorno è tutto molto bello. Ci sono le more da raccogliere. Ci son delle meravigliose ombre dove puoi fare quel che vuoi. Un’ombra è quasi un regalo da santalucia, ci puoi lavorar per ore e ore, a maglia rasata, le idee che non realizzerai mai, ma che meraviglia metterle in fila sui ferri da calza.
Un dritto, un rovescio due calati ed un intreccio: una sciarpa di idee da portar attorno al collo nei giorni di freddo.
grattacapo&vinci
Ma figurati, tutti quanti hanno già dei bei Problemi, ci mancherebbe!
E se incontri qualcuno che afferma di non averne, non credergli, significa che in cantina ne ha uno grande così e non te lo vuol mostrare. C’è gente parecchio egoista, a questo mondo.
D’altra parte non è da tutti sapersi comportar bene con i Problemi. I giornali t’insegnano che si deve bere tanta acqua, mangiar le fibre, vestir leggeri d’estate e pesanti d’inverno. Ti danno il pesoforma e la forma del peso. Ti suggeriscono la dieta tanta frutta e pochi fritti. Il rossetto milleluci e il mascara doppiovolume. Ti segnalano gli Outlet di tutta Italia, con tanto di cartine, date e viaggio organizzato, andata&ritorno.
Purtroppo non ti dicon niente sui problemi: dovi li si può trovare…come sceglierli. Come evitar gli imbrogli.
Ma ci son io, che per tua fortuna esisto, ed oggi, mentre aspetto che asciughi l’ocrarosato di una mano, ti darò qualche dritta per sceglier bene, ché anche nel problemaio ci son piccoli segreti da conoscere.
Allora, tu sai che i problemi hanno vari pesi, no?esiste il problema da venti chili, c’è quello da cinque chili e c’è quello piccolo, che pesa pochi etti ed è anche il più comune, tanto che la gente ne ha sempre uno usa&getta in tasca, per ogni evenienza.
Non ti lasciar conquistar dalle offerte pigli tre paghi due, alla fine non riuscirai a consumarli tutti, ché, se non te ne sei accorto anche i problemi hanno la loro bella scadenza, e quando li devi buttare non sai mai se vanno nella raccolta del secco o nell’umido. Ti restano appiccicati addosso e non te ne liberi più.
Bellini sono i Grattacapi&Vinci. Tu, al mattino, appena sveglio, pigli la monetina, raschi via l’argento se ci riesci, ché non non è facile come sembra, e t’appare il Grattacapo del giorno. Ad esempio, se trovi due Preoccupazioni uguali allora ne vinci una. Oppure se giochi al VinciunaGrana, e detto tra noi, è quello che io preferisco, sotto la patina d’argento t’apparirà il numero di Granepestifere che incontrerai ad arrivare a sera.
Bellino.
Divertente, ché tu passi la giornata, conti, e aspetti di completar la serie che t’è stata promessa. E non sbaglia mai, sai? se trovi il cinque stai sicuro che avrai le tue cinque Rogne, Tristezze, Difficoltà o, se sei fortunato e trovi il jolly, il tuo bel Disagiodisastroso.
Tornando al consiglio che ti volevo dare prima di chiuder casa e trasferirmi al mare, dove ci son sempre dei bellissimi premi che m’aspettano, ecco, dammi retta, non ti lasciar affascinare da quei Problemi tagliamaxi che, lì per lì, ti sembran così trendy, così belli da portar in giro e mostrar agli amici per far loro invidia, lasciali perdere, alla fine ti peseranno anche più della sacca da golf portata a spalla. E so quel che dico.
Se sei furbo devi dar retta a me, che son più vecchia, scegli una serie di PiccoliProblemi, sono i migliori. Non disturbano, ti fanno viver bene, e, soprattutto, essendo di pesomedio li puoi portare sempre con te, anche al ristorante, a far una gita. Perfino in spiaggia e, sotto l’ombrellone, li potrai confrontar con il tuo vicino di sediasdraio. Ma non accettar degli scambi se non sei in gran confidenza, mi raccomando.
Problemi non troppo grandi, ma nemmeno troppo piccini.
Un bel Grattacapo&Vinci da due euro, per intenderci.
E con questo, BuonaEstate a tutti.
confessione
“confessione”fferrari
olio&fatica 100×70
Ho una confessione da fare:
non ho mai letto Il Piccolo Principe.
E non ho intenzione di farlo.
Ecco, adesso sto meglio.
de gustibus
A Carignano Sabato e Domenica:
DE GUSTIBUS
Troppo Bravi
Expo d’arte, naturalmente con il cibo protagonista, illustrato da un gruppo di pittori dell’Associazione Parmense Artisti.
artemidoro
Artemidoro di Daldi
Il Libro dei Sogni
#67
Mangiare cipolle e aglio è negativo, ma possederli è positivo; le cipolle hanno un effetto diverso soltanto per i malati. Anche Alessandro di Mindo si trovò in grande difficoltà su questo punto e non arrivò ad una conclusione definitiva; invece io affermo che, se si sogna di mangiare molte cipolle e si è malati, si guarirà, ma si sarà in lutto per qualcun altro, mentre se si sogna di mangiarne poche, si morirà.
Chi muore infatti piange poco, mentre chi è in lutto piange più a lungo.










