è così bello che sembra finto [fiore di magnolia]
è così bello che sembra vero [olio di luciano ventrone]
e quindi il bello è realtà finta o finzione vera?
ditemelo voi, ché io non lo so.
è così bello che sembra finto [fiore di magnolia]
è così bello che sembra vero [olio di luciano ventrone]
e quindi il bello è realtà finta o finzione vera?
ditemelo voi, ché io non lo so.
A vedermi così non ci crederai, ma ero veramente un bel tipo: alto, un po’ chiaro e un po’ oscuro, sempre arguto e intelligente.
Giovane e frizzante, intellettuale quanto basta. Critico e criptico, ma anche dinamico e accattivante.
Avevo la parola giusta per ogni circostanza. Sempre trendy e alla moda.
D’altra parte son nato in un periodo di grandi novità, io.
Amato da grandi e piccini; ospite d’onore in ogni occasione. Spesso costretto a mentire per non offendere il mio mondo adorante.
Stavo ore a rimirarmi, tronfio e spocchioso, e mi giravo il ciuffo ora destra, ora a sinistra e poi tutto indietro, alla bella marinara.
Lustro come un ottone all’alba, e luccicante come un oro del Giappone, al tramonto.
E con la luna, pieno di promesse scintillanti. Un giorno adolescente farfalloso e birichino, un altro nostalgico d’ogni età, o anche maturo saccentino, se ne avevo voglia.
Potevo esser chiunque, ché mi sentivo padrone del mondo: io ero il Post!
Andavo in giro per la strada e sentivo il bisbigliar ammirato dei commenti. Non mi son mai chiesto perché non ci fosse mai un dissenso, mai una critica. né un attrito, né un disaccordo, nessun dissidio. Mai una divergenza, una frizione.
Un malumore? Maimai.
Era tutto un benestare ed uno starbene e la vita mi sembrava così facile e leggera.
E quanta energia da regalar ai miei fedeli.
E una e due e tre, a volte perfino quattro esternazioni al dì, una in fila all’altra, saltando da qui a lì senza cader mai una volta.
Ne avevo così, sai, di commenti. M’aspettavano in silenzio dietro l’uscio semichiuso, e, a turno, si affacciavano per veder se aprivo gli occhi. Quanta gioia quando s’accorgevano che mi stiracchiavo, lì lì, sul punto di svegliarmi!
Li sentivo scalpitar impazienti, mentre pregustavano un’arguzia in risposta alle mie intelligenze.
Perché io, modestamente, non ne avevo una sola d’intelligenza, ma tante quante son le stelle in cielo. E tutte parimenti brillanti, t’assicuro.
Fresco e ben vestito iniziavo a blablablare di tutto un po’ e un po’ di tutto. Girando in tondo e capriolando idee come un giocoliere d’altri tempi: con tre birilli, col fuoco, due conigli ed alla fine un bel volo di colombe e coriandoli. Che meraviglia!
E i commenti lì a corona e oooh-aaah ad ammirarmi con la bocca aperta ad ogni salto mortale.
D’altra parte, io ero il Post.
A dir la verità capitava, raramente e sempre in ambienti un po’ così, che mi si chiedesse, ahimè senza vergogna alcuna, chi sei? un post? …e cos’è mai, un post?
E che fatica spiegar a costoro la mia natura, ché l’ignoranza a volte è davvero impertinente…sei un articolo di giornale? no? e allora sei un racconto di scrittore…no?! e allora a che servi? chi mai ti legge?… in rete? ma suvvia siamo seri…e se ti manca il frigorifero dove t’attacchi?!?
E se ne andavano truzzi e blasfemi, ridacchiando battutacce sul mio esser un Post.
Una volta sola mi son sentito un po’ a disagio, e la mia sicurezza ha avuto un traballìo d’un istante, fu quando mi si presentò un tizio tutto nero che, con aria grave, mi chiese in qual giornale io avessi vita. Era il Necrologio di un tal Conte Sorvini dalla Rocca, che, forte del suo esser nobile in cartoncino Fabriano, mi guardava cartaceo dall’alto al basso.
Fu allora che decisi di cambiar carattere e abbandonando il mio frivolo Comic indossai il ben più sobrio Verdana, adatto a tutte le occasioni.
Ero molto più elegante, stile minimal grandezza giusta, peccato non averci pensato prima, ma si sa, alla giovinezza ed al successo si perdona tutto.
Poi, non so perché, non so percome, a poco a poco la ribalta iniziò a spegner le luci, ed io cercai di rinnovarmi, saltellai tra un pratico Tahoma ed un Courier New. Offrii cartoccini d’argomenti sempre diversi, moda, politica, obladì e obladà. Inutilmente.
In segreto provai anche a cambiar colore, un blu pervinca forse sarebbe stato l’ideale per riconquistar quei commenti che uno ad uno se ne andavano a guardar filmatini di poca spesa e di facil comprensione.
Li sentivo ridere davanti a due frasette buttate lì senza punteggiatura, doveseicosafai, e quegli applausi che eran miei ora andavano a foto e sorrisini senza senso. Che umiliazione, sapessi!
Adesso me ne son fatto una ragione, me ne sto qui sulla sedia a dondolo, vecchio e solo, senza memoria e tremolante.
A volte inizio una frase e poi perdo il filo. Mi sembra di poter fare un bel salto carpiato a tre esclamazioni, ma poi m’accorgo che muovo appena le pantofole dal piolo della sedia.
Quel che mi scoccia è che prima o poi passerà ancora quello snobbone d’un Necrologio e mi vedrà in questo stato.
Lui, sempre attuale e senz’età, ed io stanco e ormai svuotato.
E pensar che un tempo ero un Re.
Il Signore del TuttoSo.
Ero un Post, io!
Contare su qualcuno, se si tratta di esseri umani vivi, è sempre un rischio di nuove ferite.
Più fortunati gli appartenenti ad associazioni criminali, a circoli segreti: in caso di bisogno l’aiuto non gli mancherà, in ogni luogo.
Tutti gli altri faranno bene a dubitare di trovare in amanti, mogli, mariti, figli, fratelli, compagni, una certezza di sostegno nell’angoscia e nella necessità; è il cuore che è introvabile.
Dà più ausilio un talismano, se la tasca non è bucata.
C’è una dolcezza a pensarsi soli, lucida disperazione.
Le carovane elargitrici d’acqua dei Dedanìn, un miraggio.
Il soccorso per amore, una lotteria.
Da “Insetti senza frontiere” di Guido Ceronetti.
La categoria “Amici” non è contemplata.
Ne deduco che Ceronetti non è su Facebook.
Sabato, 23 Maggio alle ore 17
“Antica Farmacia San Filippo Neri”
V.lo San Tiburzio, 5 - Parma
32 mostri di bravura, ça va sans dire.
eh, ci mancherebbe…
A Carignano Sabato e Domenica:
Troppo Bravi
Expo d’arte, naturalmente con il cibo protagonista, illustrato da un gruppo di pittori dell’Associazione Parmense Artisti.
Sì lo so. E’ da un po’ di tempo che manco, ma non è colpa mia, il fatto è che ho trovato lavoro.
Sapessi come son contenta!
Certo, è un lavoro stagionale, a tempo determinato, ma se si dovesse pensar sempre a quel che sarà non si vivrebbe più, non ti pare?
Per ora mi godo questa fortuna che m’è cascata addosso inaspettatamente.
Ero lì che contavo le foglie sotto la pianta grande, foglie ancora piccine ma che prometton bene, quando sento una voce che mi dice, hai del tempo da perdere, vedo…
Lì per lì mi son saltate cinque mosche al naso, ma come… io di tempo non ne ho mai perso, magari gli occhiali, sì, ma il tempo me lo tengo sempre ben stretto. Non è che te lo regalino e buttarlo via mi sembra davvero uno spreco orrendo.
Stavo per pigliar a male parole quella voce impertinente, quando mi sento dire, se vuoi ti offro un lavoretto di precisione.
Le mosche si son messe subito sull’attenti e, via via che la vocina spiegava in cosa consisteva il lavoro, diventavan sempre più gentili e svolazzose, tanto che sembravan farfalline rosa.
Insomma, per farla breve, son stata assunta come Capordinatrice del Color Verde.
Devo girar per il mondo, da qui a lì, in su e in giù, e catalogare tutti i verdi che incontro.
In dotazione ho mille scatoline dentro le quali devo mettere un campioncino d’ogni colore: dal verdeblu al gialloverde, passando per il verdemare ed il verderba.
M’hanno dato anche un seggiolino con il sedile a triangolo in canapone grezzo, uguale a quello che ci si portava in spiaggia una vita fa, quando il mare era sei verdi e cinque azzurri, e il sole splendeva anche quand’era nuvolo.
Così adesso giro col mio seggiolino sotto il braccio e, quando arrivo ad un bel verde, mi fermo, lo apro mi ci siedo sopra e piglio campioncini. E poi via a cercarne altri, chiari, scuri, trasparenti e grassi.
Capirete bene che il lavoro è tanto, mica per niente han chiamato me che di verde son parecchio esperta.
E son brava, sai? tanto che stamattina, prima di uscir per la raccolta, il direttore m’ha promesso che forse a fine estate mi riconfermerà anche per catalogar i giallimarroni, a patto però che riesca a trovar i due verdi più rari: il sempreverde ed il verdesperanza.
Mannaggia, e pensare che solo qualche anno fa li vedevo entrambi dappertutto, ne avevo nelle tasche, nei cassetti, in testa e anche nel cuore.
Perfino mescolati ai blu. Ne avevo così tanti che li buttavo dalla finestra.
Che oca! li ho consumati tutti, e adesso se qualcuno non me li regalerà mi sa tanto che a settembre mi troverò disoccupata.
Peccato.
