
All’improvviso ho capito tutto della vita, sai?
Bisogna girar con la finestra davanti agli occhi e tutto diventa molto semplice e più sereno, anche se fuori piove.
Non parlo della finestra di casa, quella con i vetri da pulire a Pasqua, ma di quella che si usa per mettere a fuoco il pezzetto di panorama che vuoi dipinger sulla tela.
Ti insegno a farne una su misura.
Piglia un cartoncino bianco e ritaglia un quadrato, proprio lì, al centro. Grande o piccino, a seconda di come ti sei svegliato al mattino.
Se non ti piace il mondo quadrato, lo puoi fare anche rettangolare o rotondo. O perfino così come viene.
Ed io stamattina, proprio dopo aver rifilato un piccolo spazio di quel mondo laggiù troppo grande, mi son resa conto che attraverso la finestra sembra tutto più facile e comprensibile. Prova anche tu.
Quella che ti resta al centro del cartoncino bianco è una vita a portata di mano, piccola e senza pretese.
Non ha aspirazioni di universotuttattorno.
E’ giusta per te.
Non inquadra orizzonti e tempi infiniti, ma solo quel che ti serve, qui e adesso. Non domani o giù nel salotto. Né tantomeno fra una settimana e chissàdove.
Tu lascia perdere tutto ciò che sta a sinistra o destra. In alto o in basso.
Concentrati solo sul tuo quadrato e riuscirai a veder perfino le penne di un airone. Potrai contar le foglie dell’alloro e se sposterai il tuo foglio un po’ più in su, i rami secchi di quelle piante lontane ti spiegheranno che bisogna aspettar le gemme della primavera, senza far programmi, ché tanto, lo sai, non li porterai mai a termine.
Non posso dipinger una tela con tutto quel che vedo, devo per forza eliminar dei particolari, cancellare inutili barbiglie, tralasciar le formiche, o i fili d’erba che, a dirla tutta, sarebbero davvero troppi.
Il segreto del viverbene è togliere quel che c’è in più. Potare l’intorno.
Che senso ha perder tempo cercando di raggiunger l’orizzonte, è fatica sprecata, perché se tu farai un passo avanti, lui, pestifero com’è, ne farà dieci indietro, e si prenderà gioco di te e del tuo correr per niente.
Con la mia finestra invece posso inventarmi ogni giorno un orizzonte diverso: oggi qui ad una spanna, domani un metro più in là, se ne avrò voglia.
Riesco a mettere a fuoco il qui&ora per osservarli con attenzione, studiandoli bene per dar un senso ai loro grovigli.
Il tuttoquanto è così grande e complicato, rumoroso e pretenzioso, pieno di problemi che non sarò mai in grado di risolvere, di domande senza risposta e di risposte senza domande. A che mi serve?
Non è meglio allora un mondo piccino, ritagliato su misura in un bel cartoncino bianco?